Nel mio biglietto da visita sono un presidente di azienda. Nella mia mente sono uno sviluppatore di videogiochi. Ma in cuor mio, sono un giocatore. - Satoru Iwata, GDC 2005

Come ogni fine settimana noi giovani di TMAG.it, eterni bambinoni alle prese con i “giochini”, ci ritroviamo a pianificare i contenuti della settimana che verrà. Dopo aver deciso il piazzamento degli articoli come sempre, prima di dormire, do un’ultima occhiata ai social network e in generale ad Internet, più per trovare il sonno che per interesse reale e vedo una notizia di quelle capaci di gelare il sangue, nonostante il caldo.

La notizia, quella che non ti aspetti, quella che fa il giro del mondo e in qualche secondo è già sulla bocca di tutti, che abbiamo dato anche noi il prima possibile per informarvi, è che Satoru Iwata, presidente di Nintendo, ci ha lasciato per una patologia al dotto biliare, lo stesso problema che gli aveva impedito di partecipare agli ultimi E3.

Lo ha annunciato Nintendo con un lapidario comunicato, con il rigore tipico del colosso di Kyoto. Per fare una facile metafora, potremmo dire che Satoru-sama ha esaurito definitivamente tutte le vite, e non c’è funghetto verde che funzioni stavolta.

Lo sapete, mi occupo spesso di analizzare nei miei articoli alcuni aspetti dell’industria videoludica, ma stavolta non è per niente facile. La tentazione era quella di buttarsi ieri notte a scrivere qualcosa al riguardo, ma non sarebbe stato corretto. Saremmo stati sul pezzo probabilmente, sì, ma le persone importanti vanno salutate come si deve, con calma, con rispetto ed educazione.

Dietro a quei "please, understand" che sono stati l'oggetto di derisione e di meme per anni ed anni, il lavoro di Satoru Iwata per Nintendo, e per l'intera industria, è stato a dir poco fondamentale. È stato il presidente di Revolution (il nome in codice di Wii), prese le redini dell'azienda dallo shogun Hiroshi Yamauchi ed ebbe il compito di guidarla nel nuovo millennio.

Nel 2002, Iwata diventò il quarto presidente di Nintendo, il secondo da quando la società si buttò nel campo dei videogiochi, il primo senza legami di parentela con la famiglia Yamauchi. Satoru iniziò il suo lavoro sotto l'ala protettrice di Yamauchi, che lo avrebbe consigliato fino alla sua scomparsa, anch'essa in relativamente giovane età.

Il povero Satoru non subentrò al comando in un periodo florido, anzi. Nintendo 64 ci aveva provato con tutte le forze a contrastare PlayStation, ma Sony aveva fatto il colpaccio e la console che "artigliava la potenza" non aveva dato le gioie sperate a Nintendo. Poi ci fu Gamecube e, anche stavolta, nonostante l'oggettiva qualità della console, la casa di Kyoto fece fatica ad imporsi sul mercato e, un po' come adesso con Wii U, ci si domandava cosa avrebbe fatto il colosso che ha reso i videogiochi famosi in tutto il mondo.

Nel 2006 Iwata disse che secondo lui l'industria dei videogiochi stava diventando troppo di nicchia, e che avrebbe voluto sviluppare hardware e giochi in grado di essere appetibili a tutti i giocatori. In questo moto rivoluzionario, si passò dall'era Game Boy a quella Nintendo DS, rimpiazzando sostanzialmente un fenomeno di costume (oggi i Game Boy sono uno degli emblemi del "vintage") con una console portatile che, da allora, non avrebbe fatto altro che macinare successi su successi nelle sue mille iterazioni, facendo terra bruciata intorno a sé nel settore dei portatili.

Iwata, che nasce come giocatore, cresce come programmatore e diventa presidente d'azienda come in una storia dal sapore antico, è il fautore di Wii e di tutto ciò che è successo insieme a questa stramba console. Incapace di competere con le altre big del settore, per stessa ammissione di Iwata, Nintendo decise di prendere la game industry, farne dei coriandoli e lanciarli in aria.

In un momento in cui, come dicevamo prima, i videogiochi conoscevano un momento di crisi per via della loro natura troppo elitaria, la casa di Kyoto decise di rivolgersi altrove, prendendo coloro che i videogiochi non li avevano mai toccati neanche una volta, creando un mercato ed ampliato il bacino di utenza.

The entire Nintendo group will carry on the spirit of Mr. Yamauchi by honoring the sense of value he has taught us (that there is merit in doing what is different) and at the same time, by changing Nintendo in accordance with changing times - Satoru Iwata

Se oggi i videogiochi hanno raggiunto la diffusione che hanno, il merito è anche di Wii e dei casual gamer, con buona pace di tutti noi. Nasceva una generazione di utenti che "facevano la Wii" quando giocavano a Wii Fit, ma allo stesso tempo Nintendo riprendeva fiato, economicamente e "socialmente", tornando ad imporsi come big del settore, tutto grazie a Satoru Iwata e a quella idea strampalata di creare una console basta sui sensori di movimento, elemento che costrinse tutti a correre ai ripari, da Kinect a PlayStation Move.

L'uomo di azienda Satoru si può criticare, è giusto che si faccia ed è diritto di chiunque farlo, anche perché è innegabile che certe scelte recenti siano state a dir poco opinabili. Wii U è nato debole ed è cresciuto stanco, senza ardore, e Nintendo oggi si ritrova in un momento davvero critico della sua storia, un momento in cui Iwata non poteva proprio andarsene in questo modo. La "persona" Satoru, invece, è esente da critiche.

Non è facile oggi, nell'era di Internet, metterci la faccia, sorridere in ogni caso e presentare i propri prodotti con convinzione, crederci, nonostante le avversità. Iwata era uno che chiedeva scusa ai giocatori, e lo faceva spesso, anche quando forse non era necessario. L'ex-presidente di Nintendo si tagliò lo stipendio volontariamente per venire incontro alle casse traballanti dell'azienda durante il lancio rocambolesco di 3DS, lo sapevate?

Iwata ci credeva sempre, con il suo inglese stentato, imparato a fatica come molti esponenti della industry giapponese, una zona del mondo in cui mentre la quasi totalità delle aziende sposta la propria mentalità ad Occidente, Nintendo rimane uno dei pochi baluardi del "fare videogiochi" alla maniera del Giappone, quella maniera che li ha resi famosi ai più, che li ha creati, cresciuti e portati alla mercé dei giocatori del resto del mondo.

All'E3 del 2014 non poté partecipare per via della sua malattia, ma qualche mese fa tornò sotto forma di muppet in quel Digital Event dai contenuti discutibili. Proprio per questo la notizia di stanotte sa di sconfitta, di game over, perché Satoru Iwata stava male, ma si era operato ed era tornato sulle scene, e se n'è andato di nuovo, per sempre, senza clamore, con quella dignità e quell'orgoglio tipicamente orientali.

Sicuramente negli uffici - quelli che contano - di Nintendo erano già pronti da tempo, non sarebbe strano sapere che le vere condizioni di Iwata non fossero state rese note per non allarmare ancora di più gli azionisti. L'affetto dimostrato dal popolo di Internet a suon di like, commenti e condivisioni, invece, dimostra che noi, i giocatori, non eravamo pronti. Di sicuro questa non è la prima morte di un esponente della game industry, ma è la prima illustre dell'era del Web 2.0, l'epoca in cui un cordoglio del genere viene mostrato solamente verso i grandi della politica, dello show business, della Storia, e chi più ne ha più ne metta.

Satoru Iwata è stato l'uomo dei Direct, nuovo modo di comunicare tra azienda e utenti che ha posto fine alla conferenze altisonanti, il condottiero di Wii e Nintendo DS, il responsabile di Wii U e della sua vita turbolenta, colui che rifiutò l'esclusività degli Skylanders perché aveva intuito il potenziale degli amiibo, ed è stato, in quelli che sono stati gli ultimi anni della sua vita, l'uomo che ha pianificato il futuro di Nintendo, con l'ingresso nel mercato mobile e l'inizio dei lavori su Project NX.

Se n'è andato il responsabile di interi anni fatti di pomeriggi spesi a bighellonare davanti ai videogiochi, invece di studiare, fare le "cose serie" e correre dietro alle ragazze. Con Satoru Iwata se ne va il papà di Kirby, di EarthBound, di Super Smash Bros, di Animal Crossing, di Metroid Prime.

Con la sua eredità, che sarà sempre presente e granitica nell'industria dei videogiochi, oggi se ne va un'era e ne inizia una nuova: per Nintendo, per l'industria dei videogiochi, per noi, quei bambinoni di cui sopra alle prese con i "giochini", quelli che oggi sono diventati grandi tutto d'un tratto.

Domo arigato, Satoru.

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