O muori da eroe, o giochi tanto a lungo da diventare il cattivo

Nella sequenza finale de Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, Batman pronuncia la celebre frase (detta da Harvey Dent precedentemente nel film) che mi sono permesso di parafrasare come introduzione all'articolo seguente.

Nell'economia del lungometraggio dedicato all'eroe di Gotham City, la frase "O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo" serve ad identificare il significato della figura controversa di Batman. Un personaggio che, nonostante il suo enorme background, impallidisce di fronte al carisma e al fascino suscitato dal Joker, a prescindere dell'attore che lo interpreta.

I fumetti supereroistici ci hanno insegnato come in realtà siano i cattivi a plasmare la figura dell'eroe. Batman, e l'abbiamo visto anche in Arkham Knight, subisce l'influenza dell'operato dei suoi avversari e la sua psiche viene plasmata a seconda delle circostanze.

Parlando in termini più frivoli, pensate al successo riscosso dal Loki interpretato da Tom Hiddleston al cinema nei kolossal della Marvel, o dal Tony Stark di Robert Downey Jr., decisamente il meno "eroico" di tutta la combriccola di super-tizi in calzamaglia e tute hi-tech.

I malvagi piacciono, le psiche deviate eccitano, le azioni criminose fanno ribollire il sangue e, inevitabilmente, generano empatia, e questa è una cosa vecchia come il mondo. Nei videogiochi lo vediamo spesso e volentieri dal successo di prodotti come Grand Theft Auto V o il discutibile Hatred.

Quello dell'anti-eroe (o cattivo vero e proprio) è un tipo di personaggio che spopola da ormai diversi anni in ogni settore dell'intrattenimento, e nei videogiochi la tendenza è la stessa.

Cattivo come pochi.
Cattivo come pochi.

Se nel già citato Hatred si impersona un anonimo psicopatico e si va in giro a sparare a chiunque si muova, stando alla nostra recensione neanche in modo divertente, la situazione si fa più complessa in un titolo come Grand Theft Auto V.

I tre protagonisti del gioco non sono solo degli psicopatici, ma sono prima di tutto dei personaggi ottimamente caratterizzati, e quindi è impossibile non essere attratti dalla vita rocambolesca di Micheal, dalle azioni folli di Trevor o dall'ingenuità di Franklin e la sua incapacità di farsi una vita normale. Sempre rimanendo nell'ambito dei gangster va citato Mafia II e il suo protagonista, Vito Scaletta: impossibile non rimanere affascinanti dal racconto della vita del giovane alle prese col doversi reinventare dopo il servizio militare.

Di cattiveria e fascino è intriso anche il signore nella copertina dell'articolo. Se è vero che, come diceva Oscar Wilde, "le cose peggiori sono sempre state fatte con le migliori intenzioni", Kratos ne è senza dubbio l'emblema. Nell'epopea vendicativa di God of War, il fantasma di Sparta compie le peggiori atrocità per riscattare il suo onore ed assaggiare il freddo piatto della vendetta. Anche in questo caso, personaggio amatissimo e gioco di grande successo.

Ben più interessante è invece il processo in cui un eroe diventa un cattivo, oppure si scopre che in un certo senso lo è sempre stato. In questo caso mi viene in mente Eternal Darkness e la sciagurata famiglia Roivas di cui seguiamo le gesta durante il gioco. Sin dall'inizio, infatti, facciamo la conoscenza di Pius Augustus, centurione romano che sarà il nemico finale dell'avventura di Alexandra Roivas.

Ben più diverso, emozionante e "potente" è la vicenda di Shadow of the Colossus, capolavoro del maestro Fumito Ueda. In questo caso la rivelazione viene centellinata durante il gioco, per essere del tutto svelata nelle battute finali. Si scopre infatti che Wander, l'uccisore di colossi protagonista, altri non è che una entità malefica, la cui anima è stata divisa e racchiusa in alcuni idoli. Il finale è ovviamente triste e malinconico, ed è interessante come lo status di "cattivo" venga costruito a piccole dosi e, una volta tanto, il sentimento verso l'eroe/anti-eroe è genuinamente puro e positivo.

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Shadow of the Colossus.

Ci sono casi invece in cui si vive la stessa storia, o quasi, dal punto di vista degli avversari che abbiamo affrontato precedentemente nel gioco. Ad esempio in una delle ultime mod per Dark Souls II è possibile giocare nei panni dei boss che popolano il gioco, per creare delle boss battle davvero inusuali. Una cosa analoga accade anche in The Executioner, l'ultimo DLC pubblicato per The Evil Within.

Nel contenuto aggiuntivo si vestono i panni del Custode, uno dei nemici più caratteristici dell'ultima fatica di Shinji Mikami, in questo caso il gameplay cambia addirittura un modo radicale, spostandosi dalla terza alla prima persona.

Un altro DLC molto interessante in questo senso è Il Pugnale di Dunwall, contenuto extra di Dishonored in cui si interpreta Daud, l'assassino che toglie la vita all'imperatrice proprio all'inizio del gioco, in questo caso si vive la storia da un altro punto di vista per intrecciarsi con quella principale, come saprete se avete giocato il capolavoro di Arkane Studios.

I casi sarebbero ancora molti da citare - come Assassin's Creed Rogue dove si interpreta per la prima volta un cacciatore di Assassini - ma non farei altro che sottolineare l'ovvio: il fascino dei "cattivi" e del male è intramontabile e sempre forte.

Probabilmente perché, diversamente da quella di tutti i giorni, la vita di un antagonista è molto più feroce, viscerale ed entusiasmante, molto più di quella dell'eroe. Gli stessi personaggi sono dotati di mille sfaccettature nel carattere, di tanta profondità e di uno scopo che, spesso, li rende addirittura più umani dei protagonisti senza macchia e senza paura.

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