I tempi corrono veloci e, sopratutto nel mondo della tecnologia, c'è sempre meno spazio per la nostalgia

Eh sì, questo è uno di quegli articoli della serie "si stava meglio quando si stava peggio". Oggi parliamo di un momento magico nella vita di ogni giocatore, quando finalmente l'attesa finisce e veniamo soddisfatti nei nostri bisogni.

Mi riferisco ovviamente al Day One, per l'occasione scritto rigorosamente con le maiuscole, ovvero una delle parole più scritte sull'Internet dei videoggioghi insieme a "risoluzione", "sessanta frame" e "bug". Nella settimana in cui Mario compie 30 anni, non possono non andare indietro nel tempo pensando a come erano i Day One una volta. Voi ve li ricordate? Vi ricordate quando del gioco si sapeva pochissimo, a momenti neanche come fosse fatta la confezione?

Intanto bisogna fare una distinzione importante, ovvero definire due epoche distinte: prima e dopo l'avvento di Internet. Prima che le notizie viaggiassero sulla grande rete, per avere informazioni sui videogiochi bisognava fiondarsi in edicola a comprare le tante riviste che c'erano all'epoca, fidarsi del passa-parola degli amici o, last but not least, consultarsi con il proprio negoziante di fiducia, una figura che un tempo aveva del sacro.

Il negoziante era una figura mitologica agli occhi dei ragazzini di allora: faceva il lavoro più bello del mondo e sapeva ogni cosa. Spesso era uno molto avanti col tempo, magari aveva una delle prime connessioni ad Internet, oppure un contatto in Giappone, e trovava queste notizie fantasmagoriche che apparivano solo nelle riviste.

Ma i redattori lo facevano di lavoro e quindi erano in qualche modo "giustificati" nel saperlo, il proprietario del negozio invece era una persona come un'altra, e quindi venire a sapere quanti personaggi aveva un picchiaduro, quanti livelli aveva l'ultimo action o quanto sarebbe durato uno sparatutto, gli garantiva lo status di semi-divinità.

Il Negoziante.
Il Negoziante.

In questo clima l'attesa del videogioco era una cosa meravigliosa. Considerate anche che le grandi catene di videogiochi come Gamestop, ma anche i franchise come Media World, all'epoca esistevano solo nelle grandi città, quindi per chi come me viveva in provincia c'era solo il "negozietto" come punto di riferimento.

Se un gioco usciva un tale giorno, il negozietto di cui sopra lo poteva avere fino a 48 ore prima, e quella che oggi chiamiamo "rottura del day one" gridando allo scandalo, andando a rompere i coglioni al povero commesso di Gamestop che non può fare nulla, era la normalità. Il proprietario lo aveva già in magazzino, i ragazzi glielo chiedevano e lui lo vendeva.

Non c'era modo di postare la foto dello scontrino su Facebook per vantarsi con gli amici, non c'era il motivo dello scandalo. Questa cosa, col tempo, è diventata anche un meccanismo per i negozi privati per difendersi dal potere delle grandi catene. Quando Gamestop e soci incominciarono ad imperversare su tutto il suolo italico, i piccoli negozi iniziarono giustamente a tremare.

È un po' come quando a scuola fai la corte ad una ragazza per mesi, nonostante l'enorme fatica per farti notare stai per arrivare lì dove nessun compagno di liceo è mai arrivato, e proprio quando sei lì per affondare mani e denti nelle premature rotondità della tua bella, ecco che arriva "quello nuovo".

Si è trasferito qui perché suo padre è diventato il mega-direttore universale di un'azienda grossissima della tua zona, è bello, prestante, viene dall'estero e quindi ha il fascino dello straniero (quando ancora non li aiutavamo a casa loro) che levati. Di colpo la tua amata si trasforma in Uma Thurman e tutto quello che potete fare è bere una Schweppes.

gamestopejpg-0d25b5
Un GameStop.

Questo è ciò che successe, col tempo, all'avvento dei primi grandi franchise. Di fronte ad offerte dalla convenienza inspiegabile, una varietà estrema di prodotti, gadget, mille servizi, tessere ed il mercato dell'usato i clienti cominciavano a migrare, c'era pochissimo che potevano fare. Così, la normalità del vendere un videogioco un paio di giorni prima, divenne un contrattacco da trincea contro il nemico venuto da oltreoceano.

Prima dell'avvento di Internet poi, come dicevo poco sopra, era difficile reperire informazioni sui videogiochi. O meglio, non era facile come oggi. Questo portava ad una situazione magica: quando andavi a comprare il gioco non sapevi quasi niente.

Il massimo delle informazioni che potevi avere quando andavi in negozio al Day One era, se le tempistiche erano favorevoli, la recensione sulla rivista. Nel caso in cui il gioco uscisse in concomitanza o, come spesso accadeva per esigenze editoriali, la recensione arrivava qualche giorno dopo il Day One, il massimo delle informazioni erano qualche immagine trovata sulla rivista di cui sopra e, magari, l'anteprima.

Ricordo che molto spesso non sapevo neanche come fossero fatte le confezioni dei giochi che andavo a comprare. Non è per fare sempre il vecchio trombone, ma una volta c'era ciò che oggi è stato letteralmente buttato alle ortiche: la sorpresa e il gusto della scoperta.

Non c'erano i trailer cinematografici, i gameplay, tanto meno gli youtuber, il massimo delle informazioni visive erano i CD dimostrativi che alcune riviste mettevano in allegato, nelle quali c'erano alcune demo dei giochi in uscita. Bisognava essere fortunati ad avere la console "giusta" poi, perché per Nintendo 64 e Gamecube, per fare due esempi, le demo non le distribuivano per la particolarità dei loro supporti.

Alcune riviste d'epoca.
Alcune riviste d'epoca.

Siamo passati dall'aspettare il numero estivo della rivista preferita dove c'era il reportage dell'E3, a leggere le notizie dell'E3 su Internet, al vedere le conferenze in differita, fino al vedere in diretta streaming. Per non parlare dei gameplay trafugati, sequenze finali pubblicate su Internet in anticipo, tutte le magagne interne come le vicende di Kojima contro Konami, i retroscena dello sviluppo di un gioco o tutti i dettagli che, fino a qualche tempo fa, erano semplicemente oscuri.

Per dire, io non ho Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, eppure conosco praticamente tutto del gioco, conosco praticamente vita, morte e miracoli di Stefanie Joosten che è la modella che interpreta Quiest, so come funziona Super Mario Maker senza aver neanche mai visto la confezione dal vivo, e così via.

Quindi si stava veramente meglio quando si stava peggio? In realtà, no. Internet ha portato degli indubbi vantaggi, e non rendersene conto significa essere a dir poco retrogradi. I bug di Assassin's Creed Unity, i problemi con la versione PC di Batman: Arkham Knight, sempre parlando di PC il fatto che nel DVD di MGS V: TPP c'è solo l'installer di Steam, tutte cose che non avremmo mai scoperto se qualche indagatore della rete non le avesse rese pubbliche.

Alla fine rimango della mia stessa idea: ai miei tempi il Day One era una cosa bella, con un distinguo. I tempi corrono veloci e, sopratutto nel mondo della tecnologia, c'è sempre meno spazio per la nostalgia.

Per giocare con una PlayStation 4 devi sorbirti anche gli youtuber, vedere il tuo gioco preferito dilaniato dei suoi contenuti quasi del tutto prima del lancio, vederti mille trailer tutti uguali, è il prezzo che bisogna pagare oggi, ci sta. Se sei un vecchio trombone scaricati un emulatore, oppure spolvera la vecchia console e gioca lì.

5126d1c55c221
La schermata iniziale del gioco.

Mentre scrivo ricordo un episodio che è un po' la summa di tutto questo lungo blaterare. Come sapete una delle mie saghe preferite di sempre è The Legend of Zelda. Ricordo che quando vidi l'anteprima di The Wind Waker su una delle riviste dedicate a Nintendo rimasi letteralmente di stucco. Ricordo che la prima cosa che pensai quando vidi le prime immagini di quel Link così strano era: "Ma cos'è sta merda?".

Non riuscivo proprio a capacitarmi di cosa fosse quella sottospecie di cartone animato, dov'era il Link epico che viaggiava per Hyrule in sella ad Epona? Cosa diavolo era quella barca con la faccia? Poi andai nel "negozietto" di cui sopra, quello in cui sono cresciuto a forza di pane e videogiochi, per parlare con il negoziante di questa cosa.

Uno degli avventori, videogiocatore più esperto di me nonché detentore di una connessione ad Internet "decente" per l'epoca, rispose con tutta la calma del mondo allo sproloquio della versione più giovane e sbruffona di me dell'epoca. Mi disse: "Prima di giudicare, guarda The Wind Waker in movimento, guardati un video". Un po' scettico tornai a casa e, con una lentezza disarmante, riuscii a far caricare il video del reveal di The Wind Waker.

Il risultato è che oggi quello è uno dei miei episodi preferiti della saga, e non l'avrei mai giocato senza aver visto quel video su Internet. Quando dico "preferiti" intendo che quando ci giocavo ero talmente appassionato e coinvolto dal gioco, che avevo l'impressione di sentire la brezza del mare e l'odore dell'acqua come se fossero reali.

Se la certezza è che "si stava meglio quando si stava peggio", a volte, tutto sommato va bene anche così.

[header_banner]