Se Overwatch tenta delle strade inesplorate, dimostrando coraggio nel cimentarsi in un genere finora inedito, nel settore degli strategici in tempo reale ci sono veramente pochi altri esponenti della game industry (forse nessuno) che possono salire in cattedra e insegnare qualcosa a Blizzard Entertainment. Uscito paradossalmente in sordina in mezzo al clamore di Fallout 4 e Rise of the Tomb Raider, StarCraft II: Legacy of the Void è l’ultimo tassello dell’epico racconto fantascientifico che la software house di Irvine iniziò a raccontarci quasi venti anni fa. Le aspettative sono quindi altissime da parte dei fan, sia per conoscere l’epilogo delle vicende galattiche che legano Zerg, Protoss e Terran, sia per provare con mano le novità del multiplayer online.

StarCraft II ha contribuito a creare il gaming competitivo quando uscì, ma per colpa dell’enorme diffusione dei MOBA, che con la loro immediatezza sono rivolti ad una fascia di pubblico molto più ampia, lo strategico fantascientifico di Blizzard ha dovuto cedere la corona ad altri.

Il voto che ho assegnato al titolo vi dà l’idea di come siano andate le cose. Legacy of the Void è un finale glorioso, con un’epica vista raramente in un RTS. Allo stesso tempo Blizzard ha apportato alcune modifiche al comparto multiplayer che, in barba agli scettici, non snatura il gioco ma lo rende ancora più iconico, se possibile.

Il multigiocatore online è sempre una bella gatta da pelare.
Il multigiocatore online è sempre una bella gatta da pelare.

StarCraft II è sempre stato un gioco complicato da approcciare nel multiplayer, e la situazione non solo non è cambiata nella volontà di semplificare il tutto per raccogliere più utenza, ma se possibile è addirittura peggiorata su questo fronte.

Le partite infatti iniziano con ben dodici unità da destinare alla raccolta delle risorse, ma molti meno minerali e gas Vespene. Questo significa che la fase iniziale del match, la più noiosa, viene snellita di molto, ma la scarsità di risorse costringe i giocatori ad espandersi molto prima durante la partita.

I match diventano più brutali, richiedono ancor più concentrazione e pianificazione e, con buona pace di chi sperava in una carezza da parte di Blizzard, comprendono una sana dose si mazzate già nelle prime fasi. Inoltre, sebbene permanga la classica struttura sasso-carta-forbice, ogni fazione in gioco è dotata di unità potenzialmente devastanti che, se ignorate o lasciate fare, possono ribaltare le partite.

Oltre a questo, con Legacy of the Void vengono introdotte le missioni in co-op e la modalità Arconte. La prima comprende una serie di partite ad obbiettivi da affrontare con degli amici, con la possibilità di scegliere un generale che conferisce abilità e unità particolari.

La modalità cooperativa.
La modalità cooperativa.

Nelle partite Arconte, analogamente all’omonima unità dei Protoss, due giocatori giocano insieme controllando lo stesso esercito. La modalità è ben riuscita e molto divertente.

Un giocatore può controllare le risorse e gli edifici, mentre l’altro può occuparsi delle unità e dei combattimenti, oppure possono diversi lo stesso compito per poter essere più veloci nel portarlo a termine.

Messa giù così, questa tipologia di partita potrebbe anche trovare il suo posticino nell’ambiente competitivo online.
E, in ogni caso, si tratta di un’aggiunta molto interessante ed incredibilmente a tema con i contenuti di questa terza e ultima espansione di StarCraft II.

Ritorna ovviamente anche la modalità Arcade, dove gli utenti della sconfinata community possono creare e condividere contenuti come mappe, modalità di gioco, e qualsiasi cosa sia possibile fare con l’editor di gioco.


 Sebbene il linguaggio dei Protoss sia generalmente composto da frasi che danno solo l'idea di essere di senso compiuto, alcune di queste hanno un significato reale. La più comune, quella che i Protoss pronunciano da tempo, è "En taro Tassadar". Si tratta di un saluto rituale dove "en taro" sta "in memoria di" oppure "in onore di", in questo caso del leggendario esecutore Tassadar, sacrificatosi per annientare l'Unica Mente dello sciame Zerg.


Il multiplayer di StarCraft II continua ad essere lo stesso di sempre, quindi: ostico per i neofiti e intrigante per i più esperti, solo aggiornato per essere ancora più brutale e con alcune modalità che faranno piacere a chi cerca un pochino di varietà nelle partite.

Artanis.
Artanis.

La campagna è semplicemente la miglior storia che sia mai stata raccontata in uno strategico. In questo ultimo atto dell’epica di StarCraft ci mettiamo nei panni dei Protoss, affascinante razza di alieni dalle avanzate conoscenze tecnologiche, tuttavia legati tra di loro da un dogma spirituale e religioso, quasi.

Dopo aver affrontato il prologo con protagonista l’eretico Zeratul (disponibile già da un po’ di tempo in forma gratuita) conosciamo Artanis, giovane guida politica e spirituale dei Protoss, il cui ruolo messianico lo porterà a guidare una vera e propria crociata per riconquistare il pianeta natale Aiur.

La campagna che vede protagonisti il giovane gerarca e la sua Armata d’Oro parte subito col botto, non c’è tempo per rilassarsi e prendere fiato, e non ce ne sarà mai nella dozzina di ore che impiegherete a completare tutte le missioni.

Non farò spoiler in alcun modo in questa recensione, ma l’impressione è che Blizzard, ben conscia di dover chiudere la sua trilogia, abbia spinto sul pedale dell’epicità non lesinando colpi di scena e momenti davvero galvanizzanti.

La Lancia di Adun può lanciare attacchi orbitali durante le missioni.
La Lancia di Adun può lanciare attacchi orbitali durante le missioni.

Anche se non siamo di fronte al più elaborato dei thriller fantascientifici, l’epopea di Legacy of the Void è gloriosa in ogni sua forma, regala emozioni dall’inizio alla fine senza sconti.

Il tutto è anche maestoso da vedere e percepire, in generale. A livello grafico Blizzard ha tirato a lucido un apparato che, nonostante nelle texture a volte un po’ slavate e in qualche incertezza generale senta il peso degli anni, a livello corale fa sempre la sua porca figura.

Le cutscene in computer grafica sono ovviamente il fiore all’occhiello della produzione e non ci aspettavamo niente di meno, i modelli poligonali dei protagonisti sono davvero dettagliatissimi e, complice il fascino della razza aliena, brillano di luce propria. A colpire è proprio il design generale dei Protoss, dalle armature, ai gadget fino alle strutture architettoniche.

Anche sul comparto sonoro c’è davvero poco da dire, la colonna sonora regge perfettamente il peso del racconto inoltre, come da tradizione, tutte le linee di dialogo sono doppiate in italiano. Un adattamento effettuato con grande cura sia nei testi che nella scelta degli attori, la qualità a cui Blizzard ci ha abituato.

Una delle prime missioni della campagna.
Una delle prime missioni della campagna.

La campagna non è solo bella da vedere ma anche da giocare, le missioni sono divertenti e difficilmente risultano una uguale all’altra. Inoltre, essendo Legacy of the Void un titolo stand-alone ed essendo passati un po’ di anni dall’ultimo capitolo, le prime partite sono un perfetto tutorial sia per rinfrescare la memoria ai veterani ed insegnare ai neofiti le basi, sia per mostrare le novità presenti in questa espansione.

Blizzard ha lavorato molto al titolo per non farlo sembrare un more of the same, con la scusa dell’essere la conclusione la tentazione sarebbe stata oggettivamente forte. Le mappe sono curatissime a livello estetico (anche le location più spoglie sono comunque affascinanti!) sia come level design, affermandosi ancora una volta il top nel genere.

Il livello di sfida è sempre appagante, sia per i neofiti che per coloro che hanno alle spalle decine e decine di ore di gioco. Oltre alla normale gestione delle unità, in Legacy of the Void si aggiunge anche la logistica della Lancia di Adun, la colossale astronave Protoss che trasporta i nostri eroi.

La Lancia garantisce dei bonus e delle abilità durante la campagna, le quali possono essere manipolate e potenziate tra una missione e l’altra. Dal ponte di comando si ha accesso alla mappa stellare dalla quale scegliere la propria destinazione come al solito, ma c’è anche la possibilità di andare al Concilio di Guerra e al Nucleo Solare.

La gestione delle truppe è un aspetto molto interessante del gioco.
La gestione delle truppe è un aspetto molto interessante del gioco.

Il primo ci consente di gestire le truppe, potendo scegliere quale unità schierare per ogni categoria. Per motivi narrativi, Artanis si ritrova a gestire quattro diverse fazioni alleate tra loro, che forniscono a loro volta un supporto alla causa. Un esempio pratico: per i guerrieri da mischia possiamo scegliere tra lo Zelota di Aiur, il Centurione di Nerazim o l'Incursore dei Purificatori, con il primo che infligge danni ad area, il secondo stordisce brevemente le unità nemiche e il terzo che resuscita quando subisce danni letali.

Questo dona una nuova ovvia profondità alle meccaniche di gioco, permettendo di modificare il proprio esercito a seconda delle avversità che si trova davanti missione dopo missione, magari inserendo le unità in grado di occultarsi con una specifica abilità che ci può essere più utile delle altre.


 Legacy of the Void è un titolo standalone, pertanto potrete giocarci senza bisogno delle due parti precedenti. Al massimo vi perdete tutta la storia precedente, ma Blizzard ha confezionato un ottimo filmato riassuntivo che parte addirittura dalle vicende del primo Starcraft, così da non perdere nessuno dei risvolti cruciali della trama.


Nel Nucleo Solare invece si investe sul motore dell’aeronave (una vera e propria stella) usando la solarite, un materiale reperibile durante le missioni. Con questo minerale è possibile sbloccare delle abilità che la Lancia di Adun può utilizzare in supporto alle nostre scorribande.

Si passa dall’attacco orbitale, alla possibilità di evocare Piloni con molta più facilità, piuttosto che ai classici sconti sull’evocazione di unità o alla velocità di costruzione degli edifici. Un vero e proprio gestionale all’interno del gestionale.

Il ponte di comando della Lancia di Adun.
Il ponte di comando della Lancia di Adun.

Per concludere, Legacy of the Void è la granitica risposta di Blizzard a tutti coloro che volevano vedere una conclusione a questa epopea fantascientifica che, lo vogliamo ricordare, non ha nulla di invidiare ai colleghi del mondo del cinema. In questo terzo atto tutto è perfetto e, se proprio volessimo trovare dei difetti, ce ne sarebbero due da tirare in causa, o per meglio dire uno e mezzo.

Il primo è il prezzo, che per un’espansione potrebbe essere considerato un po’ alto, ma le righe di questa lunga recensione dovrebbero darvi la cifra di quanto questa ultima fatica di Blizzard valga appieno ognuno dei quaranta euro che dovrete sborsare per portarvi a casa Legacy of the Void.

L’altro, il mezzo, è che StarCraft II è un gioco ancora oggettivamente difficile da approcciare online. Ma per alcuni, me compreso, è solamente un pregio, la dimostrazione di come sia giusto rimanere sui propri canoni invece che vendersi, rincorrendo nuovi tipi di utenza ma perdendosene per strada altrettanti.

[header_banner]