Il trittico Batman: Arkham Knight, The Witcher 3: Wild Hunt e Metal Gear Solid V: The Phantom Pain ha dato inizio ad una florida stagione

Salve giovani, e benvenuti! Oggi parto per le vacanze, quelle vere, non i week end al mare dove non riesci neanche a sentire l'odore di salsedine che già devi tornare a casa, ma una bellissima settimana a Berlino, città che amo tantissimo e che mi fa sentire veramente in pace col mondo. Sono felicissimo e guardandomi alle spalle vedo solo un anno meraviglioso, ricco di soddisfazioni sia private che lavoritive, oserei dire il migliore della mia vita.

Ma è stato anche un anno di duro lavoro, di sofferenza nell'affermarmi nel mio mestiere, di sacrifici e di sudore, insomma tutte quelle cose che poi ti portano alle soddisfazioni migliori. Sono felice, proprio felice, e per gustarmi al meglio questa felicità continuo il mio amato The Phantom pain, sperando di riuscire a finirlo poco prima di Natale, quando arriveranno le altre perle, gli altri gioconi di questa next-gen che finalmente prende piede.

Nell'ultimo blog vi parlavo proprio di questo, il trittico Batman: Arkham Knight, The Witcher 3: Wild Hunt e Metal Gear Solid V: The Phantom Pain ha dato inizio ad una florida stagione, ma anche al periodo più rischioso per quanto riguarda il nostro medium. Avere tre capolavori a così breve distanza non è qualcosa che capita sempre, ma sicuramente è un avvenimento che setta degli standard, che fa lievitare le aspettative del consumatore, ed una volta che gli standard sono settati non si torna indietro, non lo si fa per nessuna ragione al mondo. Si va avanti e si cerca di far diventare, o almeno si spera, questa generazione la migliore di sempre.

Non farnetico, giovani. Pur scrivendo per TMAG.it, io sono sempre stato e sempre sarò dal lato della barricata del consumatore, perché alla fine lo siamo tutti, giornalisti ed appassionati, il prodotto giunge, a chi prima e a chi dopo, come finito, ultimato, pronto per il mercato, e pretendere che sia perfetto mi sembra il minimo.

Avete mai cavalcato per le montagne desolate con D-Horse? Guardato un tramonto con gli occhi di Geralt di Rivia? Planato sui grattaceli di Gotham?

Non parlo delle famose patch del day one, quelle sono poca cosa, forse addirittura una benedizione, perché completano davvero il quadro e ci costano solo qualche ora in più di attesa e sacrificio, ma di quei prodotti buggati in modo spaventoso, incompleti, attira DLC e che cercano di fotterci sempre, senza neanche un invito a cena per giunta.

Sarebbe questo il cancro da sconfiggere, la certezza totale che chi sforna un prodotto all'anno possa creare qualcosa di buono. Vi faccio una domanda: quale dei tre prodotti da me citati ha un ciclo annuale? Ecco, avete capito, il cambio di ambientazione e le meccaniche invariate non hanno nulla di nuovo, e per quanto Parigi o Londra siano "più belle che mai" non sono altro che ammassi di palazzi formati da poligoni. Non si interagisce, non ce le si cuce addosso, inutile, non emozionano o meglio a me non emozioneranno mai.

Avete mai cavalcato per le montagne desolate con D-Horse? Guardato un tramonto con gli occhi di Geralt di Rivia? Planato sui grattaceli di Gotham? Queste tre cose, questi elementi che potrebbero sembrare insulsi agli occhi dei più smaliziati, hanno in comune lo studio e l'ambizione, certo i soldi, certo i veri big money, ma guadagnati, e con onestà.

Poi lasciamo perdere che su PC un gioco su tre sembra la parodia di se stesso, ma non è sviluppato dallo stesso team, è stato affidato ad altri, e posticiparlo sarebbe spesso la scelta migliore.

Vedere il futuro tra Uncharted 4, Quantum Break, Halo 5, Rise of the Tomb Raider e, Shenmue 3 mi fa pensare che qualcosa può davvero cambiare

Vedere il futuro tra Uncharted 4, Quantum Break, Halo 5, Rise of the Tomb Raider e, Shenmue 3 mi fa pensare che qualcosa può davvero cambiare, che tutti meritiamo il cambiamento che piano piano sta nascendo. Kickstarter, il mercato indie e la migrazione dei più grandi game designer su piattaforme alternative ne sono i segni, lo sviluppo di qualcosa che dovrà tornare prima o poi ai produttori, ammorbiditi dall'estetica e la classe di queste nuove strategie.

L'esempio lampante è Unravel, dove una big come EA ha il ruolo di publisher, ma anche Microsoft con lo splendido Ori and The Blind Forest, oppure Sony con Journey. Non bisogna vedere il mondo dei videogiochi con occhi spenti, perché la speranza c'è, esiste e può cambiare tutto. Detto ciò io andrei in vacanza: ci si rilegge martedì e, come al solito, pace!

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