Versione testata: Xbox One

Ogni piattaforma è stata un po’ il palcoscenico dei loro progetti e questa volta ci ritroviamo a parlare di un cosiddetto bullet hell shooter: Solar Shifter EX, dei ragazzi di Elder Games che è già disponibile su PC e in questo periodo approda anche su Xbox One. Un danmaku di qualità che sembra mettere sul piatto qualche idea nuova molto buona, che di seguito andremo a scoprire.

Non vi aspettate l’originalità fatta a gioco, anzi. Il setting iniziale è di una banalità fuori dall’ordinario: è in corso una guerra intergalattica e il sole è pericolo, perché sta per essere spazzato via dall’universo. Gli unici che possono ovviare a questa catastrofe siamo noi (ma davvero?) e quindi il nostro compito è quello di distruggere migliaia di navicelle pur di salvare il sistema solare. Come vedete, la trama non è di certo un’opera di livello, probabilmente è stata anche scritta tra un caffè e l’altro in bar di Berlino.

Ma tant’è, in questo genere di produzioni fare troppo caso alla trama è anche insensato, perché il vero fulcro del gioco è il gameplay, la difficoltà e il divertimento. Tutte cose che troviamo a sprazzi nell’opera di Elder Games. L’esperienza vuole essere il classico sparatutto a scorrimento verticale in 2D, con la nostra bella navicella al centro dello schermo e migliaia di nemici da sconfiggere. Inoltre alla base di questo non ci sono nemmeno chissà quali novità rilevanti, come magari un contatore di combo, un punteggio in classifica online per competere con altri giocatori, o ancora, in termini di gameplay, un bonus turbo per diventare invincibili per qualche secondo.

L’unica novità nel gioco è la possibilità di teletrasportarsi in quattro punti diversi dello schermo di gioco. In breve, qualora ci trovassimo in condizioni estremamente difficili (e non mancheranno), ci viene in aiuto questa meccanica di gameplay. Basterà infatti muovere la levetta destra del controller per spostarsi tra i quattro punti cartesiani dello schermo: Nord, Sud, Est e Ovest. Questi saranno ovviamente punti già prestabiliti, quindi qualora usassimo questa meccanica, dobbiamo pur accertarci che nel momento in cui saremo visibili, non ci attacchino o che non siamo sotto fuoco nemico.

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Il caos più totale...

Cosa che non ho praticamente apprezzato è la base Bullet Hell con chiara identificazione nella meccanica dell’intersezione invincibile. Basterà infatti, per tutti i livelli, dall’inizio alla fine, trovare lo spazio giusto nella coreografia dei colpi e dei nemici per uscirne indenni. Questa cosa, tra l’altro, non è nemmeno così complicata da sfruttare, perché di spazi simili ce ne sono parecchi. In tal caso, il teletrasporto non può che facilitare ulteriormente la questione, rendendo il gioco sempre meno incisivo.

In ogni livello che affronteremo, la quantità industriale di nemici che dovremmo abbattere ci regala dei “crediti” in forma fisica e quadrata. Questi rappresentano la moneta di gioco e potranno essere sfruttati soltanto per potenziare l’arma primaria e l’arma secondaria, nulla più. Delusione, ovviamente. Potevano sicuramente inserire qualche altro tipo di arma o potenziamenti differenti tra loro come, magari, l’uso di un raggio laser potenziato invece che di un lancia missili, o ancora una mitragliatrice pesante invece che il colpo di cannone singolo. Non c’è varietà, nemmeno minima, e questo è praticamente la sconfitta del gioco.

Prima che troviate il punto dove i nemici non vi colpiscono, sarete lì a tentare e ritentare diverse volte un livello. La nostra navicella non è così resistente e basteranno appena due o tre colpi ben messi per distruggerci. In tal caso ci viene in aiuto il checkpoint che si attiva dopo ogni squadra nemica abbattuta, dove sarà poi possibile riprovare all’infinito senza perdere nulla (tranne i crediti conquistati). Completare i livelli, quindi, richiederà poco tempo e per terminare il gioco vi basteranno circa due ore, forse tre per i meno abili.

Di buono quindi troviamo principalmente la meccanica del teletrasporto, che nel suo piccolo, dimostra di essere anche interessante e ben studiata, ma purtroppo tutto il resto non funziona. Sullo schermo, soprattutto nei livelli finali, si crea un caos incredibile che confonde solamente. Non c’è verso, alle volte, di riuscire ad evitare i colpi nemici e vi ritroverete morti senza manco aver capito come. Inoltre la telecamera è ingannevole perché è posta in modo strano. Non ci troviamo di fronte una navicella che spara in scorrimento verticale, ma in modo “obliquo”. Spiegarlo non è così semplice, ma a causa di questa piega, spesso sarà anche complicato calcolare gli spazi giusti per evitare alcuni one-shot cattivissimi.

L'hangar.
L'hangar.

Tecnicamente poi il gioco è brutto. Non c’è altro aggettivo, secondo chi vi scrive. La varietà degli ambienti è misera, sempre uguale e poco dettagliata. Le texture sono molto povere su certi poligoni e la qualità grafica generale del titolo lascia molto a desiderare. Il problema principale, però, è il frame-rate del gioco. Solar Shifter EX propone un frame-rate sbloccato che oscilla da 60 a 20 perennemente, che in accoppiata al caos su schermo e dalla musica troppo forte, porta ad avere mal di testa dopo circa venti minuti di fruizione.

Ci ho provato in tutti i modi a chiudere un occhio sui problemi, ma è leggermente complicato riuscirci. Il gioco non offre varietà, classifiche online o competizioni di alcun tipo. Non ci sono bonus, power-up, nuove navicelle, buona longevità e buon comparto tecnico. Non c’è praticamente nulla, tranne il coraggio di portare sul mercato un prodotto così vuoto. Il gioco è quanto di peggio nella categoria e non è consigliato assolutamente.

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