Al mondo esistono tante di quelle opere d’arte trattanti il tema dell’amore che il loro ammontare, ne sono certo, arriva a cifre così elevate che nemmeno tre zeri riescono a descrivere. Amore bugiardo, amore criminale, amore tra i banchi di scuola, amore lontano, amore innocente… l’amore, insomma, “l’amor che move ‘l sole e l’altre stelle”, scriveva il buon Dante nell’ultimo Canto della Commedia.

Lovers in a Dangerous Spacetime è un pentolone ricolmo di gustosi ingredienti: una spolverata di citazioni dal Sommo Poeta, qualche kilo di immaginario nerd e infiniti litri di tenerezza; pesantemente conditi - come ben sanno i cugini francesi d’oltralpe - da una salsa rosa fosforescente che rimarrà appiccicata al vostro palato per lungo tempo.

Il titolo racconta le avventure dei Lovers, acronimo di “League of Very Empathetic Rescue Spacenauts”, i quali hanno il ruolo di difendere a tutti i costi il Reattore Ardor, una macchina fondamentale per la stabilità dell’intero Universo, alimentata da una forma di energia molto particolare: l’Amore.

Come nella più classica delle storie, un giorno il Reattore viene distrutto da una voragine spazio-temporale creata da una forza altrettanto potente e assai oscura, l’Anti-Amore, che sparge così le sue demoniache creature in tutto il Cosmo. Sarà quindi scopo dei Lovers viaggiare attraverso quattro Costellazioni per riportare l’Amore nell’universo, tramite l’unica nave sopravvissuta – alimentata da una scheggia del Reattore Ardor – capace di trasportare i nostri astronauti tra le stelle.

Il gioco, per affrontare la campagna, dispone di una modalità singolo giocatore, in cui verremo aiutati da un fido aiutante che potremmo gestire tramite la pressione del tasto Y,  oppure di una co-op a due giocatori caldamente consigliata per godere al massimo l’esperienza che Lovers in a Dangerous Spacetime può offrire.

Sì, perche il titolo creato dai canadesi di Asteroids Base è una bastardissima esperienza zuccherosa, che spinge il pedale oltre la “comfort-line” a cui ci hanno abituato i giochi odierni, che ci sprona a saltare di qua e di là come coniglietti in preda all’adrenalina indicando convulsamente lo schermo del televisore; tutto questo insieme al nostro compagno di giochi, seduto sul divano affianco a noi.

Il gameplay è forse l’elemento più curioso del titolo, insieme ovviamente all’inconfondibile art direction: il giocatore dovrà controllare il proprio Lover all’interno della rosea astronave – che, a proposito di citazioni nerd, assomiglia molto a una Morte Nera – e spostarlo all’occorrenza in uno degli otto moduli di comando utili per compiere determinate azioni.

Il modulo principale è quello posto in centro che comprende il timone, con il quale dovremo muovere la nave tramite un propulsore ruotabile intorno allo scafo, il secondo è il modulo della mappa stellare, con il quale potremmo osservare le zone esplorate e la nebbia di guerra che copre la restante superficie, il terzo è il modulo di controllo dello scudo, grazie al quale potremo ripararci dai colpi nemici in arrivo, il quarto disponibile è invece il modulo del devastante cannone Yamato (utilizzabile raramente a causa del lungo tempo di ricarica) e infine gli altri quattro moduli restanti sono i cannoni base posti esattamente a ore 3, 6, 9 e 12 dell’astronave.

La campagna, cuore pulsante di Lovers in a Dangerous Spacetime, è suddivisa in quattro macroaree chiamate Costellazioni, le quali comprendono 5 livelli con un boss da sconfiggere. Per un totale di più di sei ore di gioco la longevità certo non manca, senza contare l’estrema rigiocabilità data dalla creazione procedurale dei singoli livelli e dalle gemme atte a personalizzare e potenziare ciascun modulo di comando dell’astronave.

Ciò che stupisce di Lovers in a Dangerous Spacetime è la capacità di non essere mai uguale a sé stesso, in quanto i game designer sono riusciti a creare un numero esorbitante di nemici diversi e di pericoli introdotti con lentezza ed efficacia in ogni stage. I tre tipi di gemme, come detto precedentemente, riescono a variare notevolmente le regole del gioco: se una gemma metallica viene piazzata nel vano motore esso sparerà piccole palle di cannone durante la propulsione, mentre se viene posta nell’alloggiamento dei cannoni essi diventeranno dei devastanti mazzafrusto pronti a far esplodere qualsiasi nemico nelle vicinanze.

Dal punto di vista artistico il lavoro di Asteroids Base è straordinario, dal tocco pop, vivace e tenero. Ecco, tenero forse è la parola giusta: i colori fluorescenti, che spaziano dal verde al rosa, invadono lo schermo; mentre il nostro piccolo protagonista e il suo aiutante - gattino o cagnolino che sia, entrambi sono straordinariamente dolci - vagano di qua e di là per i corridoi dell’astronave.

Gli effetti particellari sono di ottima fattura, così come il character design dei nemici, mai banale e assai vario per una produzione indie di questo spessore. La colonna sonora originale spazia da sonorità acid-techno a una elettronica dai toni più melodici, per saziare il palato di qualsiasi videogiocatore dalle orecchie piuttosto fini.

Lovers in a Dangerous Spacetime è un videogioco assolutamente da provare in co-op locale insieme ad un amico, o meglio, con il proprio partner. Giocato in solitaria, il titolo esprime nemmeno la metà del potenziale che è capace di mostrare; perché sia chiaro che l’amore non si fa da soli, ma in due.

L’imprevedibile e sana dose di divertimento che il titolo di Asteroids Base sarà capace di donarvi ripagherà ampiamente i 15 euro spesi sullo store, poiché qui abbiamo tra le mani uno dei migliori titoli indie che quest’anno ha consegnato alla storia recente dei videogames (ricordiamo, tra gli altri, perle come Dungeon of the Endless).

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