Vi è mai capitato di sentire qualcuno dire che i videogiochi sono attualmente in grado di raccontare meglio una storia di un film, che "Assassin's Creed è praticamente un film"? Per quanto possa sembrare assurdo, c'è chi lo crede fermamente. I videogiochi hanno sì raggiunto una grande maturità (non tutti, s'intende), ma di strada da fare prima di raggiungere il cinema ce n'è e, più probabilmente, finirà in un bello strapiombo.

Per quanto possa sembrarci cinematografico un Uncharted 4 o un Assassin's Creed, c'è sempre quella patina di "finto" che contraddistingue il videogioco da sempre. Quando un personaggio soffre in modo atroce per una ferita in un filmato dopo essere stato crivellato di colpi per venti minuti di sparatoria in game, oppure quei momenti in cui l'eroe declama la sua volontà di non voler fare vittime solo per annientare chiunque gli si pari davanti cinque minuti dopo, tutto nel buon nome delle combo e dei punteggi. Questi episodi hanno un nome: dissonanza ludonarrativa, un contrasto, più o meno ovvio, fra ciò che riguarda il gioco, ovvero ciò che viene offerto al giocatore, e il lato narrativo, ovvero come lo sviluppatore vuole ed intende far avanzare il gioco.

Ciò non accade ovviamente in titoli dove la trama è assente o del tutto risibile, come nei platform. Tutto questo per dire che, sebbene videogiochi e cinema siano due realtà completamente opposte, inavvicinabili, uguali e contrarie, qualcuno sta iniziando (o per meglio dire, tornando) a pensare che invece questi due medium si possano fondere in modo più che dignitoso. È Hollywood, che dopo aver saccheggiato il mondo dei fumetti torna a rimettere le mani nel grande calderone dell'intrattenimento elettronico dei videogiochi.

Non è la prima volta che vediamo la trasposizione dei nostri videogiochi preferiti al cinema, tutt'altro. Ve lo ricordate il Super Mario Bros. del 1993, vero? Ne sono passati di anni da quella disastrosa pellicola, e per fortuna non ci sono stati solo casi così sfortunati. Il franchise di Resident Evil con Milla Jovovich e quello di Tomb Raider con Angelina Jolie sono stati esempi più che decenti di come un videogioco, con le dovute correzioni, possa arrivare tranquillamente sul grande schermo.

Da un po' Hollywood è tornata a sfornare tanti film dedicati ad altrettanti videogiochi. Solo nello scorso giugno sono usciti Warcraft L'inizio, Angry Birds e Ratchet & Clank, quest'ultimo accompagnato da una polemica sul doppiaggio affidato a personaggi della rete invece che a dei professionisti. Quest'anno, ed i prossimi, vedremo arrivare nuovi franchise ed illustri ritorni come, rispettivamente, Assassin's Creed e Tomb Raider (sì, di nuovo). Cosa dobbiamo aspettarci da questi lungometraggi sui videogiochi (prontamente definiti cinegame) nel breve e nel lungo termine? Saranno i nuovi cinecomics dell'industria del cinema?

Assassin's Creed potrà battere loro?
Assassin's Creed potrà battere loro?

La nave scuola Marvel

La risposta all'ultima domanda è: sì, senza dubbio. I cinegame stanno ripercorrendo la storia dei cinecomic. Anni fa i film tratti da fumetti erano prodotti di serie B, composti da attori spesso fuori forma, sceneggiature svogliate e budget risibili. Poi qualcuno ha pensato bene di investire tempo, idee e denaro in questo che è diventato un vero e proprio genere a sé, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Il primo Avengers è uno dei film che ha incassato di più nella storia del cinema, la trilogia di Batman di Nolan è considerata (a voi stabilire se a torto o a ragione) una delle saghe cinematografiche più importanti di sempre, e tutti impazziscono per la nuova puntata dell'Universo Cinematografico Marvel.

Il segreto è proprio qui, la pianificazione. Ogni film del carrozzone Marvel parte da una struttura solida, ovvero una sceneggiatura ben studiata che spesso si rifà a diversi generi classici del cinema. I film con supereroi non sono più quindi quell'accozzaglia di scene d'azioni quasi fine a sé stesse, ma delle storie ben precise, con eroi ed antagonisti che fanno delle cose e ne dicono altre seguendo quelle che sono le loro motivazioni personali, idee e quant'altro. Oltre a questo c'è anche il grandissimo investimento in termini di effetti speciali, per rendere su schermo una battaglia supereroistica nel modo meno "giocattoloso" possibile.

Il risultato è che, oggi, è normalissimo che mezzo mondi si ecciti di fronte ad un nuovo Batman, Capitan America o Spiderman che sia. Se potessimo tornare indietro a parlare con qualcuno nel 2008 di come i film sui supereroi sono accettati oggi dal grande pubblico, probabilmente ci prenderebbe per scemi, etichettando i suddetti come film mediocri per nerd o ragazzini. La stessa, identica, cosa sta succedendo con i videogiochi.

Senza contare che, come succede per i cinecomic, i cinegame potrebbero tranquillamente espandere o addirittura continuare esclusivamente una trama di una determinata serie videoludica. Non è così assurdo pensare ad Assassin's Creed esclusivamente al cinema. Attirerebbe nuovi spettatori, che diventano potenziali acquirenti di videogiochi, in più darebbe quel più in termini di narrazione che i videogiochi non hanno per loro stessa natura. A fronte di una crisi di idee degli sviluppatori, Ubisoft potrebbe davvero decidere che Assassin's Creed sia un prodotto esclusivamente cinematografico da qui ai prossimi anni, non è una ipotesi affatto assurda.

Alicia Vikander.
Alicia Vikander.

La prevedibile staffetta

Tutti leggono fumetti, tutti giocano ai videogiochi, tutti comprano cose legate ai fumetti ed ai videogiochi, che siano magliette, gadget, oppure gli infiniti Funko Pop, che ormai sono ispirati a qualsiasi cosa. Di questo se ne sono accorti tutti gli operatori di ogni settore, compresa Hollywood. Proprio per questo è necessario cavalcare l'onda. E allora non c'è niente di strano se un artista dello spessore di Michael Fassbender (che oltre a Magneto due o tre cosette le ha fatte, diciamo) accetti di essere il protagonista - e produttore - del primo film su Assassin's Creed, uno dei prodotti più "commerciali" e criticati dell'industria videoludica.

Fassbender non è l'unico nome illustre facente parte dei cinegame recenti. Adam Sandler, tra gli altri, era nel discutible Pixels, un film nato da un cortometraggio apparso in rete che prova a rievocare la nostalgia dei videogame anni '80, non riuscendoci affatto. Parlando di film futuri sappiamo già chi sarà la nuova Lara Croft al cinema, una versione più giovanile dell'eroina (presumibilmente  sulla scia dei nuovi Tomb Raider di Crystal Dinamics) interpretata da Alicia Vikander, già vista in Ex Machina, The Danish Girl, nonché in compagnia proprio di Fassbender nella vita reale. Tutto in famiglia.

Nei prossimi anni, inoltre, saranno tantissimi i prodotti derivati da altrettante controparti videoludiche. In programma c'è un film o una serie tv ispirata a The Division, lo shooter di Ubisoft, e a seguire una serie di pellicole in stato più o meno embrionale tra cui i lungometraggi su Deus Ex, Halo di Ridley Scott, Mass Effect, Minecraft dai produttori di Lego: The Movie, Sly Cooper, Splinter Cell con Tom Hardy, The Last of Us scritto da Neil Druckmann e prodotto dalla Ghost Light di Sam Raimi, The Witcher, Uncharted e Watch Dogs dal team di produttori e sceneggiatori del film di Deadpool. Insomma, lo vedete da voi, nei prossimi anni saremo assaliti da cinegame.

Visti i valori messi in gioco ora rispetto al passato, per il discorso che facevamo prima, io accolgo con molto interesse e moderato ottimismo questa nuova moda di Hollywood. Una moda di cui ha bisogno visto che, dicono gli esperti del settore, quella esuberante dei cinecomic sta invece scemando col tempo. Meno spettatori (seppur in numero ancora esorbitante, sia chiaro) vanno al cinema in occasione delle avventure del nuovo tizio in calzamaglia, di meno se ne parla anche sui social, da sempre cartina tornasole fondamentale per questi film.

Prepariamoci un giorno ad avere un ritmo di due-tre produzioni del genere annuali, con grandi nomi dietro e davanti la macchina da presa. Sono lontani i tempi del povero Bob Hoskins negli scomodi panni di Super Mario, a quanto pare, e per quanto mi riguarda è un sì. Se Hollywood è riuscita a rendere piacevole, ed in qualche modo credibile, una rissa tra dodici personaggi in costume (tra cui l'Uomo Ragno, un androide e una maga) in Civil War, non vedo onestamente l'ora di assistere alla messa in scena di alcuni dei miei videogiochi preferiti.

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