Come tutti i giochi della software house Tale of Tales, Sunset vuole essere un'opera artistica, prima che un videogioco. Sunset è ambientato in un immaginario paese sudamericano, Anchurria, nel 1972 e ha come protagonista Angela Burns, una turista afro-americana bloccata nella fittizia cittadina di San Bavòn per le imposizioni del dittatore locale. Per riuscire a sopravvivere, Angela ha trovato un lavoro come domestica per un'ora a settimana nel lussuoso appartamento di Gabriel Ortega. 

È appunto la sfarzosa dimora del ricco collezionista d'arte locale l'unica location di tutto il gioco; il nostro compito sarà svolgere le faccende domestiche che Ortega ci lascerà appuntate su un post-it, finite le quali sarà possibile esplorare liberamente l'ambiente circostante.

Proprio con l'esplorazione si sviluppa la vera trama di questo titolo; Sunset non è un mero colf-simulator ma è ricco di aneddoti e particolari sulla dittatura e la conseguente rivoluzione che coinvolgono lo scenario politico di Anchurria.

Molti elementi arricchiscono la sceneggiatura del gioco: dai particolari sulla dittatura del Generalissimo Miraflores e sulla rivoluzione popolare, lo scoprire e conoscere una persona solo dai suoi oggetti e dalle note disseminate in giro per la casa per arrivare al rapporto che è possibile instaurare (anche romantico volendo) tra la protagonista e l'eclettico Gabriel.

Nel corso di ogni giorno, scopriamo che dobbiamo svolgere determinati compiti. A volte bisogna pulire la cucina, a volte appendere quadri, a volte riordinare dei libri.

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Tutto quello che faremo o non faremo influenzerà il gioco e soprattutto il rapporto con il padrone di casa. Alcuni compiti possiamo decidere semplicemente se completarli oppure evitarli (con una semplice scelta coi tasti Y o N, sì o no) altri possono essere svolti in due modi, con un approccio caldo o freddo, decidendo se limitarci all'essenziale o metterci passione.

Per fare tutto questo abbiamo un'ora a settimana dalle 17 alle 18, giusto prima del tramonto, da cui il titolo del gioco. Ogni attività svolta, che verrà automaticamente completata una volta scelta l'opzione, toglierà un po' di tempo all'ora complessiva.

Mentre il gioco procede, conosceremo meglio il proprietario di casa e l'alloggio aprirà mano a mano le porte bloccate inizialmente. Oltre alle attività di base saremo in grado di interagire con lo scenario, con l'ambiente che cambierà costantemente, così come il grado di interazione con il proprietario. Per esempio, lasciando accesa la luce nel suo ufficio quando non ci ha chiesto di eseguire compiti in quella stanza, sarà molto chiaro che siamo stati lì.

Resteremo coinvolti in qualche modo dalla situazione politica. Potremo fare il nostro lavoro e basta oppure sostenere una delle due parti in lotta, il tutto semplicemente con le scelte sui compiti assegnati e le interazioni con gli oggetti. Un modo brillante non solo per dare un senso a questo gioco, ma per farci sentire parte della storia di Anchurria, senza avere cocretamente una vera e propria trama.

Tale of Tales ha fatto un titolo molto completo, intelligente e con forti connotazioni etiche-sociali. Visivamente si nota la mano artistica, soprattutto nella selezione e disposizione degli elementi della casa, l'illuminazione, lo scorrere del tempo e le piccole sorprese che appaiono qua e là.

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Interessante la scelta stilistica di non vedere costantemente Angela, essendo il gioco in prima persona, lasciando solo la sua voce e i suoi pensieri a guidarci e vedendo solamente il suo riflesso in vari elementi della lussuosa casa.

Inoltre, nel corso della storia, non sarà solo la casa a venire modificata e arricchita di particolari ed opere d'arte ma anche le porzioni di città visibili dalle finestre. Non verremo a conoscenza degli avvenimenti di San Bavòn solo guardando le poche note che arrivano all'interno o leggendo i giornali, ma anche con la scansione del mondo esterno, in un modo molto fluido e naturale.

Graficamente il gioco, al di là del lato prettamente artistico, è scarno e minimalista; i controlli sono abbastanza intuitivi e fluidi, anche se non esenti da difetti e limitati comunque al minimo indispensabile. A livello sonoro invece il titolo stupisce... le musiche ambientali sono molto azzeccate così come i rumori che arrivano dall'esterno e il doppiaggio della protagonista.

Sunset non dispone di sottotitoli italiani, ed è doppiato solamente in lingua inglese anche se non presenta vocaboli molto complessi ed è di facile fruitura anche con un livello linguistico scolastico.

In conclusione, Sunset è una pregevole avventura grafica, con una storia che riesce a coinvolgere se presa con lo spirito giusto e che mette in risalto fattori etico-sociali e culturali non solo legati al Sud America degli anni 70 ma che possono tranquillamente essere contestualizzati in ottica moderna.

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Non è però certamente un gioco adatto a tutti; per poterlo apprezzare pienamente bisogna calarsi davvero nei panni di Angela, lasciarsi trasportare dalle forti caratteristiche introspettive e prendere una posizione politica riguardo alla situazione dell'inventata Repubblica di Anchurria.

La scarsa durata (3-4 ore di gioco massime), le evidenti lacune grafiche e la programmazione non proprio perfetta ed ottimizzata terranno sicuramente lontano il grande pubblico ma mi sento di consigliare il titolo a tutti gli appassionati del genere che cercano una storia con temi più maturi ed impegnati di quelli che solitamente troviamo in un'esperienza videoludica.

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