Una nuova produzione da €19,99, ormai marchio di fabbrica della scuderia Sony, arriva in esclusiva PlayStation 4. Si tratta di Alienation, secondo titolo di Housemarque per PS4, un gioco che, come potete leggere dal titolo di questa recensione, mette le mani nel passato recente dello sviluppatore finlandese e si guarda intorno per stare al passo con gli ultimi trend videoludici.

La Terra si ritrova coinvolta, suo malgrado, in un'invasione aliena che ha spostato silenziosamente plotoni numerosissimi e molto variegati. Il governo mondiale UNX, in risposta a questo pericoloso attacco, mette in piedi un'unità speciale di super soldati armati di tutto punto ed equipaggiati con robuste corazze. Al giocatore il compito di controllarne uno.

Queste le sole premesse narrative di Alienation, uno sparatutto multiplayer cooperativo con visuale isometrica che introduce una forte componente ruolistica e persistente a confronto con Dead Nation. Il gameplay è sempre basato sulle ondate di nemici che arrivano sullo schermo come se piovesse, quindi non temano gli appassionati del marchio di fabbrica di Housemarque, ma è evidente che la software house scandinava ha provato ad aprirsi a contaminazioni di generi diversi.

In particolare, a spiccare è l'influenza di Destiny, sia in termini di stile visivo, sia, più fattivamente, per quanto riguarda la giocabilità vera e propria. In altri tempi si sarebbe detto che l'ispirazione principale porterebbe il nome di Diablo ma, considerando che parlavamo di trend in introduzione, le cose cambiano con una certa rapidità e, anche guardando a The Division, è chiaro che Bungie abbia spalancato delle porte in cui tutti provano (giustamente) ad infilarsi negli ultimi mesi.

E in che cosa si palesa tale influenza? In primis, nella scelta di tre classi differenti all'inizio dell'avventura, con la possibilità di avviare altre campagne (oltre alla “principale”) e sviluppare ciascun personaggio in una maniera diversa senza vedersi cancellare gli altri.

Va detto che una differenza sostanziale tra le classi non c'è, o meglio, come in altri esponenti del genere è una differenza fatta di sfumature che sta all'utente cogliere. Se c'è voglia di applicarsi per capire il proprio ruolo in un team e trarre il massimo dalle abilità, allora sì che è Alienation riesce ad essere un'esperienza soddisfacente, specie nel multiplayer, di cui parleremo più avanti.

Tutte le restanti meccaniche, inoltre, hanno quello stesso sapore: ad esempio, l'amore quasi viscerale per le statistiche di armi (tre le tipologie equipaggiabili) e protagonisti, tra danni, DPS, gittata, e via discorrendo, con un twist interessante rappresentato dalla ricarica attiva in stile Gears of War, per dare un po' di ritmo in più.

Nonostante il prezzo, Alienation ha la pretesa di essere comunque un titolo di un certo spessore, e non si limita alla presentazione superficiale di un buon numero di funzionalità. Il crafting è piuttosto articolato e si basa non solo sulla raccolta di materiali sul campo di battaglia, ma anche sul “recupero” e riciclo delle armi o pezzi di equipaggiamento che per statistiche non sono all'altezza di quelli già addosso.

Il lanciafiamme è letale come sembra.
Il lanciafiamme è letale come sembra.

Il potenziamento delle abilità, tre passive e tre attive, ha allo stesso modo un ruolo da non sottovalutare. Questo può essere sbloccato tramite l'acquisizione di nuovi livelli dei personaggi, a loro volta, ma ciò non vi sorprenderà, legati alle performance di ciascuno quando sul terreno di gioco (mostrate alla fine della missione). Le abilità vanno da scudi a protezione di tutta la squadra al pronto soccorso, e sono quello che come in ogni prodotto cooperativo garantisce l'immersione e la sua stessa longevità.

Una particolarità in tal senso è la struttura delle missioni, tutte studiate per durare intorno al quarto d'ora, a meno che non ci si blocchi in qualche determinata sezione. Il nostro è quindi un gioco che si adatta in maniera importante alle esigenze di quanti cercano un'esperienza duratura e coinvolgente ma non hanno moltissimo tempo a disposizione.

Come se non bastasse, in tutt'altra direzione rispetto al concept di una Zona Nera (The Division), uscendo dalla missione perché magari è pronto in tavola o la pausa pranzo è finita, i bottini, i materiali e punti esperienza acquisiti vi rimarranno in tasca, pronti ad essere utilizzati per sviluppare e potenziare ulteriormente il vostro personaggio.

Tirando ancora in ballo Destiny e The Division, e le esperienze di chi scrive con questi giochi, dobbiamo sottolineare una differenza di fondo che potrebbe tornare utile a molti. Con i titoli di Bungie e Massive Entertainment, infatti, abbiamo avuto ore ed ore di divertimento anche in single-player, a prescindere che al nostro fianco ci fossero altre persone.

Tra fitta vegetazione, ghiacciai e strade desolate, la varietà delle ambientazioni è garantita.
Tra fitta vegetazione, ghiacciai e strade desolate, la varietà delle ambientazioni è garantita.

Alienation, invece, non sembra aver superato questa prova. Sarà per la visuale isometrica, che tiene l'azione più distante ed è meno pirotecnica del gunplay architettato dai creatori di Halo; sarà per la velocità dell'azione, “limitata” dal frame rate anche se compensata dalle follie che capitano sullo schermo ad ogni orda, ad ogni evento casuale e ad ogni sfida con i boss sparsi per le mappe.

Da soli non abbiamo avuto il grado di intrattenimento che ci saremmo aspettati e, a dispetto di qualche “citazione” di un titolo come Resogun che abbiamo amato (di fronte a nemici che ci sparano contro, ad esempio, è uno spasso navigare tra i loro proiettili), ciò rimarca la necessità di ritrovarsi con qualche amico per spremere al 100% il potenziale di questo concept. Il matchmaking in tal senso fa bene il suo dovere e, anche se ci siamo misurati con il gioco in una fase pre-lancio e siamo talvolta rimasti al palo per via di host che hanno abbandonato le loro stesse sessioni, abbiamo riscontrato grande disponibilità alla team play negli utenti trovati (non moltissimi) qui e lì.

In termini di offerta grafica, collegandoci al discorso della fluidità, Housemarque ha optato per dei solidissimi 30 fotogrammi al secondo, ha puntato dunque sul puro impatto visivo per mostrare i muscoli, come era stato con Resogun, di una PlayStation 4 in grande spolvero. Nonostante l'inquadratura abbastanza distante dalla scena, infatti, la mole e la qualità degli effetti messi in campo è notevole, con una palette nativamente piuttosto smorta ma capace di infuocarsi o accendersi di neon, di qualunque colore, all'occorrenza.

Per chiudere, come avrete potuto intuire leggendo sin qui e avrete modo di vedere riassunto nella scheda di seguito, Alienation non è il tipo di gioco che reinventa la ruota ma si propone di offrire, partendo da una base molto solida, una gradevole variante per quanti amano il multiplayer cooperativo e le contaminazioni proprie di un genere, quello ruolistico, tipicamente lontano dai suoi canoni. Per una questione di originalità e brillantezza non è la stella più luminosa del portfolio PS4 ma, guardando al rapporto qualità/prezzo, è una valida alternativa alle produzioni tripla-A scatolate.

[wp_ad_camp_1]