Recensire un remake o un reboot mi spaventa sempre un pochino, soprattutto se, purtroppo, non ho mai giocato all’originale.

Shadow of the Beast uscì nel lontano 1989 e all’epoca io avevo solo quattro anni, fortunatamente il gioco originale è presente in questo titolo ed è sbloccabile con pochissimo lavoro da parte del giocatore!

Il titolo originale fu un grandissimo successo, apprezzato per la sua grafica innovativa, le musiche suggestive e un buon gameplay, l’unica critica che veniva spesso mossa era l’estrema difficoltà del gioco che portava a dover ripetere tutto da capo anche a un minimo errore (ora invece vogliamo i roguelike, vai a capire sta gente…).

Il nuovo titolo per PS4 è un remake totale, e molto fedele, del primo capitolo della vecchia trilogia in cui, al comando della Bestia, dovremo intraprendere un lungo viaggio fatto di sangue e vendetta.

Alcuni scenari sono veramente spettacolari.
Alcuni scenari sono veramente spettacolari.

Ci troviamo così a interpretare Aarbron, la Bestia, appena liberatasi dal controllo del suo padrone, in un mondo a metà tra il fantasy e lo sci-fi da cui, inizialmente, non mi aspettavo poi così tanto.

Quanto mi sbagliavo.

Ogni livello ha un ambientazione unica, si va dai deserti alle caverne piene di tecnologia fino a paludi lussureggianti abitate da enormi robot passando per altri luoghi di cui non voglio spoilerare troppo.

Per farci strada tra i nemici, almeno inizialmente, avremo a disposizione solamente gli artigli di Aarbron il che si traduce in un attacco base, parata, presa, stordimento e poco altro: il combattimento è facile da apprendere, basta puntare il personaggio verso un nemico e premere freneticamente i tasti, a seconda del livello di difficoltà questa sarà l’unica cosa richiesta… però…

Però dire di aver davvero appreso il sistema di combattimento in questo modo è come dire di conoscere la fisica perché una volta avete letto una citazione di Einstein su Facebook.

Gli sfondi danno profondità ai livelli bidimensionali.
Gli sfondi danno profondità ai livelli bidimensionali.

Introducendo un sistema a punteggi all’interno dei gioco e delle classifiche globali gli sviluppatori si sono assicurati che sappiate bene in che punto vi trovate della catena alimentare per quanto riguarda Shadow of the Beast. E quando vedrete qualcuno con otto milioni di punti nel primo livello e voi faticare ad arrivare a mezzo milione… beh capirete.

Dividendosi in “incontri” i livelli permettono di accumulare punti eseguendo combo ed evitando di farsi colpire dagli avversari (importantissimo), i punti potranno poi essere spesi per sbloccare ulteriori abilità della Bestia o per acquisire informazioni sul gioco e la trama, nonché sbloccare artwork e altri goodies per cui vale la pena ripetere un livello o due.

Aarbron sarà inoltre in grado di raccogliere sangue dai nemici sconfitti, colpendoli o con particolari abilità e sfruttando talismani (equipaggiamento che troverete per i livelli, ne potrete portare massimo tre con voi), risorsa che utilizzerete per sfruttare mosse speciali e combo di uccisioni.

Arriverete così a vedere che il gioco è tutt’altro che facile: permette si a chiunque di vedere come la storia di Aarbron arrivi alla conclusione ma per sbloccare i finali migliori sarà richiesto un minimo di impegno da parte del giocatore, mentre per eccellere nelle classifiche del gioco vi sarà richiesto di conoscere a fondo il sistema di combattimento e di possedere dei riflessi estremamente sviluppati.

Sangue. Sangue. Sangue!
Sangue. Sangue. Sangue!

Man mano che si avanza tra i livelli e il gioco inizia a tirarci addosso scontri sempre più complessi, la precisione richiesta per evitare di essere colpiti, uccidere gli avversari e racimolare punti diventa sempre più importante, arriverete a certi scontri dove morirete diverse volte perché mentre state strappando in due qualcuno il suo amico vi pianterà una spadata nella schiena e no, durante le animazioni non siete intoccabili.

Tra parate e abilità speciali che permettono di inanellare lunghe sequenze di uccisioni, Shadow of the Beast vi farà tornare indietro nel tempo a quando gli scroller la facevano da padroni (Altered Beast vi dice qualcosa? No perché se non ci avete giocato non siete più miei amici!) e, sebbene ci troviamo in un era in cui questo genere non sforna una perla da qualche tempo, questo titolo entra di prepotenza nell’Olimpo accanto ai suoi simili.

L’atmosfera originale viene mantenuta da un ottima colonna sonora (certo, non all’altezza dell’originale ma parliamo di capolavori difficili da replicare… e potrete sbloccare la musica originale da sostituire a quella del remake quindi…) da un livello di scrittura decente, da sfondi ben disegnati e animati e da un mondo che, in generale, intriga per la grande quantità di dettagli ricreati con cura partendo dagli originali.

Il mondo di Shadow of the Beast è riuscito a piacermi davvero tanto, con la sua storia fatta di elementi originali integrando molto bene il suo essere un remake con qualcosa di nuovo, dando molta più profondità alle scelte e alle avventure di Aarbron e intensificando il significato di essere “all’ombra della Bestia”.

Ogni livello ha i propri nemici diversi.
Ogni livello ha i propri nemici diversi.

Non sarà assolutamente sufficiente completare il gioco una singola volta per capire fino a che punto la storia sia ben raccontata e, anzi, è più probabile che arriviate alla fine del primo giro e allo scontro finale senza aver capito una sola parola di ciò che è stato detto nel gioco: sarà infatti necessario acquistare dei “tomi” per tradurre il linguaggio delle varie creature per poter comprendere cosa vi stanno dicendo e alcuni elementi del gioco non vi saranno chiari finché non sbloccherete dei segreti o leggerete la descrizione di alcuni nemici.

Se ancora non si fosse ancora capito sono rimasto particolarmente impressionato da quanto la storia originale sia stata espansa e approfondita e dal livello che la scrittura ha raggiunto per un gioco che è, fondamentalmente, un button smasher a scorrimento: paragonerei quasi l’esperienza a Journey, se non fosse che quest’ultimo è talmente inarrivabile che paragonarlo a qualcosa sembra quasi un eresia.

Quando ho visto il numero di livelli che mi aspettavano ho pensato subito che il gioco fosse troppo corto e che non mi avrebbe soddisfatto pienamente, e sono molto contento di essermi sbagliato.

Andando avanti nei livelli è palese che un gran numero di ore è stato impiegato a dare un identità unica ai vari livelli incontrati, in modo che ognuno avesse un feeling diverso agli occhi del giocatore e, almeno per me, questo obbiettivo è stato centrato in pieno. Ho adorato ogni livello e li ho esplorati in lungo e in largo per sbloccare ogni potenziamento e ogni segreto perché volevo assolutamente scoprire tutto del mondo di Shadow of the Beast.

Aarbron non è chiamato “la Bestia” per niente.
Aarbron non è chiamato “la Bestia” per niente.

Contrariamente, e per fortuna, rispetto all’originale sono presenti le classiche “vite del personaggio”, in diversi formati: morendo in un livello c’è la possibilità di ricominciarlo da campo oppure dal punto in cui si è morti, sia usando delle “anime innocenti” che degli “elisir” (ottenibili raggiungendo il punteggio equivalente a platino in uno scontro) la cui differenza lascerò che siate voi a scoprire.

Pochi lati negativi di questo titolo.

Alcune volte è un po’ oscuro su cosa possiate effettivamente fare, e lo dico perché ho pagato salatissima un’abilità che non sono ancora riuscito ad utilizzare perché, semplicemente, non capisco quando dovrei farlo e la descrizione non mi aiuta.

I Boss sono molto semplici, tutta una questione di timing e ben poco cervello, spesso andranno giù dopo che avrete imparato i loro pattern e li avrete presi a botte per un po’, niente di complesso insomma ma comunque molto ben disegnati e piacevole intermezzo tra un livello e l’altro.

La meccanica con cui si interagisce con gli altri giocatori durante i livelli è ugualmente poco utilizzata, capita di trovare le ombre dei giocatori ed è possibile fargli dei doni (elisir per recuperare vita) oppure divorarne l’anima per ottenere alcuni vantaggi.

I dettagli ripresi dal gioco originale sono stati particolarmente curati.
I dettagli ripresi dal gioco originale sono stati particolarmente curati.

Devo dire che non ho mai usato l’opzione “divora” perché pensavo avrebbe influito negativamente sul finale del gioco e speravo sempre di ricevere elisir in cambio della mia gentilezza (e così è stato, l’app di sony continua a vibrarmi con le notifiche dei regali).

Vi ricordo ancora una volta che il gioco è un esclusiva playstation e che, per il prezzo a cui è venduto (15 euro e avrete anche il gioco originale!), ci troviamo di fronte a qualcosa di assolutamente imperdibile per la vostra collezione.

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