Non mi stancherò mai di dirlo, gli indie osano dove i AAA non possono e/o non vogliono mettere piede. I giochi in FMV, ovvero full motion video, sfruttano una tecnica narrativa basata sulla giustapposizione di sequenze pre-registrate, rendendo i titoli che utilizzano questo artificio dei veri e propri film interattivi. Questo genere è tornato a splendere già l'anno scorso con l'ottimo Her Story ma nel caso di The Bunker, qualitativamente parlando, l'asticella viene alzata ancora di più.

Non stiamo parlando di CGI, motion capture e menate varie, si tratta proprio di sequenze filmate “live action” per di più in un vero rifugio antiatomico governativo. hanno confezionato, dal punto di vista audiovisivo, un progetto notevole e la qualità della produzione si nota già a partire dalla regia e fotografia. Il tutto viene impreziosito da una recitazione di notevole spessore, in particolar modo da Adam Brown, che abbiamo già visto nei panni di Ori ne Lo Hobbit, nel ruolo di John, il protagonista, da Sarah Greene, che abbiamo avuto modo di apprezzare in Penny Dreadful e da Grahame Fox, già comparso nella quarta stagione di Game Of Thrones, nella parte del “villain” della vicenda.

Come detto sopra, il punto di vista della vicenda sarà affidato a John, l'ultimo sopravvissuto tra i 59 abitanti di un rifugio antiatomico in Inghilterra che nel prologo vedremo dare l'ultimo saluto alla madre, morente per le complicazioni respiratori dovute probabilmente all'intossicazione da radiazioni. John, non ha mai visto il mondo reale, non ha mai potuto vedere la luce del sole, non sa che aspetto abbiano i fiori di campo, non ha mai respirato a pieni polmoni all'aria aperta. Fintanto che mi attengo alla routine, sarò al sicuro.

Fintanto che resterò nelle nostre stanze, sarò al sicuro. Fintanto che non uscirò fuori, sarò al sicuro. Queste sono le parole che risuonano quotidianamente dopo anni e anni nella sua mente. Dopo poco più di 30 anni qualcosa rompe questo equilibrio e John sarà costretto a rompere questo autistico ciclo giornaliero ed esplorare i 5 piani del bunker per scoprirne i segreti e far riaffiorare vecchi ricordi e mettere in tal modo in ordine i tasselli di un puzzle molto più grande di lui. A discapito di quel che può sembrare le vicende si dipaneranno in modo tutt'altro che banale.

Visivamente crudo ma al tempo stesso dannatamente empatico.
Visivamente crudo ma al tempo stesso dannatamente empatico.

Dopo un inizio sentito ma al tempo stesso lento la narrazione acquisirà un ritmo serrato e si farà coinvolgente e scorrevole. In punti nevralgici del bunker scopriremo che la vicenda è arricchita sagacemente da un sistema di flashback che ci aiuta a scoprire dove affondano le radici degli eventi che ci troviamo a vivere. L'esplorazione verrà premiata, in quanto interagire con registratori audio, terminali, lo scartabellare documenti qua e la, il tutto reso con veri cimeli di quel periodo con tanto di marche e modelli in bella mostra ad avvalorare una meravigliosa fotografia storica, ci permetterà di conoscere tutto il background e ci consentirà di esaminare le fondamenta su cui poggiano gli eventi trattati nel gioco.

Nessun dettaglio è lasciato al caso e la cura per gli scorci mostrati, per la fotografia e la sceneggiatura lascia trasparire la genuinità e la bellezza del progetto di Splendy Interactive. Gli scrittori che si celano dietro le vicende hanno un curriculum di lusso potendo annoverare tra i propri lavori titoli quali The Witcher, SOMA e Broken Sword.

La storia acquisisce una tenera dimensione umana e genera empatia nel giocatore, il quale viene posto davanti alla fragilità di John, che tra dolori e paure da superare, non è mai realmente cresciuto. Il dualismo tra atteggiamenti naif e bambineschi nei panni di un adulto e veri e propri flashback dell' infanzia di John, evocati da luoghi e oggetti che fungono a tutti gli effetti da Memento, dipingono la figura del protagonista con tratti e colori ingenui.

Un bambino che ha vissuto tra gli adulti, che ha dovuto crearsi degli amici tramite effigi di legno, che ha sempre vissuto con la madre, la quale ha costituito l'ultimo baluardo tra John e la solitudine completa. Lei lo ha sempre protetto, lo ha sempre difeso relegandolo però ad una dimensione infantile e fragile ed è proprio l'interruzione del legame con la madre che segnerà la crescita definitiva della figura di John che all'età di trent'anni diventa veramente adulto, in un percorso di crescita brutale ma al tempo stesso tratteggiato in modo molto dolce.

I flashback sono essenziali per capire il background della storia e alcuni sono opzionali, guai a perderli.
I flashback sono essenziali per capire il background della storia e alcuni sono opzionali, guai a perderli.

La tortuosa e bellissima storia narrata in The Bunker non è solo concettualmente e visivamente notevole ma è accompagnata da una colonna sonora, ad opera di Dom Shovelton, di tutto rispetto risultando non invasiva, non ripetitiva e piacevolmente angosciante ed opprimente nei momenti di climax. Gli effetti sonori rendono l'esperienza credibile e realistica e in determinati frangenti combinati con una regia meravigliosamente cruda e violenta, che sa cogliere l'essenza della precarietà psicologica del momento, offrono un'esperienza audiovisiva davvero raffinata.

Dal punto di vista del gameplay invece si segue il sentiero ormai segnato dai celebri giochi Telltale e Quantic Dream, in sequenze ben studiate di quick time event e di pressioni frenetiche di tasti. Il giocatore si trova quasi su dei binari dal punto di vista narrativo con la possibilità di deviare ogni tanto il percorso per scoprire i segreti che si celano nel Bunker. La poca libertà d'azione non pesa assolutamente sull'esperienza di gioco che accompagna il giocatore per mano per poco più di due ore in un'avventura che è tanto breve quanto intensa.

Il game over è virtualmente impossibile e fallire i quick time event, cosa molto difficile, esiterà a volte nella frustrante ripetizione di sequenze filmate già viste. Il cambio tra cutscene e video in game è molto morbido e l'esperienza di gioco è fluida e credibile grazie a sequenze squisitamente realizzate e mini loop studiati ad hoc.
Nessun bug da segnalare e nota dolente l'assenza di supporto multilingua. In verità la cosa non pesa perché il doppiaggio e i sottotitoli sono montati in modo ottimo e il tutto è narrato in un inglese davvero molto comprensibile.

Per concludere mi sento di consigliare The Bunker a tutti coloro che riescono a digerire i film interattivi ma anche a coloro che lo odiano come genere. È un piatto che scende giù come un bicchiere d'acqua, e state sicuri che rimarrete sazi e contenti.

Versione testata: PC

[wp_ad_camp_1]