Disney, conosciuta anche come “il dittatore del mondo dell’intrattenimento”, ha deciso di chiudere definitivamente il progetto Disney Infinity, abbandonando anche il mercato della pubblicazione su console.

La notizia è arrivata ieri sera e, oltre al rammarico per l’interruzione della produzione delle amate statuette, apprendiamo la contemporanea chiusura di Avalanche, lo studio al lavoro su Disney Infinity. Trecento posti di lavoro, altrettante persone che si ritrovano con un pugno di mosche, una notizia per niente felice.

Va detto che, all’estero, il mercato del lavoro della games industry è relativamente dinamico e credo, o almeno spero, che buona parte dei ragazzi e ragazze di Avalanche riusciranno a ricollocarsi in qualche modo. Glielo auguro, se non altro.

Detto questo, appuriamo ancora una volta il fatto che Disney è un’azienda delle più crudeli a livello di gestione. I videogiocatori hanno imparato ad odiarla per la chiusura di Lucasarts e una serie di progetti interessanti, come quello Star Wars 1313 di cui si iniziava a parlare.

Questo per dire che se i vertici aziendali decidono che un progetto va abbandonato non c’è reazione del pubblico che tenga: si chiude tutto e tanti saluti. Stiamo parlando di un colosso che, lo ricordiamo perché a volte sfugge di mente, possiede delle piccole realtà del calibro di Marvel e Star Wars. Insomma, gente che sa come si manda avanti un business.

La vicenda ci porta a comprendere anche altro: il mercato dei toys-to-life (i videogiochi con statuette dedicate che sbloccano personaggi) non è così florido come si potrebbe immaginare.

Uno degli ultimi set dedicati ai personaggi Marvel.
Uno degli ultimi set dedicati ai personaggi Marvel.

Basta con i pupazzetti

L’operazione che porterà alla chiusura definitiva di Disney Infinity verrà a costare all’azienda qualcosa come 147 milioni di dollari. Ad annunciarlo è stato Jimmy Pitaro, responsabile presso Disney dei prodotti consumer e della sezione media interattivi.

“Questa è stata una decisione che non abbiamo preso alla leggera data la qualità di Disney Infinity e dei tanti fan appassionati”, ha dichiarato Pitaro. La “decisione” comprende la chiusura di Avalanche ed il ritiro dei prodotti in commercio nel corso dei prossimi mesi.

Esatto, se volete la statuetta di Han Solo o della Hulkbuster di Iron Man dovete darvi una mossa a comprarla. Arriveranno invece, come promesso, le statuette di Alice: Attraverso lo specchio e Finding Dory mentre quelle di Star Wars: Rogue One, le quali erano in fase di progettazione, verranno ovviamente cestinate.

Il futuro di Disney Interactive (che di fatto non esisterà più) è ben chiaro: "Dopo un'attenta valutazione, abbiamo modificato il nostro approccio al gaming su console e ci sposteremo verso un modello esclusivamente di licensing”, queste le parole di John Blackburn, senior vice president dell’azienda. Cosa significa? In soldoni, Disney concederà la licenza dei propri prodotti a terzi, come successo per Star Wars Battlefront a EA e Dice.

Questa è l’unica buona notizia di tutta questa storia, perché sarà molto più facile – almeno in teoria – per gli sviluppatori ed i publisher lavorare su nuovi titoli dei marchi in mano a Disney. Immaginate un titolo sugli eroi Marvel sviluppato dai Platinum Games, oppure un gioco di ruolo con i personaggi di Toy Story.

Ma perché, visto che Disney Infinity era apprezzato dall’azienda, si è deciso per la decapitazione di Avalanche? La risposta è nei meri numeri, ancora una volta, quelli di NPD per la precisione.

Alcuni amiibo.
Alcuni amiibo.

Nel 2015, i guadagni anno per anno del settore dei toys-to-life (Disney Infinity, Lego Dimensions, Skylanders e amiibo), sono cresciuti del 7 percento. C’è il trucco però: la crescita in questione è attribuibile ai giocattoli e agli altri accessori ad essi collegati, non ai videogiochi con cui interagiscono che sono invece calati del 4 percento.

Come in molti immaginavano (io compreso), alla fine si vendono molto più le statuette che i videogiochi. In questo Nintendo ci ha visto molto lungo, perché in un mercato che già all’epoca era dominato dagli Skylanders di Activision, si è limitata a vendere statuette (aggiungendoci la frenesia del collezionismo) con interazioni marginali con i propri giochi, che comunque avrebbe venduto autonomamente.

Il rischio per il settore è quello di replicare le vicende dei ryhtm game come Guitar Hero e Rock Band, che hanno visto la loro massima espressione e il loro maggior declino in relativamente pochi anni. La risposta, secondo l’analista del NPD Liam Callahan che si è occupato dello studio, sta nell’innovazione:

“I giochi musicali si sono rinnovati con nuove modalità di gioco, liste di canzoni, ed aggiungendo nuovi strumenti […] Ciò detto, ci sono similitudini [con il genere dei rythm game] nel modo in cui molte compagnie inseguono lo stesso tipo di mercato, il quale ha limitazioni nella possibilità di spesa del consumatore, ragione per cui credo sia necessario raggiungere un target demograficamente più ampio.”

Ricapitolando: Nintendo vende e continua a vendere amiibo a rotta di collo (20.5 milioni di statuette al febbraio scorso), Skylanders ha ormai la sua fetta di pubblico ben consolidata, e comunque perde colpi stando ai dati, Disney Infinity ci saluta e Lego Dimensions non è neanche uscito in tutti gli stati.

Il mercato è evidentemente saturo, ma forse il problema più grande di Infinity è stato il non avere abbastanza lungimiranza nell’offerta ludica. A noi sta anche bene riempirci la casa di statuette, ma a supportare la nostra collezione ci deve essere anche un videogioco in grado di intrattenere tutti (vedi sopra), cosa che, purtroppo, la serie di Avalanche non è mai riuscita a fare a pieno.

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