In questo nuovo approfondimento nel mondo degli eSport riprendiamo il filo dall'ultima volta, ovvero gli eventi esportivi svoltisi al Torino Comics di cui vi avevo parlato nel precedente articolo.

Durante il primo campionato italiano in formato DECERTO di Call Of Duty: Black Ops 3 tenutosi durante il Torino Comics il mese scorso, ho avuto modo di conoscere molti giocatori del ramo professionistico, alcuni con più esperienza e altri alla loro prima avventura nel mondo delle lan e dei tornei ad alti livelli nazionali.

C’era molto fermento per tutti i tornei che si tenevano alla fiera, ed i team a partecipare erano davvero molti. Girando tra le postazioni dedicate agli eSport mi sono chiesto: come viene vista nel nostro territorio la figura del Pro Player (o giocatore professionista), e come si fa per diventare un’icona dei giovani che ogni giorno assistono gli streaming dei campioni del momento?

Per questo motivo, dopo aver scambiato due parole con l'organizzazione del torneo nella figura di Igor Cicchelli in precedenza, ho deciso di fare giusto un paio di domande a due delle giocatrici del team LiquiD Queens, per cercare di comprendere il punto di vista sia di chi già può considerarsi una veterana e di chi, invece, è alle sue prime esperienze nel mondo degli eSport.

Il team nasce il 19 agosto 2013, interamente composto da giocatrici del gentil sesso, principalmente "devote" al mondo PlayStation. La loro specialità Call of Duty sin da Black Ops 2 e, come spesso succede, il team è proveniente da ragazze di tutte le parti d'Italia. Dal 2015 la squadra si è estesa al mondo delle multigaming, entrando a far parte di  Liquid Gaming all'interno della quale formano la prima squadra interamente al femmile: le LiquiD Queens, appunto.

Le protagoniste della nostra intervista sono Eleonora “Athena” Bossini, giocatrice fin dai tempi della prima PlayStation e attualmente giocatrice di Call Of Duty: Black Ops 3, e Caterina “Fate_Kate” Sarcinelli, amante dei picchiaduro e dei retrogames, ex giocatrice delle Foxies e una degli ultimi entrati nella famiglia delle LiquiD Queens.

Fate_Kate ed Athena.
Fate_Kate ed Athena.

Videogamer Italia: Dal tuo punto di vista com'è vista attualmente la figura del Pro Player?

Athena: Secondo me non è una cosa affatto facile. Sono nel settore competitivo da anni ma è ancora dura. Chi vorrebbe investire nel settore punta su qualcosa di più sicuro e quindi non su persone ancora non in grado di dare quel che serve ad una multigaming.

Credo poi che dare qualcosa ai player possa essere un buon mezzo per incentivarli e dare più motivi per giocare, oltre all’impegno e alla costanza che sono requisiti fondamentali.

Fate_Kate: Penso che in italia essere pro player sia un po’ un’utopia. Il nostro problema principale è la connessione Internet media, ed il fatto che il videogioco venga ancora associato ad un elemento negativo che crea dipendenza e ti chiude in un tuo mondo.

Il problema principale però è proprio la connessione che non compete, ad esempio, con il resto dell’Europa. Inoltre sono pochi i pro player italiani, almeno per quanto riguarda Call of Duty. Di conseguenza anche le gare sono poche e questo porta ad una carenza del settore esportivo.

V: Quali sono, secondo te, le reali possibilità di poter diventare un Pro Player qua in Italia, ammesso che esistano?

A: Se si facesse affidamento al solo territorio italiano, le possibilità sarebbero pochissime. L’eSport non è riconosciuto come un vero sport e chi non è del campo vede i giocatori come persone che passano le giornate davanti alla Play, senza accettare l’idea che la loro attività possa essere qualcosa di serio.

Penso che sia necessario allargarsi sui fronti esteri, come in America, Inghilterra o Germania. Anche chi, per CoD, ha fatto qualcosa di rilevante a livello di competizione, si è comunque dovuto appoggiare su elementi esterni al territorio italiano.

F: Sono davvero poche. Chi ce l’ha fatta è stato grazie anche a mezzi come YouTube, lo streaming o tramite i team esteri.

I team di eSport italiani non vengono considerati all’estero, e gli italiani durante le lan sembrano barbari che urlano e sbraitano per ogni singolo round vinto o perso.

V: Come si diventa Pro Player e come dovrebbe comportarsi un aspirante tale?

A: Secondo me per diventare pro player bisogna informarsi su quelli che lo sono attualmente, seguirli ed imparare le varie meccaniche, le tattiche e i “trucchi” che sono molto importanti per la propria carriera.

Senza contare il fatto che ci vuole molto impegno, e che occorre far parte di una squadra con la quale ci si trovi bene in modo da ottenere il massimo da tutti i player. Se vuoi diventare davvero, davvero bravo, non fermarti solo all’Italia ma guarda anche fuori.

F: Per essere un pro player bisogna avere una certa predisposizione e, ovviamente, affinare la tecnica tramite l’allenamento continuo. La mancanza di allenamento la si nota subito. Le ore di team work, di tattiche, quindi non solo sessioni di allenamento pratico ma anche teorico, sono molto importanti.

Altro elemento importante è il rapporto tra i giocatori. Penso che la cosa fondamentale per giocare bene sia divertirsi. Io gioco a livello competitivo da giugno 2015 con le Liquid Queens mentre prima giocavo un po’ a decerto con le Foxies. Un domani mi piacerebbe molto giocare all’estero e poter vivere grazie alle mie capacità di gamer.

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