La vision di Disney è nota a tutti, fin dall’epoca in cui la casa di Burbank venne partorita nel lontano 1923 dalle geniali menti di Walter e Roy Oliver: proporre alle persone un angolo di mondo in cui i sogni possano realizzarsi e i desideri esaudirsi. L’ambito videoludico, oltre al più concreto parco divertimenti di Disneyland, si mostrava come il candidato ideale per poter accogliere le istanze della compagnia americana.

Quale miglior mercato dei “toys-to-life”, ora in continua espansione grazie al coraggioso primo approccio di Activision con il brand Skylanders nel 2011,  per esprimere appieno questa filosofia?

Fu così che ben due anni fa Disney aggredì di nuovo il mercato con Disney Infinity, che, dopo gli insuccessi di Epic Mickey e di Split Second, doveva rappresentare il riscatto della leggendaria azienda californiana nel mondo videoludico, consegnando ai giocatori la realizzazione formato videogame di una visione dalle radici antichissime.

Purtroppo sia il capostipite che il secondo capitolo della serie (rilasciato l’anno successivo con la presenza ingombrante degli eroi Marvel nello Starter Pack) riuscirono solo in parte a cogliere la grandezza del messaggio universale dei fratelli Disney a causa di un duro scontro con la realtà dei fatti.

Creare un titolo che divertisse grandi e piccini, capace di regalare loro un’esperienza di gioco duale che facesse da tramite tra un versatile editor di mondi e un gioco d’avventura, era un’impresa sicuramente ardua per i soli ragazzi di Avalanche Studios, che realizzarono un gioco dalle grandi ambizioni ma ingabbiato da numerosi difetti.

Quest’anno, però, Disney vuole raccontare tutta un’altra storia, mostrando come una vera azienda che si rispetti sia capace di fare ammenda degli errori compiuti nel passato. L’ormai veterana software house Avalanche è stata affiancata nella produzione di Disney Infinity 3.0 da nomi importanti come Ninja Theory e Sumo Digital, più una serie di studi meno conosciuti che hanno supportato la realizzazione del titolo sulle diverse piattaforme.

I primi – coloro che hanno dato i natali al reboot di Devil May Cry, Enslaved e Heavenly Sword -  hanno dato una mano per creare un sistema di combattimento che finalmente potesse consegnare dignità alle fasi action del gioco, più che mai bisognose di un netto restyling con l’arrivo del Play Set di Star Wars; mentre i secondi hanno lavorato intensamente sulle sezioni di guida, forieri diun importante know-how acquisito con lo sviluppo di titoli come Sonic All Stars Racing e Forza Horizon 2 su Xbox 360.

Il risultato, con un tale dispiego di forze produttive, è stato finalmente raggiunto: Disney Infinity 3.0 è approdato da poco sugli scaffali dei negozi ed è divenuto con prepotenza il titolo da avere nel fiorente settore dei “toys-to-life”, scalzando gli avversari dal trono e affermandosi come acquisto obbligato per chi cerca divertimento per tutta la famiglia. Certo, alcuni difetti congeniti dovuti all’ampiezza del target permangono, ma ciò che più conta, per noi redattori e per gli acquirenti tutti, è che nel quadro generale dell’opera essi rappresentino solo poche voci stonate poste in un coro eccezionale.

Quest’anno lo Starter Pack include il Play Set “Il crepuscolo della Repubblica” e due personaggi base, Anakin Skywalker e Ahsoka Tano: un banchetto non certo lauto, considerati i tre supereroi presenti lo scorso anno nello Starter Pack a tema Avengers e i tre Play Set contenuti invece nel capostipite Infinity 1.0. Sulle prime la scelta di inserire nel bundle gli eventi della seconda trilogia di Star Wars, ricca di eventi importanti ma certamente non iconici quanto quelli de “Una nuova speranza” o “L’impero colpisce ancora”, mi è parsa una mera operazione commerciale atta a sperare nella vendita massiccia dell’Expansion Pack con Luke, Leila e tutti gli episodi della prima indimenticabile trilogia.

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Dal Play Set"Il Crepuscolo della Repubblica" incentrato su Star Wars.

In realtà, il livello qualitativo dello Starter Pack si mantiene su livelli altissimi, poiché questa volta, a differenza della grigia e scialba Manhattan del precedente 2.0, la modalità Storia propone quattro macroaree (Naboo, Tatooine, Coruscant e Geonosis) con le rispettive orbite spaziali completamente esplorabili, ricche di segreti, missioni secondarie e anfratti da scoprire.

La campagna scorre agilmente senza tempi morti per circa cinque/sei ore di gioco, portando il giocatore a  ripercorrere a grandi linee la guerra tra Repubblica e Separatisti, quest’ultimi guidati da antagonisti leggendari come il comandante supremo Grievous o Darth Maul.

Ciò che più stupisce rispetto al precedente episodio sono i titanici miglioramenti apportati sia alla struttura complessiva della modalità Storia sia alle fondamenta del gameplay: pur tenendo a mente l’ampio target a cui Disney Infinity 3.0 si rivolge, posso sottolineare senza remore di sorta che la campagna risulta una delle migliori dell’universo videoludico di Star Wars, tra corse di Sgusci, duelli con spade laser, combattimenti nello spazio a bordo di X-Wing e visite al Senato Galattico. Il tutto può essere facilmente giocato in modalità co-op locale entro il limite di 2 giocatori, con un personaggio ciascuno posto sulla rispettiva base.

Tornando al gameplay nudo e crudo, il sistema di combattimento targato Ninja Theory dona piccole soddisfazioni anche ai gamers ormai vaccinati, con un uso sapiente del tasto attacco e salto che, se combinati tra loro, possono scatenare combo devastanti. Quest’ultime in realtà non sono attivate da una combinazione di tasti diversi, bensì dalla pressione ritardata del tasto Y durante la catena d’esecuzione, in un curioso gioco d’attese tra colpi di blaster volanti e droidi infuriati.

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Il Play Set di Inside Out.

Il nostro personaggio, come da tradizione della serie, sarà in possesso di un sistema di leveling e di uno skill tree con il quale sbloccare diverse abilità che cambiano il nostro approccio alla battaglia: c’è chi preferirà sviluppare i poteri della Forza, chi invece i danni inferti dalla spada Jedi, chi ancora le abilità di supporto per i propri compagni, utilissime in modalità co-op. Menzione speciale alle sezioni di guida progettate da Sumo Digital, capaci di intrattenere con la loro semplicità e basate soprattutto sulla velocità di riflessi e sulle derapate attivabili tramite il grilletto.

L’expansion pack di Inside Out offertoci da Disney, invece, presenta tutt’un altro gameplay, in linea con la vision proposta dalla casa madre sin dalla creazione del capostipite: creare nuovi mondi con un unico limite, la fantasia.

Si passa infatti dalle fasi action sandbox dello Starter Pack di Star Wars ai salti e ai semplici puzzle offerti dallo spirito platform. La varietà anche qui non manca, in un alternarsi di livelli 2D e 3D che spingono il giocatore a ragionare e a utilizzare i vari personaggi del film in uscita, ognuno dotato di un’abilità peculiare.

Rabbia potrà camminare sulla lava, Paura potrà correre più veloce, Gioia potrà levitare per brevi distanze grazie alle ali poste sulla sua schiena, Tristezza potrà camminare senza tempo limite sulle nuvole e Disgusto potrà fare salti molto alti atterrando su superfici non canoniche, come appunto le nuvole.

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La padawan Ahsoka Tano.

La Scatola dei Giochi 3.0, che già con la versione precedente aveva raggiunto un’ottima qualità, ha subito notevoli migliorie, ma la più importante da evidenziare è sicuramente l’hub centrale, diviso in aree dedicate dove coloro meno avvezzi all’utilizzo di questa modalità – fondamentale nell’economia del titolo – potranno imparare con numerosi tutorial e nuove avventure tutte le specificità date dall’elevata customizzazione possibile durante la creazione dei Mondi.

Disney Infinity 3.0 è, in sintesi, un enorme passo avanti rispetto al predecessore, la giusta quadratura di un cerchio attesa da ben due capitoli. La casa californiana è riuscita nell’intento di creare il must-have nel settore dei “toys-to-life”, creando una divertentissima esperienza adatta alle famiglie e non solo. I competitor sono avvisati!

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