Gone Home approda su console current-gen a quasi tre anni di distanza dal lancio originale su Steam, l’avventura interattiva  di Fullbright arriva comunque in ottima forma su PS4 e Xbox One, con tanto di traduzione, almeno a livello di sottotitoli, in italiano. Il titolo è ambientato nel 1995, e ci mette in prima persona nei panni di Katie Greenbriar, di ritorno da un anno in tour per tutta l'Europa, che raggiunge la nuova casa di Portland dove si è trasferita la sua famiglia nel corso della sua trasferta.

La famiglia Greenbriar è composta appunto da Katie, la sorella minore Sam, e i due genitori, e quando attraverso la nostra protagonista arriviamo per la prima volta, proprio come lei, nella nuova casa, non c'è nessuno di loro ad attenderci, tranne un cartello attaccato alla porta.

Entrando nell'abitazione, una tipica casa da film americano, abbastanza isolata e piuttosto inquietante, si ha subito la sensazione chiara che ci sia qualcosa che non quadra, e l'impetuosa tempesta che si abbatte all'esterno con un tempismo degno dei migliori thriller cinematografico, non aiuta a fare diminuire una tensione che si riesce ad avvertire fin dai primi minuti di questa avventura narrativa.

Sì, perché Gone Home è forse l'esaltazione massima di questo concetto, avventura narrativa, che negli ultimi anni sta riprendendo piede nel mondo videoludico, e tutto il gameplay è incentrato sull'esplorazione della magione, in prima persona.

Chi non ha un armadietto con la combinazione in camera...
Chi non ha un armadietto con la combinazione in camera...

Il nostro compito sarà guidare Katie nell'esplorazione della casa, e scoprire attraverso indizi come: lettere, audiodiari, fatture, manifesti, note, cartoline e davvero una serie lunghissima di cose che riempiono comunemente anche la vostra casa, cosa è successo in questo anno di lontananza e la storia dei membri della famiglia Greenbriar.

Senza rovinarvi la storia con retroscena che spero di farvi venire voglia di scoprire giocando a Gone Home, è doveroso specificare che la trama principale è la storia della sorella minore, Sam, che è raccontata in maniera emozionante, a livelli forse mai raggiunti da videogiochi che mi sono capitati tra le mani. Probabilmente anche per il fatto che abito distante dai miei genitori e dalle mie sorelle, che vedo una o due volte l'anno, mi sono immedesimato perfettamente nei panni della protagonista.

Anche le storie di padre e madre sono raccontate approfonditamente, anche se forse in maniera meno efficace di quella di Sam, che rimane la meglio strutturata. Il design del gioco è molto ben studiato, e i ragazzi di Fullbright hanno disposto tutti gli elementi, sia d'arredo che sonori e visivi in generale, in modo da scongiurare che i giocatori scelgano di non esplorare la casa cercando rapide soluzioni.

La tensione ed il trovare alcune luci accese e alcuni rumori arrivare da una zona della casa, portano il giocatore a seguire un percorso che lo porterà ad esplorare casa Greenbriar per un periodo di tempo abbastanza lungo, ed io per esempio mi sono ritrovato ad accendere ogni interruttore che trovassi sul mio cammino.

Tipico inquietante seminterrato all'americana.
Tipico inquietante seminterrato all'americana.

La maggior parte degli oggetti disposti in casa ha una storia ed un motivo per essere in quel determinato posto, e sarà possibile trovare indizi davvero ovunque nelle numerose stanze che compongono la casa, anche se devo ammettere che molti oggetti di contorno tendono a ripetersi in tutte le stanze, e troverete evidenziatori, matite e gomme, tanto per citarne qualcuno, in ogni dove.

Se tra i lati positivi di questa avventura ci sono la narrazione davvero ben strutturata, e lasciata agli indizi ed alla voce di Sam, l'unica che sentiremo e che ci farà da “Cicerone” nella nostra esplorazione, quelli negativi sono sicuramente la telecamera, posizionata un po' troppo in alto, che fa sembrare Katie un gigante e sembra essere calibrata con meno cura del resto del gioco, ed ogni tanto la lentezza dei movimenti della protagonista, che però aiutano ad alimentare il giusto clima di tensione.

Non posso esprirmermi sulle differenze tra i classici comandi da PC ed il joypad di PS4 perché non ho provato la versione originale di Gone Home, ma i controlli sono fluidi ed efficaci, e non ho mai riscontrato difficoltà né nel girare ed osservare gli oggetti, né nel selezionarli o rimetterli a posto, che sono poi i movimenti che sarete costretti ad effettuare più volte nel corso di questa avventura.

Graficamente il gioco è ben realizzato e non sente i quasi tre anni di vita. Certamente non è all'altezza di produzioni AAA con budget elevatissimi, ma il design della casa, dell'arredamento e di tutti gli oggetti è pratico e riuscito.

Il gioco è ambientato nel 1995 e ci sono molti riferimenti all'epoca.
Il gioco è ambientato nel 1995 e ci sono molti riferimenti all'epoca.

Anche a livello audio il gioco presenta effetti sonori e musiche perfette per il clima che gli sviluppatori hanno voluto creare attorno a casa Greenbriar, e gli effetti sonori sono davvero realistici e aiutano l'immedesimazione necessaria per questo tipo di gioco, in cui è  una componente strettamente necessaria.

In definitiva, Gone Home è lo stesso gioco uscito quasi tre anni fa, con degli ottimi sottotitoli in italiano e trasportato perfettamente su console current-gen sia a livello grafico che a livello di gameplay e di controlli, e non si avvertono né il peso degli anni né l'originale natura da gioco per PC del titolo.

Se per caso vi foste fatti sfuggire per un qualsiasi motivo, come il sottoscritto, il lancio originale, ed amate le avventure emozionanti con un gameplay solo esplorativo ma una narrazione profonda e studiata perfettamente, giocare Gone Home su PS4 o Xbox One è una scelta altamente consigliata.

Di certo la longevità potenziale del titolo, che si assesta dalle 3-4 ore circa esplorando approfinditamente a 10 minuti-1 ora cercando di fare una speed run, e forse il prezzo di lancio di €19,99 è un po' eccessivo per la mole di contenuti offerti, ma Gone Home resta un capolavoro narrativo che sicuramente merita almeno un'occasione ed i più anziani di voi, come il sottoscritto, troveranno anche diversi riferimenti agli anni 90 dove il titolo è ambientato.

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