Il primo approccio con Dishonored l'ho avuto al day one della versione per PS3 e Xbox 360, giocandolo su quest'ultima console grazie a una copia anche al tempo gentilmente offerta dall'editore. Devo riconoscere che, al tempo, non "capii" a fondo il titolo di Arkane Studios, pur avendolo seguito a lungo (specialmente) per via dell'impronta dei creatori della City 17 di Half-Life 2. Era il 2012, ricordo che fui stupito piuttosto negativamente dal fatto che un gioco che avevo atteso così tanto non avesse né la componente della novità, la profondità in cui speravo.

Mi spiego. Quella dello studio francese altro non mi sembrava che una fusione tra BioShock e Thief, non soltanto dalla prospettiva del gameplay marcatamente stealth ma anche, e soprattutto, visivamente parlando: l'interfaccia, il looting, la varietà di approccio... tutto richiamava questi due lontani parenti, cosa che, da adepto di Ken Levine, mi infastidì e non mi permise di godermelo appieno. Inoltre, bella la città ma, tra una corsa e l'altra da ricercato numero uno, risultava davvero impossibile apprezzarla con la calma del turista.

È per queste motivazioni che, all'annuncio di Dishonored: Definitive Edition e Dishonored 2, sono ritornato sul titolo pubblicato da Bethesda, finalmente libero delle influenze di BioShock (chissà se e quando lo rivedremo) e alla luce di un Thief non proprio entusiasmante. Potremmo considerarlo il primo punto a favore delle rimasterizzazioni, anche se da semplici consumatori ci vuole un po' di fegato nel dare una seconda opportunità ai giochi che non ci hanno lasciato un segno.

A me è andata piuttosto bene perché, tutto sommato, ho colto la particolarità di Dishonored grazie alla release onnicomprensiva per PS4 e Xbox One che include tutti i DLC finora lanciati (Dunwall City Trials, Il Pugnale di Dunwall, Le Streghe di Brigmore e Void Walker’s Arsenal), selezionabili attraverso il menu principale, sebbene questa non vada molto oltre le consuete edizioni GOTY.

Corvo Attano è la guardia del corpo dell'Imperatrice di Dunwall Jessamine Kaldwin, la quale lo incarica di viaggiare per le isole limitrofe per cercare aiuto e soluzioni a una crisi di peste senza precedenti. Al suo ritorno, Attano si ritrova invischiato suo malgrado nell'omicidio dell'Imperatrice e al rapimento della figlia Emily, che sarà una delle due protagoniste di Dishonored 2. Il gioco lo vedrà quindi impegnato nello sbrogliare questa congiura e dimostrare la sua innocenza per ristabilire l'amato status quo.

Il giocatore è quindi chiamato a far parte di questa evoluzione di Corvo, che passa dall'essere un uomo che colpisce solo per difesa sua e altrui in quanto guardia del corpo, a vero e proprio assassino silenzioso. Tale evoluzione è però ancora da plasmare, perché sta a noi capire di volta in volta se non ci sono alternative all'omicidio o meno.

Ad esempio, nel terzo capitolo mi è stato chiesto di far fuori due loschi personaggi per avere una maggiore forza in parlamento ma, anziché usare subito le maniere forti, ho optato per un'altra idea: entrare in contatto con un esponente della malavita locale, sbrigargli un paio di faccende per ottenerne i favori e chiedergli di sporcarsi le mani al posto mio. Senza cedere alla tentazione dell'assassinio, però, così il mio "karma" virtuale è rimasto inalterato.

Questa è la particolarità di Dishonored, il suo essere un sandbox in piena regola, nel quale non soltanto scegliere l'approccio a un'operazione già prestabilita - magari di fronte ad un edificio, decidere da che parte entrare e come - ma pure all'intera missione. Studiare nei minimi particolari, fin dall'inizio, in una rosa di possibilità quale sia la migliore o quella più aderente al proprio modo di giocare per uscirne vivi e con l'obiettivo completato. Ed è una sfumatura, per quanto sottile, che fa la differenza rispetto ai titoli, anch'essi story-driven, citati in apertura.

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Si mette male?

Venendo alla rimasterizzazione, Dishonored: Definitive Edition è come anticipato davvero poco più di una semplice edizione GOTY per PlayStation 4 e Xbox One, offrendo un comparto grafico molto simile rispetto a quello della versione per PC ma rinunciando al frame-rate sbloccato. Tecnicamente siamo di fronte ad un prodotto tirato a lucido grazie ai 1080p e ad una maggiore vivacità dell'illuminazione, quindi per forza di cose superiore all'omonimo per PS3 e Xbox 360, ma texture e altri particolari non sono stati minimamente toccati.

Va precisato che, complice il particolare stile artistico scelto dallo sviluppatore, Dishonored non risulta affatto fuori contesto e fuori tempo massimo sulle console della generazione corrente. Nonostante si potesse fare di più e ci si aspetti di più sotto ogni punto di vista per il secondo esponente della serie (le animazioni vanno riviste, per dirne una), l'occhio non rimane particolarmente deluso, mentre le mani hanno un bel da fare tra campagna e contenuti aggiuntivi.

Insomma, se non avete provato l'originale o, come me, l'avevate sottovalutato, questa Definitive Edition vi darà una buona scusa per esplorare Dunwall e cogliere il massimo da un'esperienza contenuta ma raffinata. Ho giocato su PS4 e, ad onor del vero, non ho neppure riscontrato i problemi di tearing di cui si è parlato nei giorni scorsi.

Al contrario, quanti l'hanno spolpato in ogni sfaccettatura tra Xbox 360 e PlayStation 3 non troveranno grosse motivazioni per ricominciare daccapo la propria avventura nei panni di Corvo, dal momento che Arkane Studios si è limitata come spesso accade nel campo delle rimasterizzazioni al compitino, ad un semplice, eppur funzionale, porting per le piattaforme current-gen.

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