Nonostante la gravità dell’articolo lo scopo in realtà è leggermente più semplice

Certe volte tendiamo a dimenticarcelo ma tra un poligono, un pixel e un frame, l’industria dei videogiochi è composta da persone, prima di tutto. Persone che hanno dubbi, paure, aspirazioni ed idee come le abbiamo noi che stiamo dall’altra parte dello schermo, con il controller in mano.

Si può provare simpatia oppure antipatia per Hideo Kojima (per chi scrive, la seconda), ma la sua vicenda non può non lasciare indifferenti a chiunque si fermi un attimo a pensare. Il suo addio, perché di questo si tratta, a Konami è qualcosa di molto particolare e, per certi versi, triste.

Una serie di eventi che sembra non avere ancora né una fine, né una spiegazione plausibile. Dal profilo Twitter di Simon Parker, giornalista del New Yorker che ha svelato la notizia secondo cui Kojima non sarebbe più dipendente di Konami dal 9 ottobre scorso, è stata pubblicata una foto di quello che sembra essere un party di addio per salutare lo sviluppatore.

Konami si è espressa al riguardo dichiarando che “attualmente, Kojima è ancora un dipendente di Konami”. Il game designer è semplicemente impegnato in una lunga vacanza, a quanto pare: “In questo momento Kojima e il team di sviluppo hanno finito di lavorare a Metal Gear Solid V e si stanno prendendo una lunga vacanza dal lavoro”.

La foto del party invece è stata liquidata con un “non siamo sicuri di che tipo di cosa sia stato”. Per la serie: “Io non so niente, non c’ero, se c’ero dormivo, se dormivo sognavo un’altra cosa”.

Nonostante il carattere, i presunti problemi a livello logistico, e tutto ciò che Kojima può aver fatto durante lo sviluppo di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, questo è uno di quegli addii che mettono tristezza, ma per i motivi sbagliati.

E ritorniamo al discorso di prima, quello in cui dicevo che questa è una industria fatta di persone. Tra le tante dinamiche che possono intercorrere tra due o più essere umani ce n’è una, tra le più dolorose forse, ovvero l’addio.

Quando qualcosa si “rompe” o succede un evento al quale non si può reagire in modo efficace, ecco che due persone sono costrette ad allontanarsi. Lo ha fatto Kojima, non di sua spontanea volontà, e non l’ha fatto con Konami, ma con il suo pubblico, quei fan che da anni lo supportano senza esitazione.

Lo ha fatto Naughty Dog che ha detto ufficialmente addio a Nathan Drake ed alla saga di Uncharted. Questo non significa che l’epopea dell’avventuriero di casa Sony finirà in tragedia, ma semplicemente per lo studio statunitense è tempo di “andare avanti e farsene una ragione”, per citare una delle battute finali di un noto serial di qualche anno fa.

Dopo dieci anni di lavoro, è Neil Druckmann a definire come, con Uncharted 4, per lo studio sarà la fine di un’era: “Siamo stati con questo franchise per almeno 10 anni dalla sua creazione fino ad ora. Fortunatamente, non abbiamo molto tempo per rimuginare su questo sentimento perché siamo molto impegnati, ma ogni tanto… capisci?”.

Durante l’estate appena conclusasi abbiamo dovuto dire addio ad una persona in altre circostanze, forse in quelle peggiori che ci possono essere. Satoru Iwata non ha avuto scelta e, come sapete senz’altro, lo scorso luglio ha lasciato la sua famiglia, Nintendo, e tutti noi. Nonostante la gravità dell’articolo lo scopo in realtà è leggermente più semplice. Vorrei invitarvi a soffermarvi un attimo su cosa succede dietro ai siti di informazione, dietro ai comunicati stampa, dietro ad una dichiarazione di un publisher e una polemica da console war e un’altra.

Solamente in questi tre esempi, e ne succedono tantissimi ogni giorno di meno roboanti, abbiamo: un professionista che si è ritrovato con la proverbiale pedata sul sedere dopo aver lavorato ad una saga per 28 anni, uno tra i team di sviluppo più importanti del mondo che si ritrova a dover ricominciare da capo tra le lacrime, un’azienda tra le più importanti al mondo che perde uno dei suoi presidenti più importanti, in un momento tutt’altro che felice. Il senso di smarrimento, il rischio di dover ricominciare ed il dolore della perdita, tutte cose che succedono anche a noi che i videogiochi li giochiamo solamente, oppure no?

[header_banner]