"Mi ricordo che anni fa, di sfuggita dentro un bar..." ho visto Larry Bird giocare alla TV. E da lì è iniziato un'amore che dura ancora adesso per l'NBA. Non solo "reale" ma ovviamente anche videoludico. Da allora tutti i giochi di basket apparsi sugli scaffali sono stati provati, apprezzati e spremuti a fondo. Devo dire che, nonostante la simulazione fosse abbastanza arcade, rimango legato emotivamente alla serie più trascurata di tutti, quell'Inside Drive di Microsoft che mi aveva fatto divertire. Poi il franchise Live di Electronic Arts, e quando le cose sono diventate a prova di esperto, la mitica NBA 2K di Take Two, che vanta ormai più di quindici anni di rinomata permanenza sui parquet digitali.

È anche vero, lo ammetto, che io sia fra quelli che la passata stagione l'ha vissuta, parlando del titolo oggetto di recensione, come un passo indietro rispetto a 2K14, sia nel gameplay che nelle animazioni e nell'impostazione della carriera personale. Ma quest'anno non posso che dire di essere stato abbagliato dalle meccaniche perfezionate di 2k16, ormai realistiche allo spasimo. Ma andiamo con ordine.

L'online, ad esempio, così ci togliamo subito il dente e non ne parliamo più. Questa volta tocca alla modalità Pro-AM debuttare fra le varie opzioni, tantissime, disponibili e già conosciute. Vi divertirete, cinque contro cinque, con gli amici o con emeriti sconosciuti, sempre che i server di gioco reggano all'urto, ed inizialmente devo dire di avere avuto qualche problemuccio di connessione ai server, ma cose che probabilmente saranno affinate da qui a breve.

In questa nuova modalità, come nella MyGM, MyTeam e MyLeague, la cosa che "spacca" di brutto e la possibiltà questa volta pazzesca di personalizzare ogni più piccolo dettaglio (anche se sul costo di alcune carte avrei qualcosa da ridire). Dallo stadio, alle divise, al logo, alle foto caricabili dei giocatori, in modo che la vostra squadra possa essere uguale in tutto e per tutto a quella che avete sotto gli occhi tutti i giorni ai giardinetti o nel campetto di periferia. Maniacale oltre ogni aspettativa, vi darà del filo da torcere in quanto a tempo impiegato, perché vi perderete letteralmente nelle capacità dell'editor da cinque stelle. Una bella soddisfazione crearsi qualcosa, magari insieme agli amici, di assolutamente personale. Grazie Take Two per questo.

Veniamo alla novità maggiore che NBA2K16 introduce quest'anno, e cioé il cinema. Esatto, avete letto bene. Niente meno che un regista del calibro di Spike Lee, da sempre appassionato di basket, si "siede" dietro la camera da presa virtuale per (ri)girare la modalità in stile storyline della carriera. Indubbiamente un cambiamento epocale con la classica soluzione degli altri anni.

Qui vi sedete in sala e state a guardare un ottimo film sul basket, di quelli che partono dai quartieri popolari (ed anche se potrete sempre personalizzare il vostro personaggio, l'idea è quella del nero che scala il successo, del resto è Spike Lee, e del resto parlavano proprio di razzista in un mio articolo precedente, qui prontamente smentito). Freq, così è soprannominato il vostro "eroe", si farà tutta la trafila dai campetti di periferia, passando per l'high school ed arrivando al college, infarcito di cut-scene dove viene creato un appropriato background sociale al ragazzo, dalla famiglia agli amici, all'ambiente in cui vive.

Senza dimenticare le partite, sia di high-school che di college, e qui rimpiangiamo la scelta di non includere, visto il gameplay e lo stile differente ma appropriatissimo, questi campionati al pari dell'Euroleague, anzi, semmai sarebbe stata una scelta maggiormente adeguata, e sicuramente divertente. Si approda poi al draft, alla scelta da parte di una squadra NBA, alle poche partite disputate nell'anno da rookie, e finalmente, ad una maggiore libertà, anche di scelte, che sopraggiunge dal secondo anno. Qui la vostra vita, o meglio quella che Spike Lee ha deciso di donarvi, fidanzata compresa, acquista di brillantezza anche fuori dal campo e possiamo senz'altro dire che a differenza dell'anonimato dell'anno scorso, da queste parti vi appassionerà anche "il contorno" della storia, e non solo il parquet. Ma...

C'è sempre un "ma" appostato dietro ad ogni conclusione positiva. L'altro rovescio della medaglia della nuova, cinematografica, myCareer, è il fatto che questa "storia" non è la "vostra" storia, ma quella di Spike Lee. Bellissima, fuori da ogni dubbio. Ma a tratti vi sentirete stretti all'interno di panni non proprio vostri, e sentirete il bisogno di incanalare il tutto in altre direzioni, senza però poterlo fare. Non è un problema insormontabile, ma è la sensazione che ho provato a giocarci, e quindi ve la passo così, a pelle.

Altro aspetto assolutamente stellare, nella versione 2016, è l'atmosfera che si respira prima, durante e dopo le partite per quanto riguarda l'aspetto "televisivo". Abbiamo i mitici Ernie Johnson, Shaquille O'Neal, e Kenny Smith che si occuperanno di tutti i siparietti sia del pre-gara che dell'intervallo e del post partita, e come se non bastasse il commento a più voci e il report da bordo campo è assolutamente stellare. Cheerleaders, interviste "after the show" realizzate con la controparte reale dei giocatori, taglio giornalistico con riprese impeccabili, sono elementi essenziali per farvi sentire all'interno di un'esperienza che, con le dovute proporzioni, mi aveva dato eoni fa solo la serie cinemaware su Amiga (e lì si giocava sulla novità), ed oggi lo stupore è lo stesso.

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Spike Lee.

In più ci si mette anche una grafica allo stato dell'arte, ancora migliorata rispetto all'anno scorso, sia per il fotorealismo dei protagonisti, che per ogni dettaglio che finisce nell'inquadratura. E soprattutto perché il "peso" dei giocatori questa volta è assolutamente realistico e fantastico. Diciamolo subito: NBA 2K16 non è un gioco da praticare a testa bassa, per casual gamer, per chi non bada agli schemi, e per chi crede che sia comunque facile buttarla dentro il canestro.

No, niente di più sbagliato. Innanzi tutto è stata migliorata moltissimo la fisica "gravitazionale", ed il gioco ne ha giovato in maniera esponenziale. Non sposterete un centro con la vostra piccola guardia, anzi, finirete a terra. Movimenti, velocità, abilità di ogni ruolo ed di ogni giocatore in campo è perfetto. La lentezza, la forza fisica, la volenza di certe schiacciate, le sentirete eccome. La palla fra le mani vi scotterà, e se non saprete selezionare il gioco giusto, finirete presto per perderla.

È pur vero che l'intelligenza artificiale è stata ancora migliorata. Se fare canestro è difficile anche per un giocatore hardcore, anche i vostri compagni controllati dalla CPU della Play sapranno smarcarsi adeguatamente, offrirvi blocchi da professionista, eseguire pick and roll alla perfezione. Semmai il problema sarà chiamare gli schemi, visto che i menu in NBA 2K16 non sono proprio la cosa migliore che incontrerete. Anche alcuni comandi sono stati invertiti, ma a questo vi abituerete presto, come alla reintroduzione della barra meter per i tiri.

NBA 2K16 è un gioco difficile, dicevamo. Ogni squadra che affronterete avrà le sue caratteristiche ben delineate e almeno le principali sarà preferibile conoscerle, altrimenti vi infrangerete contro un muro di pro che non riuscirete minimamente a scalfire. Dovrete studiare anche i vostri, altrimenti tutto il "ben di dio" che potenzialmente avrete a disposizione, e parlo del vostro parco giocatori, servirà a poco. Non farete canestro perché la difesa avversaria è incredibilmente sbadata, o perché da soli seminerete lo scompiglio fra i ranghi avversari. Qui tutto dovrà essere ragionato, ed anche a livelli più bassi di difficoltà il fatto che giocate fra i migliori professionisti del mondo si sentirà alla grande. Del resto anche il più scarso dei giocatori NBA sbaglierà meno di voi, se non starete molto attenti ad ogni passo che farete sul parquet.

Un'azione di gioco.
Un'azione di gioco.

Qui siamo dalle parti dello stato dell'arte se il nostro "main focus" è il realismo estremo. Grafica, gameplay, fisica, azioni (la palla schiacciata a terra è bellissima da vedersi, le nuove azioni aggiunte nel portfolio dei giocatori sono proprio quelle che mancavano), difficoltà, è tutto da NBA. Nel vero senso della parola. Un'esperienza che lascerà distanti i giocatori "della domenica", c'è poco da fare, ma del resto per loro ci sono altri giochi di basket. Qui bisogna essere realmente pro per gareggiare fra i pro virtuali.

Visual Concepts ha creato veramente un "livin da dream", sia fuori che dentro il campo. Anche solo l'editor varrebbe l'acquisto perché di così belli è raro incontrarne in videogiochi di questo tipo. L'infinità pletora di modalità dona un senso di vertigine iniziale ma che presto lascerà il campo alla soddisfazione di avere fra le mani un prodotto infinito. Certo, la personalizzazione molto New York- Harlem della storyline à la Spike Lee poteva tentare di lasciare un po' più spazio all'immaginazione del giocatore, ma va bene anche così.

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