Non ci resta quindi che aspettare per scoprire cosa avrà da offrirci questa nuova tecnologia quando verrà implementata in giochi veri e propri

Colonia - Una delle visite piu interessanti che ho fatto durante la Gamescom è stata senza dubbio quella a Crytek. Sarà che non avevo mai giocato con la realta virtuale e sarà che a me i dinosauri fanno impazzire, ma giocare a Back to Dinosaur Island 2 mi ha lasciato completamente a bocca aperta e vi racconto adesso il perché.

Dopo avermi fatto accomodare e indossare il visore Oculus Rift Crescent Bay, mi danno un controller in mano e iniziano a spiegarmi i semplici controlli: le meccaniche di gioco sono semplici e consistono nell'interazione attraverso i tasti dorsali del controller con gli oggetti che inquadriamo su schermo col semplice movimento della testa.

Sta di fatto che l'unica cosa che potevo vedere inizialmente era una parete rocciosa e solo alzando la testa capisco, osservando tutta una serie di funi,che avrei dovuto scalarla ed arrivare in cima e che quindi avrei giocato tutta questa fase della demo a testa in su. Grazie a delle carrucole automatiche che si attivava semplicemente aggrappandosi con entrambe le mani, comprendo che la scalata sarà tutto sommato facile e percorro quindi il primo piccolo tragitto prima di essere fermato dallo sviluppatore che mi stava accanto.

Sapendo fosse la mia prima esperienza con la VR, mi dà un consiglio: "fermati e guarda giù". Solo a questo punto mi rendo conto della spettacolarità dell'ambiente di gioco e delle potenzialità della realtà virtuale, dal momento che guardando in basso provo un senso di vertigini incredibile (pensate che sono stato quasi tentato dal togliermi il visore!) e spendo quindi qualche secondo ad osservare l'incredibile ambiente che mi circonda per abituarmi alla cosa.

Crytek si è data da fare sul lato artistico per mettere a frutto tutta l'immersività della realtà virtuale.

Proprio quando iniziavo a chiedermi "sì ma i dinosauri?", ecco che mi rendo conto della presenza di uno pterodattilo sulla roccia proprio vicino alla mia e avverto un senso di impotenza, non sapendo come difendermi semmai mi avesse attaccato, ed essendo inoltre in una posizione poco comoda per poter reagire o per scappare, visto che mi trovavo appeso ad una fune su una parete rocciosa in bilico tra la vita e la morte.

Fortuna vuole che lo pterodattilo vola via e posso quindi proseguire la mia scalata, ma più salgo e più sono circondato da bestie volanti enormi che sebbene se ne stiano lì a farsi gli affari loro, mi mantengono in uno stato di tensione costante non sapendo che mi sarebbe successo di lì a breve.

Le cose vanno tutto sommato bene finché una di quelle bestiacce non inizia a farmi crollare addosso delle pietre  che devo scansare col movimento della testa o interrompendo il movimento della carrucola lasciando una delle due mani dall'appiglio. In questa fase riesco particolarmente bene a schivare ogni briciola di terra e pietre che cadevano dal basso, e lo standista mi fa anche i complimenti esclamando "like a boss!" e dicendomi che non credeva fosse vero che io non avessi esperienza con la realtà virtuale.

Ed eccoci finalmente in cima alla montagna, posso a questo punto guardarmi per bene intorno e, fissando delle zone evidenziate, mi vengono fornite delle informazioni sulla sull'ambiente che mi circondava e la demo finisce qui, lasciandomi completamente stregato e curioso di saperne di più.

Tolto il visore, torno alla realtà e scambio quattro chiacchiere con uno degli sviluppatori che mi spiega che questo gioco in realtà non vedra mai la luce e che resterà solamente una demo. Ma in compenso Crytek sta lavorando ad un altro titolo basato sulla realtà virtuale chiamato Robinson: The Journey. Non ci resta quindi che aspettare per scoprire cosa avrà da offrirci questa nuova tecnologia quando verrà implementata in giochi veri e propri invece che in delle semplici demo.

Finisce quindi qui la mia esperienza con la realtà virtuale ma non la mia visita allo stand, che prosegue invece pochi dopo pochi minuti di attesa con un titolo completamente differente, ovvero Arena of Fate. Per chi non lo conoscesse, si tratta di un MOBA e quindi di un titolo che strizza l'occhio a tutti i fan di League of Legends o di Dota 2. Il titolo consiste in uno scontro a squadre da cinque che si daranno battaglia in una arena con lo scopo di conquistare le torri del nemico.

Le differenze con gli altri MOBA attualmente in circolazione sono tante, a partire dagli eroi selezionabili molto distanti dai classici fantasy: abbiamo Alice (quella del Paese delle Meraviglie), il mostro di Frankenstein, Nikola Tesla, Jack lo Squartatore e vari altri personaggi storici o letterari. Altra caratteristica interessante risiede nella durata ridotta delle partite che saranno di massimo venti minuti, al termine dei quali vincerà la squadra con più punti a meno che non venga distrutta prima la base avversaria o vengano raggiunti dieci punti (se ne conquista uno ogni sette uccisioni).

Per curare il nostro eroe sarà sufficiente sostare presso una delle torri appartenenti alla propria fazione ed è molto immediato anche il potenziamento delle abilità del personaggio così come l'acquisto di oggetti.

Dopo una full immersion nel titolo insieme agli sviluppatori, mi è parso evidente come in Arena of Fate si punti all'immediatezza, al dare la possibilità anche ai giocatori meno accaniti o comunque con meno tempo da poter dedicare al gioco di approcciarsi ad un MOBA e di divertirsi pure tanto - e la cosa non ci dispiace affatto.

Il 5 agosto il titolo è entrato in fase di Beta, presto quindi potremo avere delle news sulla sua data di uscita definitiva. Se l'idea di questo gioco vi ha stuzzicati restate aggiornati sulle nostre pagine per saperne di più nei prossimi mesi!

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