Quello degli eSport è un mondo particolarmente vario dove chi ha le capacità di gioco potrebbe potenzialmente puntare molto in alto. Ma è veramente così?

A volte non si tiene in considerazione del fatto che i videogiochi, e il suo settore competitivo, sono dei campi dove non dovrebbero esserci distinzioni di nessun tipo. Tuttavia, spesso questo non accade, soprattutto quando ci si trova di fronte ad una ragazza videogiocatrice, più comunemente detta “Gamer”.

Per questo motivo ho deciso di fare qualche domanda ad alcune ragazze presenti nel settore competitivo per conoscere meglio i loro punti di vista. Abbiamo raggiunto tre giocatrici professioniste dai trascorsi più o meno diversi, le quali ci aiuteranno a capire un po’ come funziona la scena degli eSports da uno dei lati più discussi.

Conosciamo meglio le nostre intervistate:

Paola “DP_Banana” Oliva gioca a CoD da qualche anno, ed entra nel mondo del competitivo soltanto da gennaio all’interno dei Dragon Power, ma la sua passione nasce sin da piccola con il Sega Master System; Michela “Banshee” Sizzi inizia a giocare a 4 anni con le console di casa Nintendo, per poi passare alla Xbox 360 per non smettere più. Da Ha giocato con i Rapid a livelli competitivi, per poi gestire il Team inFerno con il quale arriva fino ai Call Of Duty Championship. In seguito, da Call Of Duty: Black Ops 2, crea Mad Kitties, un team tutto al femminile sotto la gestione dei Personal Gaming per poi passare ai TeS, associazione che più rispecchia la sua idea di professionalità e di rispettabilità.

Giada id_kibi inizia a giocare su Call Of Duty: Modern Warfare 3 ed ha sempre giocato alla modalità Cerca e Distruggi, per poi passare a modalità più competitive quando le è stato chiesto di giocare in un team femminile, le Purple Damage, della quale è co-fondatrice e co-capitano, sotto l’egida degli iDomina.

Kibi, Banshee e Banana.
Kibi, Banshee e Banana.

"Sesso debole" a chi?

Come potrebbe essere descritto il mondo degli eSport dall’interno, con i suoi pro e i suoi contro?

Michela “Banshee” Sizzi, ha visto crescere questo settore. Negli ultimi 2 anni c’è stato un boom anche dal grande pubblico soprattutto per quanto riguarda la serie che gioca di più, Call Of Duty. Grazie anche ai caster, youtuber e giornalisti, il competitivo è passato da un evento lan negli scantinati, al diventare una serie di grandi eventi come il torneo lan al Torino Comics & Games. Secondo Banshee, come giocatori gli italiani sono ancora indietro. Molti ancora non hanno la mentalità da professionisti o da sportivi, non tenendo quindi in considerazione che c’è chi lavora per loro e che cerca un ritorno che non sia solo di risultato ma anche di immagine.

Dal lato delle associazioni attualmente se ne contano circa trenta di maggior spessore, delle quali sette dedicate solamente a Call Of Duty. Mentre i giocatori iniziano ad essere supportati anche economicamente per i trasporti e gli alloggi, Banshee mi svela anche che grazie a Giochi Elettronici Competitivi (GEC) ed alla Associazione Sportiva Italiana (ASI), si sta creando un sistema di regolamentazioni che possa tutelare non solo le varie associazioni, ma anche i giocatori stessi.

Per questo è stata formata la Lega eSport con lo scopo di organizzare tutti gli aspetti, come un campionato di calcio, con mesi di compravendita cartellini per poi tenere bloccate le formazioni così da evitare che alcuni giocatori possano passare troppo di frequente da un team all’altro.

Mentre si parlava di questo argomento è venuto fuori il lato negativo del mondo degli eSport, ovvero quello legato all’essere una gamer. Tutte le mie intervistate hanno avuto delle esperienze da raccontare, ma quella che sicuramente mi ha colpito di più è stata quella di Paola “DP_Banana” Oliva.

La competizione tra sessi può essere faticosa da affrontare.
La competizione tra sessi può essere faticosa da affrontare.

Quando ha iniziato la sua avventura nel competitivo, ma anche quando era semplicemente alla ricerca di un team amatoriale, molti ragazzi si erano rifiutati di accoglierla nel loro gruppo perché era una ragazza e, di conseguenza, non all’altezza.

Allo stesso modo, quando con il suo team femminile cercava altre squadre per fare qualche match di allenamento, questi si rifiutavano di giocare per lo stesso motivo: “Spesso mi è capitato di sentirmi dire da altre squadre che non avrebbero giocato con noi perché siamo ragazze e quindi non siamo brave quanto loro. Tuttavia,” continua DP_Banana, “quando poi inizi a tirare fuori il carattere e a farti rispettare i toni cambiano. Una volta che fai vedere che sei forte e che sai giocare le differenze crollano tutte.”

Riguardo la sua esperienza, Giada iD_Kibi mi racconta che quando aveva iniziato erano davvero poche le gamer: “Molti pensano che noi ragazze non sappiamo giocare. Però ti cercano sempre su tutti i social per giocare insieme”. iD_Kibi non fa differenze durante i suoi match e cerca sempre di giocare contro qualcuno più forte, per questo anche fuori dagli allenamenti giornalieri cerca sempre di giocare con tutti quelli che le chiedono di fare qualche partita assieme. Purtroppo le scrivono anche per insultarla o, con la scusa magari di voler giocare, per fare i cascamorti, anche in modi particolarmente volgari. Nonostante ciò, non si sente a disagio nell’essere una giocatrice di Call Of Duty. Gioca perché le piace giocare, a prescindere da cosa gli altri possano pensare.

Ovviamente, gli eSport non sono fatti solo di ombre, ma anche di luci. Luci che per Kibi e Banana possono riassumersi nel torneo LAN che si è tenuto a Legnano, dove hanno potuto conoscere le compagne e gli amici con i quali solitamente interagiscono soltanto tramite sistemi vocali. Entrambe mi dicono che per poter creare un buon team è fondamentale il rapporto di amicizia che si crea con il resto dei compagni.

Banshee invece mi ha raccontato della sua avventura nella gestione, in qualità di console manager, del Team inFerno, e di quanto sia stato bello aggiudicarsi un meritato ottavo posto ai mondiali di Call Of Duty, i Call Of Duty Championship, contro dei team professionisti che vengono pagati solo per giocare: “Riuscire a giocare contro avversari con una preparazione nettamente superiore è cosa assolutamente non da poco”.

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La serie di Call of Duty rimane una delle più gettonate.

Ricapitolando, essere una gamer è già dura di per se, ma esserlo nel mondo competitivo è ancora più dura. Per questo, Banana, Kibi e Banshee hanno voluto regalarci dei consigli, dedicati a quelle ragazze che vogliono buttarsi nel mondo degli eSport.

Non si deve avere paura, anzi, si deve giocare sempre. Anche se si è soli, basta giocare online perchè di ragazze ce ne sono molte. Se possibile cercate di tirare su un team, e se ci sono delle difficoltà chiedete aiuto nella community perché le altre gamer sono sempre molto ben disposte a creare dei team. Cosa più importante: non demordete se all’inizio si perde e si prendono tante batoste, perché sono quelle che formano i player. (DP_Banana)

Smettete di ragionare da donna ed iniziate a ragionare da player. Su Call Of Duty serve una certa arroganza. Non puoi aver paura dell’avversario e non puoi non credere nelle tue capacità. Se una player si vuole avvicinare al competitive ci sono molti gruppi per aiutarla. Ovviamente, all’inizio non si può pretendere di spaccare tutto. Si perde, tanto e tante volte. Poi si migliora, soprattutto giocando contro i team forti. Bisogna cercare di creare un team solido e continuo. La cosa più importante è tener duro. (Banshee)

Pensateci bene perché è un impegno grande. Devi dare disponibilità per allenamenti, scrim, tornei on line e tornei LAN. Non è facile perchè ognuno ha la propria vita privata e impegni. Io per prima mi ero resa conto che da quando ho iniziato a giocare non ho quasi mai una sera libera. Il team è importante e la mia multi è come una famiglia. Il consiglio che posso dare è quello di voler veramente far parte di questa community e del competitive.

Mantenere la parola data con la tua squadra. Impegnarti sempre al massimo perchè se non fai un allenamento come si deve è inutile continuare. Deve piacerti tanto il gioco sennò ti stanchi. Infine devi avere carattere. Le persone che ti daranno fastidio sono molte e devi essere in grado di rispondere quando c'è bisogno di rispondere. Non devi mai farti mettere i piedi in testa da nessuno. (Kibi)

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