Warhammer non passa mai di moda, che sia la sua incarnazione fantasy o la futuristica 40k, i giochi da tavolo, di carte, di ruolo, nonché i videogiochi, ispirati a questo longevo immaginario hanno sempre il loro fascino. Mordhheim: City of the Damned fa parte di quella categoria che riprende le meccaniche di altrettanti giochi “analogici”, per riportarli fedelmente su PC o console, come fanno ad esempio i due Blood Bowl sviluppati da Cyanide Studios.

Quindi se il boardgame risulta quasi introvabile, così riferiscono le mie fonti, Rogue Factor fa il suo debutto nel mondo dei videogiochi dandoci la possibilità di riprendere in mano le ambientazioni e le regole del gioco, trasformandole nella versione digitale che noi chiameremmo, per darci un tono, gameplay e setting.

Mordheim: City of the Damned riprende quel filone narrativo già visto in Warhammer: End Times – Vermintide di recente, ovvero il periodo più oscuro (nonché affascinante) del Vecchio Mondo.

Mordheim è una sventurata cittadina dell’Osermark, una delle regioni dell’Impero umano, che viene investita da un meteorite di Warpietra, ovvero la versione solidificata delle energie del Caos. In questa cittadina devastata, quindi, siamo chiamati a prendere il controllo di una delle quattro bande di mercenari, tra gli umani, gli skaven, i cultisti del Caos e le sacerdotesse guerriere di Sigmar, per sopravvivere o saccheggiare ciò che rimane di utile.

I mercenari umani in cerca di gloria e fortuna.
I mercenari umani in cerca di gloria e fortuna.

Rogue Factor ha riproposto in maniera fedelissima le regole del gioco da tavolo a cui il titolo è ispirato, e nel farlo si è affidata ad una struttura che non può non ricordare X-COM, il granitico strategico uscito su PC qualche anno fa.

La campagna, in modo similare allo strategico di cui sopra, infatti termina quando non si riusciranno ad effettuare spedizioni di Malapietra per quattro volte, a quel punto giungerà il game over e saremo costretti a ricominciare da capo.

Nel frattempo va gestita ovviamente la banda di mercenari in ogni suo particolare. Nell’elemento gestionale del titolo troviamo l’aspetto indubbiamente più riuscito della produzione di Rogue Factor. Avere a che fare con le truppe è quasi un gioco nel gioco, e con tutti i dettagli e le cose che dovrete tenere a mente c’è di che sbizzarrirsi.

La truppa è composta da un leader, un eroe ed una serie di seguaci, questi ultimi divisi in classi varie che spaziano dall'arciere, il mago (per chi li ha) al combattente piazzato e così via. Il leader e l’eroe sono i personaggi più particolareggiati che possono avere abilità aggiuntive rispetto al semplice seguace, dove il leader ha una serie di abilità dedicate al carisma in battaglia ad esempio che, con il più classico dei sistemi a punti, può essere sviluppato in totale libertà.

Le bestiacce non mancano.
Le bestiacce non mancano.

Warhammer è un immaginario gotico, dark e crudele in molti dei suoi aspetti, e questo City of the Damned non fa eccezione. Come in X-COM, i compagni caduti in battaglia potrebbero esserlo per sempre, oppure potrebbero tornare anche subito ma afflitti da infortuni particolari o addirittura fobie e pazzie varie, le quali infliggono dei malus al personaggio finché non vengono curate.

Per finire non manca ovviamente la gestione dell’inventario e dell’equipaggiamento tra armature, scudi, spadone, mazze, archi e via discorrendo. Abbiamo già detto che sono mercenari e non eroi quindi, tra le altre cose, i nostri guerriglieri devono essere pagati ogni volta che vanno in missione altrimenti partono con un gesto dell’ombrello corale.

Oltre alla truppa vera e propria c’è il veterano, un personaggio che compare solo nelle missioni principali che ha un suo sviluppo a parte che ricorda quello del leader, solo in una versione più approfondita. Compiendo degli incarichi in gioco (dal reclutamento, alle uccisioni o il completamento di missioni) il veterano può sbloccare delle abilità passive utili a tutta la banda, sia in fase gestionale che nella fase di combattimento vero e proprio.

Ciò che non funziona nella gestione dei personaggi è l’editor, fin troppo scarno per un titolo del 2015. Passi che, con tutta probabilità, non porterete fino alla fine tutti i vostri mercenari, ma parte del divertimento è proprio dargli una identità, un nome, un aspetto peculiare. I volti sono tutti uguali e, tra colori, personalizzazioni estetiche di vestiti e capelli, c’è davvero pochissima scelta. Peccato.

Dicevo?
Dicevo?

Oltre alla gestione c’è il combattimento che, contrariamente ad X-COM, non funziona “per caselle” ma con il movimento in 3D. Aumenta l’immersione visto che si può zoomare, ruotare la telecamera ed immergersi nei bellissimi scenari che, complice la bellezza del materiale di riferimento, Rogue Factor ha ricreato con cura ed un senso estetico notevole.

Ci si immerge di più ma, a livello tattico, si perde qualcosa. La telecamera spesso va a ramengo e non capita di rado che, seppure dopo un’azione ben pianificata, si perda un vantaggio tattico importante perché la visuale decide di spostarsi all’ultimo minuto.

Il movimento dei mercenari è deputato al giocatore, che può scegliere fino a due azioni a turno pescando da due pool di risorse differenti, elemento intrigante e ben riuscito dell’aspetto strategico. Uno, quello blu, è dedicato al movimento e alle azioni contestuali ad esso (sorvegliare un luogo, ricaricare l’arma, ispirare coraggio agli alleati), mentre quello rosso è dedicato al combattimento con attacchi ed abilità particolari.

Il sistema funziona ed è sufficientemente tattico, prendendo le misure con la telecamera ballerina gli scontri saranno davvero intriganti da portare a termine, soprattutto nell’ottica di far morire meno persone possibili. Ritengo che adottare uno stile a caselle in stile X-COM avrebbe giovato molto di più, ma ammetto anche che così si sarebbe perso il coinvolgimento dato dall’estetica di gioco che, come detto, è notevole.

La grande bellezza di Mordheim.
La grande bellezza di Mordheim.

Mordheim: City of the Damned è quindi un ottimo strategico a turni in stile X-COM, profondo nella fase gestionale quanto in quella bellica. Consigliato agli appassionati del genere e ad agli appassionati di Warhammer Fantasy in particolar modo, come sempre quando si parla di prodotti su licenza.

L’opera prima dei ragazzi canadesi di Rogue Factor si può definire un successo quasi pieno, dove alcune imperfezioni sono comunque presenti.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, ad esempio, se i modelli dei personaggi e delle ambientazioni sono ben curati, lo stesso non si può dire per le animazioni che sono tutte simili tra di loro ed oltremodo legnose. I tempi di caricamento prima delle partite, inoltre, sono fastidiosamente lunghi.

Ultimo punto, ma potrebbe trattarsi di una riflessione di carattere molto soggettivo, è che a volte l’azione di gioco risulta un po’ soporifera. Forse per il genere, o forse per l’eccessiva lentezza della IA e degli spostamenti, i tempi di una partita media si dilatano in modo copioso. Per finire, è possibile giocare online con avversari umani con la modalità Schermaglia, elemento che farà sicuramente piacere agli appassionati di strategia, oltre ad essere un altro punto a favore di un gioco già molto più che buono.

[wp_ad_camp_1]