Il Mayan Death Robots di Sileni Studios prende l’idea alla base di Worms e la ristruttura letteralmente con un diverso gusto meccanico

Se qualcuno di voi ha avuto un’infanzia vagamente simile alla mia, ricorderà con piacere quel piccolo capolavoro del delirio demolitorio che era Worms.

Sopravvissuto fra mille evoluzioni fino ai nostri anni, evergreen del genere, Worms permetteva ad ogni piccolo dinamitardo dentro di noi di impersonare uno squadrone di amici stirscianti armati fino ai denti e pronti a scatenare una ridicola furia sulla squadra avversaria, in un tripudio di soluzioni belliche assurde e gag assortite.

Il Mayan Death Robots di Sileni Studios prende l’idea alla base di Worms e la ristruttura letteralmente con un diverso gusto meccanico e stilistico, già dal titolo.

Partendo dall’ironia di fondo di un setting basato sulla presenza di macchine aliene mortali che si danno battaglia fra i Maya per la distruzione del nucleo avversario, a la Transformers, il gioco ha un’approccio sensibilmente più adrenalinico di Worms e concettualmente più eclettico.

Lasciamo una volta per tutte da parte il paragone con il videogame vermoide. Qui si parte da una selezione di titoli che scorrono nella parte basse dello schermo nel menu principale pensata per presentarci il mondo di gioco in una salsa ridicola per cui i robot alieni stanno evidentemente conducendo dei famosi giochi fra loro, fra riferimenti all’andamento dei tornei e ilari aneddoti scientifici sugli umani come “la pelle dei Maya particolarmente sensibile agli Xula Blaster: morti dopo solo due colpi” o “gli scenziati riconsiderano i Maya come possibili invertebrati”.

Arrivando poi alla schermata di scelta dei combattenti abbiamo un’altra gradevole sorpresa, trovandola impostata come quella di un picchiaduro e che subito fa intuire la natura multiplayer-only del gioco, rigorosamente locale.

Caratteristici i protagonisti, ognuno diverso già dall’aspetto, alle volte caricaturale e alle volte più minaccioso, pensati per offrire differenti possibilità in base allo stile di gioco che preferiamo.

Calati in battaglia, lo scenario che ci si prospetta è chiaramente bidimensionale a schermata statica, con uno spaccato del terreno su cui il nostro robot poggia da uno dei due lati dello schermo e contrapposto al nostro rivale.

Un valore di punti salute sarà segnalato sopra la nostra testa e al di sopra del nostro nucleo: evitare la nostra morte sarà utile per non perdere tempo prezioso con il respawn del robot (ritrasportato in loco da un pittoresco disco volante), ma mantenere integro il nucleo ci salverà dalla vittoria nemica del match.

Va da sé quindi che sarà nostra premura tanto difendere il nostro nucleo quanto cercare di distruggere quello dell’opponente il prima possibile, sfruttando in maniera attenta le nostre abilità e la nostra posizione e mettendo in svantaggio logistico il nemico magari affossandolo in una buca grazie alla possibilità di distruggere lo scenario.

La scelta del da farsi avverrà infatti scandita da un timer impietoso che ci costringerà a una decisione rapida dell’azione, ma non della traiettoria di mira dell’arma scelta o del salto, qualora la nostra intenzione sia quella di spostarci, definibili fino all’ultimo istante.

L’azione avverrà poi in simultanea per i due giocatori, che sganceranno nello stesso istante, razzi, tenaglie, bombe e quant’altro per colpirsi e/o colpire l’odiato nucleo e per avvicinarsi progressivamente alla vittoria del match.

È possibile comunque anche una scelta difensiva, scegliendo l’opzione “build” per ricostruire parte dello scenario distrutto in una maniera tetris-alike, posizionando blocchetti di terreno dove preferiamo per fortificare l’area se sentiamo il bisogno di correre ai ripari.

Una chicca degna di nota è la presenza, in alcuni scenari, di un boss fight innescabile a piacimento.

Nell’esempio di Tohil il Dio del Fuoco, facendo cadere nel magma un determinato oggetto Maya inizierà un rituale sacrificale, vedendo svanire temporaneamente i nuclei e sorgere dalla lava un demone infuocato.

Nonostante la simpatica sfida che temporaneamente muta l’azione in una battaglia co-op, tutto tornerà alla normalità una volta ucciso il mostro e lo scontro verrà portato a compimento seguendo nuovamente le meccaniche vs. oltre al fatto che il boss fight potrebbe rivelarsi un tantino ostico per via della morfologia del terreno pensata per un diverso tipo di gameplay.

Dettaglio ancora non chiaro, poi, è se possa esistere veramente un game-over in questa fase, visto e considerato che alla morte del nostro avatar seguirà dopo qualche istante il ritorno sul campo di battaglia a mezzo del solito UFO.

Divertentissime comunque le occasionali animazioni in cui i maya che si affaccendano per lo scenario vengono scaraventati fuori dallo schermo verso il giocatore a causa delle varie esplosioni, buoni gli sprite dei robot, troppo piccoli secondo me gli stessi a schermo.

Considerato l’impegno posto nella caratterizzazione grafica dei personaggi giocabili è un peccato che vengano poi proposti così piccini senza farci della vera robo-pornografia nello stile cartonato del tutto, relegandoli quasi a dei segna-posizione.

L’idea generale di questo Mayan Death Robots è che si tratti di un divertente e simpatico artillery e (potenzialemnte) party-game, dal gusto fresco e ispirato seppur non rivoluzionario nelle mecaniche, che potrebbe avere un senso ancora maggiore se venisse colmata la lacuna della mancante modalità single-player, utile almeno per poter conoscere i robot giocabili e le loro armi e prendere confidenza con il sistema.

L’impossibilità di dilettarcisi da soli in qualunque modo, infatti, limita fortemente la giocabilità del titolo al momento, che forza l’utente a trovare un partner per potersi avventurare anche solo nella campagna base.

Lo stile colorato e il gameplay divertente lo candidano come protagonista di una serata in compagnia e potrebbe trovare il suo giusto posto con una presenza anche su console, dove titoli come Towerfall Ascension hanno già dimostrato la bontà del piazzamento da salotto per arrivare alle masse.

Sarà forse il mio essere un consolaro divaniero a parlare per me, ma essere costretto a un multi locale su PC mi è sembrata onestamente la limitazione più grande di Mayan Death Robots, che finisce per essere letteralmente impraticabile per alcuni e questo è veramente un peccato.

Aspettiamo la versione finale del gioco per un giudizio completo ovviamente, ma sarei decisamente più predisposto a pagare per un gioco simile su Xbox/PlayStation/Wii che non su PC, dove forse è un tantino fuori habitat.

Magari con un abbozzo di single player e un multi player esteso fino a 4 gicatori per alcune modalità?

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