Buttare nella mischia qualche occhio penzolante e della carne in decomposizione è ormai un compromesso visto e rivisto in ambito digitale, sia esso cinematografico o videoludico.

Eppure la ripetizione di questo tema è forse la chiave di lettura più interessante quando si tratta di scelta: intavolare un survival horror è divenuto un obiettivo elettrizzante, data la vastità di interpretazione e "copia e incolla" presenti nei listini.

Come il migliore dei sopravvissuti emerge da un mare di zombie anche i giochi più intriganti e frenetici riescono ad uscire dal coro e diventare un must per gli appassionati del genere. Sull'onda delle urla agghiaccianti dei non-morti e della volontà di sbancare, silente e sconosciuto appare Days Gone, lavorazione "sottotraccia" presentata durante la conferenza PS4 dell'E3 2016.

Il mistero legato a questa produzione è giustificato dalla quasi totale assenza di informazioni prima della sua apparizione alla manifestazione americana, con l'aggiunta di un pizzico di nostalgia canaglia legata al team che sta dietro Days Gone, quella Bend Studio, progenia interna a Sony, che in passato si era fatta strada con un certo Syphon Filter.

Trailer e gameplay hanno mostrato un'avventura incentrata sulla sopravvivenza post-apocalittica di un ragazzotto ben attrezzato di nome Deacon St. John, cacciatore di taglie travolto nella sua vita passata dall'inarrestabile epidemia, in grado non solo di tramutare anche il più dolce dei pargoli in un bel esemplare di cadavere ambulante ma anche di portare via al giovanotto la sua bella compagna.

Deacon, motomunito ed armato, si addentra all'interno di un contesto scenografico che ricorda una vecchia falegnameria sperduta nelle foreste americane, in cerca probabilmente di qualche suppellettile in grado di migliorare la sua condizione di vita (si fa per dire...).

A tal proposito la prima stellina d'interesse accende il riflettore sul sistema di crafting, grazie al quale anche un vecchio filtro di un automobile può diventare il migliore dei silenziatori. L'arrivo della cavalleria zombie non si fa comunque attendere, grazie all'intervento di un non infetto che di certo non sembra voler invitare il protagonista in un bar vicino per una birra.

L'azzuffata che ne consegue costringe il nostro protagonista ad una fuga vietata ai deboli di cuore, braccato da un vero fiume di morti viventi.

days gone 2
Che faccio, scendo?

Qui subentra un ulteriore punto a favore nel gameplay di Days Gone, ovvero l'interattività immediata con il contesto che circonda la via di fuga: data l'inferiorità fisica di Deacon (i nemici ricordano da vicino per rapidità e frenesia i loro "colleghi" di World War Z), l'astuzia porta il giocatore a sfruttare elementi attivabili con una certa rapidità, come ad esempio una bella catasta di assi di legno pronta a crollare alle spalle del fuggitivo.

Un modo per rallentare gli zombie e favorirne lo sterminio. Terminata la sua corsa il poveretto si ritrova tuttavia circondato da una bella quantità di Freakers (tali gli zombie), per poi beccarsi in testa il sipario finale del video.

Una così ricca  presentazione ha lasciato molti addetti ai lavori con una certa curiosità, guidata soprattutto dalla volontà di capire qualcosa di più su un Days Gone che, per certi versi, lascia dietro di sé parecchie somiglianze.

La prima impressione che si ha è quella di un sequel di The Last of Us, titolo narrativamente simile a Days Gone ma agli opposti nei suoi meccanismi. L'adrenalina sale a livelli molto più alti rispetto al prodotto targato Naughty Dog quando il nemico da fronteggiare è un numero altissimo di morti viventi, più forti e veloci del malcapitato Deacon.

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Un misterioso relitto della civiltà "andata".

L'onda anomala della morte ricorda da vicino esperienze cinematografiche come The Walking Dead  o World War Z, ove la quantità di non-morti eccedeva spesso il limite della decenza.

Gli appigli forniti al protagonista dai ragazzi di Bend Studio sono dunque la gestione dell'approccio al nemico, ove la strategia per avanzare attraverso il mondo post apocalittico appare la chiave fondamentale per la sopravvivenza.

Non stiamo parlando, dunque, di un Dead Rising revisionato ma di un'esperienza di gioco che, se retta su un open-world di livello e un sistema di gameplay studiato e rifinito a dovere, potrebbe rivelarsi un'esclusiva di spicco per PlayStation.

Il mix di questi fattori, tratti dai fortunati risultati dei titoli citati, è sicuramente intrigante ed i commenti su Days Gone lo dimostrano: sarà altrettanto interessante capire se i contenuti messi in piedi da Bend Studio possono essere all'altezza di un pubblico sempre più esigente quando si tratta di esperienze apocalittiche e dal palato buono in fatto di adrenalina.

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