Da ormai diversi anni chiunque unisca la passione per il basket con quella per i videogiochi non si perde l’appuntamento annuale con la serie di NBA 2K, ogni anno con la speranza che le sviste degli anni prima del team di sviluppo siano acqua passata, ma sempre ritrovando il titolo con un gameplay piatto e con diverse lacune in grado di rendere l’esperienza di gioco talvolta frustrante, ma non quest’anno.

NBA 2K è un titolo a cadenza annuale e come tale non può portare una rivoluzione copernicana a tutta la sua offerta da un anno all’altro, questa volta però gli sviluppatori azzeccano la scelta di mettere seriamente mano al gameplay e il risultato ha un impatto grandioso su ogni aspetto del gioco.

La nostra prova si svolge sulla versione distribuita digitalmente e dopo qualche minuto di download ci viene data la possibilità di avere un assaggio del gioco mentre viene scaricato il resto dei dati. Si parte subito con la palla a due e col tutorial che ci accompagna attraverso ogni situazione di gioco, senza alterare l’andamento della partitella. Il match è un allenamento tra i giocatori della nazionale USA appena schierata a Rio, piccola chicca delle licenze di 2K che mai meravigliano ma si lasciano sempre apprezzare.

Subito ci viene illustrato il sistema di passaggi, che riesce a migliorarsi sia per profondità che per fruibilità. Ai passaggi normali, lob, schiacciati e no-look si aggiungono i passaggi veloci e l’uso dello stick è stato raffinato per dare ai giocatori davvero ogni strumento per poter creare gioco in modo credibile e dinamico.

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I campioni olimpici sono stati i primi ad accoglierci in palestra.

Ci proviamo subito anche noi e siamo stupiti dei risultati. Si scopre presto che migliaia di nuove animazioni sono state introdotte in ogni fase di gioco, si concatenano con una fluidità impressionante e ce ne sono tante da aver potuto ampliare il repertorio di movimenti in ogni zona del campo, in ogni situazione di gioco. La sensazione di realismo è avvolgente e più volte non vogliamo fare a meno di andar nel menù a gustarci il replay delle nostre azioni.

Ogni sfumatura del gameplay è ben più di una miglioria al vecchio sistema. I contatti fisici possono rallentare il flusso dell’azione o essere usati a proprio vantaggio per prendere posizione in post o a rimbalzo, per generare tagli o blocchi. Le animazioni a rimbalzo tengono conto degli equilibri dei giocatori e le stoppate non sembrano più risultati degli script di gioco ma veri e propri impatti sulla fisica del pallone.

Lo stick fa da padrone anche nelle mosse in palleggio che ora vanno incatenate fra loro per ottenere combinazioni efficaci e dosate per limitarne l’impatto sulla stamina. Il suo utilizzo è stato migliorato anche nei movimenti di tiro e convince il modo in cui determini le traiettorie senza complicare il gioco.
Ogni meccanica è ben pensata e riesce a portare insieme giocabilità e profondità nel gameplay.

È dunque giunto il momento di mettere alla prova il sistema nelle diverse modalità di gioco offerte da NBA 2K17.

Come da tradizione il gioco si apre sulla creazione del MyPlayer che ci accompagnerà nella MyCareer e relative modalità online. È possibile creare il nostro futuro MVP a immagine del nostro volto grazie alla scansione facciale effettuabile quest’anno anche attraverso l’app MyNBA2K17. Questa funzionalità purtroppo è ancora macchinosa, va spesso in errore e litiga irrimediabilmente con barba e baffi ma in qualche caso è in grado di dare risultati sorprendenti.

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In NBA 2K17 le amicizie nascono sul parquet e propiziano numerose gag fuori dal campo.

Scegliamo caratteristiche e nome del nostro giocatore e veniamo proiettati verso gli inizi della nostra carriera. Diverse cutscene ben scritte e mai pesanti ci accompagnano nel nostro viaggio e nelle nostre scelte tra diversi college prima, tra diverse squadre NBA e sponsor poi. Queste cutscene sono sempre puntuali nell’arricchire l’esperienza di gioco al conseguimento di ogni piccolo o grande successo nella carriera e la storia procede piacevolmente anche senza le grandi pretese, in parte disattese, dei titoli precedenti.

Visual Concepts riesce ad amalgamare bene le dinamiche famigliari e personali con le connessioni che si creano con gli altri giocatori e la realtà NBA, senza però proporre una storia particolare o memorabile. Questa scelta conservativa però è ben eseguita e lascia che sia la caratterizzazione cestistica del personaggio a lasciare il segno.

NBA 2K17 infatti ci fa scegliere da quale archetipo partire nella costruzione del giocatore, per poi farci scegliere peso, altezza e wingspan, anch’essi influenti sulle capacità e limiti che avremo nello sviluppo delle nostre abilità. Il sistema è rigido e gli archetipi indirizzano piuttosto nettamente la crescita dei giocatori, che possono migliorare i propri attributi con la valuta guadagnata partita dopo partita e tramite le sponsorizzazioni.
C’è parecchia sorpresa quando si nota che gli skill cap imposti dagli archetipi non permettono di realizzare giocatori con la completezza delle superstar NBA.

Questo aspetto spiazza non poco gli appassionati ma risulta poi in un gameplay online più bilanciato e divertente, in cui ognuno deve saper giocare secondo i compromessi che ha scelto per il suo personaggio. Proprio in MyPark e Pro-AM è infatti possibile misurare il proprio MyPlayer contro gli altri giocatori online in partite 2 contro 2, 3 contro 3 o 5 contro 5. Modalità di gioco anch’esse nutrite da un sistema di reputazione e con oggetti o perk da sbloccare, ma senza novità consistenti rispetto agli anni precedenti.

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Le arene collegiali sono sempre le più calde e coordinate.

Notiamo con dispiacere che le modalità manageriali MyGM e MyLeague non presentano novità palpabili e i pochi settings nuovi sono evidentemente in attesa di patch correttive. Senza novità importanti ma anche senza infamia torna la modalità MyTEAM (la modalità gemella del Fifa Ultimate Team di EA Sports) che però acquisisce molta nuova linfa grazie ai cambiamenti di gameplay prima citati.

Visual Concepts fa mezzo passo avanti sul comparto sonoro caratterizzando ogni arena con i propri cori e aggiungendo alla telecronaca nuove righe di dialoghi. Questi però risultano a volte decisamente prolissi ed è capitato di confezionare un parziale di 6-0 colmo di giocate ecclatanti mentre i commentatori parlano del passato di uno di loro. Non nego però che quando tutto fila liscio e si gioca in casa per la rimonta, l’atmosfera è travolgente e si coordina bene con l’inerzia della gara e le giocate dei fuoriclasse.

Il comparto visivo tecnicamente non si rinnova ma continua a fare il suo lavoro garantendo qualità sufficiente e 60fps senza indugi. Bella da vedere la nuova veste grafica dei menù ma richiede un po' di abitudine la disposizione delle schermate più cariche di informazioni.

Nel complesso, NBA 2K17 è un titolo eccellente, un must buy per chi mastica basket e ha una console in casa. Le poche novità di contorno sono assolutamente compensate da un miglioramento radicale nel sistema di gioco, che conserva la sua storica accessibilità, aggiunge profondità e un realismo che neanche i fan della serie si aspettavano. Da questi presupposti è facile capire come le vecchie modalità di contorno acquisiscano una nuova rigiocabilità e longevità.

Versione testata: Xbox One

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