Quando ti esplode il motore dell'astronave e non puoi azionare la velocità warp, in genere è un bel casino. Soprattutto quando sei costretto ad atterrare su di un pianeta ostile in compagnia solo della tua tuta spaziale e della tua pistola laser. Oltretutto non è neppure detto che quello sia il pianeta giusto per il tuo livello, e la cosa potrebbe diventare molto frustrante.

Se in più condiamo il tutto con il fatto che la grafica a pixelloni vi ricorda i vostri 7 anni quando i brufoli vi uccidevano la faccia e giocavate ad un metroid-like qualsiasi e la cosa non vi faceva neppure entusiasmare, la situazione potrebbe davvero sfuggirvi di mano.

Xeodrifter dei baldi giovani di Renegade Kid (quelli di Dementium e Moon, tanto per intenderci) è tutto qui, ed ora approdando sulla console ammiraglia di Sony cerca di ritagliarsi qualche apprezzamento anche fra i possessori del Playstation Plus. E può riuscirci, specie se siete proprio dei fan del remake-retro senza confini. Uno sparatutto a scorrimento in 2D, dalla grafica decisamente e volutamente "old" (il pixel di una volta fatto dogma), che vi proietterà fra quattro pianeti/livelli, alla ricerca delle componenti che ci potranno consentire di riparare il vostro motore spaziale.

I livelli non sono lineari, ed alcune parti dovrete affrontarle in un secondo momento dopo aver sbloccato power-up all'uopo (solitamente sconfiggendo un boss) e non sono neanche posti nella corretta successione, nel senso che dovrete scegliere quale pianeta affrontare per primo, senza sapere se sarete all'altezza di farlo.

Arrivare alla conclusione del gioco non vi impegnerà per più di qualche ora, se siete avezzi a questo tipo di videogame. Altrimenti potreste trovare il fatto di dover "tornare indietro" per completare i livelli, oltre che noioso, anche un pò frustrante. Non che il design dei mob vi concederà qualche gemito di soddisfazione, essendo praticamente tutti fatti in serie e neanche troppo performanti, a differenza dei boss, che invece vi daranno filo da torcere anche se siete esperti.

Dicevamo del fatto che andando avanti nel gioco potenzierete il vostro astronauta, aumentandone la salute, dandogli la possibilità di volare o di usare un sottomarino, teletrasportarsi e potenziandone l'arma (in stile RPG: i punti guadagnati possono essere attribuiti a varie skill della pistola, che potrà quindi aumentare la sua gittata, la cadenza di fuoco o ottenere traiettorie particolari). Tutto questo, appunto, vi consentirà di tornare sui vostri passi ed esplorare tratti del pianeta che non avete potuto conoscere in precedenza.

Se il più classico dei trial & error può far sorgere un certo grado di frustrazione almeno iniziale, dicevamo, è anche vero che procedendo con i potenziamenti, specialmente quelli relativi all'arma a disposizione, la lotta diventa sempre più alla portata del giocatore, ed anzi finisce per essere fin troppo facile. Complice in questo un design dei livelli decisamente poco ispirato, che alla fine rende notevolmente lineare il percorso all'interno dei pianeti, nonostante le zone da sbloccare.

Anche per quanto riguarda le texture di mostri e boss lo sforzo non è stato eccessivo, e seppure considerando un minimo tentativo di rendere questa versione per console Sony più appetibile di quella per 3DS, il risultato non è stato dei più confortanti. La sensazione di combattere sempre contro gli stessi nemici ritinteggiati di colori differenti persiste.

Ammettiamo che qualcosa di positivo, passando dalle versioni precedenti sulla "piccola" di Nintendo e poi su Steam ci sono state. Il tutto è stato arricchito con un flavour della UI più adatta ad una dimensione "da TV": i menù di selezione che prima mancavano risultano sufficientemente utili. La cosa che continua invece ad innervosire è il fatto che completato un livello per passare al successivo pianeta bisogna raggiungere nuovamente la propria navicella.

Che faccio, attivo?
Che faccio, attivo?

Ovvio che il gioco nasce come un low budget e viene proposto gratuitamente per gli abbonati Sony, e quindi anche il giudizio deve tenere conto di questo. Ma se pensiamo che questo mese gratuitamente è disponibile anche Grow Home, di ben altro spessore, alla fine dei conti Xeodrifter fatica ad arrivare alla sufficenza, pur in presenza di fan sfegatati del metroidvania.

Chissà perché, tutte le volte che mi ritrovo ad avere a che fare con questo tipo di sparatutto a scorrimento, mi viene alla mente il tempo speso su Turrican ed il paragone, aihmé, diventa ingombrante. Ma se siete appassionati di retrogaming e soprattutto possedete una sottoscrizione a PlayStation Plus, qualche oretta spesa su Xeodrifter non vi farà del male.

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