"A prescindere dalle circostanze, quando lascio un amico mi limito a dire: 'Arrivederci.' Ci rincontreremo sicuramente. Dopotutto siamo amici. Non ci vedo niente di strano nel dirlo anche adesso, perché io ti rincontrerò.

Hai intrapreso un viaggio pianificato da anni per raggiungere un luogo tanto lontano. Hai indossato il tuo vestito migliore e hai detto con un filo di voce: "Scusate per il poco preavviso". Hai sempre pensato agli altri prima che a te stesso. Eri un amico così generoso che credo che questo viaggio sia il primo atto egoistico della tua vita.

Non riesco a credere a quello che è successo. Mi sembra ancora di poter ricevere un'email spensierata che mi chiede se sono libero per pranzo, sempre che non rovini i miei programmi...

Sai che puoi invitarmi a uscire quando vuoi e anche io inviterò te.

Per ora pianifichiamo il nostro prossimo incontro. Puoi chiamarmi quando vuoi e anche io ti chiamerò. Abbiamo ancora molto di cui parlare, e se mi verranno buone idee te le farò sapere.

Vediamoci di nuovo.

No, siamo già insieme. Qui e ora."

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Iwata a colloquio con Itoi e Miyamoto.

Questa è la lettera che, l’11 luglio 2015, Shigesato Itoi inviò simbolicamente al suo amico ed ex-collega Satoru Iwata, scomparso prematuramente a causa di una lunga patologia al dotto biliare.

Quella fu una notte, ed una mattinata seguente, difficile per tutti. Ci fermammo come è giusto che sia, non c’erano rivalità, barricate. Qualche ora di tregua per celebrare un caduto illustre in mezzo ad una console war che, anno dopo anno, diventa sempre più patetica.

Un anno fa vi raccontai sommessamente le mie emozioni al riguardo. Quella notte in tanti diventarono adulti tutto d’un tratto. Ed è passato già un anno, addirittura un anno.

Un anno passa velocissimo, ma nasconde talmente tanti momenti da sembrare una vita intera. Un anno fa Videogamer Italia era un’idea lontana e quasi inarrivabile (lo stesso articolo su Iwata uscì su TMAG.it). Rimanendo in Nintendo, un anno fa non c’era The Legend of Zelda: Breath of the Wild, un anno fa non c’era Miitomo, un anno fa nessuno aveva ritrovato la passione per i Pokémon con Pokémon GO.

Oggi, Nintendo è sulla bocca di tutti pur non avendo paradossalmente “niente” in confronto alla sua illustre concorrenza. Eppure, è bastato il già citato Zelda per far capire a tutti che azienda sia Nintendo, cosa sia in grado di fare e, con il suo immobilismo affascinante ed irritante allo stesso tempo, come riesca a distinguersi ogni volta dalla massa in maniera egregia.

C’è questa console, NX, che non si capisce bene che cosa sia ma che continua a far parlare di sé ed attrarre le attenzioni di tutti. Ci sono altre applicazioni in arrivo per smartphone e tablet, e c’è il 3DS che piano piano continua a sfornare capolavori.

È un buon momento per Nintendo, uno dei migliori degli ultimi anni, nonostante Wii U. Eppure manca qualcosa.

Semplicemente manca Iwata. Non me ne voglia il nuovo presidente Kimishima, lungi da me giudicare il suo operato e la sua persona, ma Satoru era un personaggio unico. Era unico perché, citando una sua famosissima frase, era un presidente d’azienda nel biglietto da visita, uno sviluppatore nella mente, ed un giocatore nel cuore.

Un anno dopo Iwata ci manca, a noi e a Nintendo. Non sapevo bene cosa scrivere in questo articolo, ma ritenevo giusto spendere qualche minuto per buttare giù un ricordo dignitoso per questa figura straordinaria dell’industria dei videogiochi.

Come Itoi nella sua bellissima lettera, mi limito a rinnovare il mio saluto a Satoru Iwata che, a differenza sua, non era mio amico. Anche se con i suoi modi gentili Iwata-san era amico un po’ di tutti noi.

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