Andare controcorrente: Swordtales ci è riuscita alla grande. Nel mondo videoludico attuale, all’inseguimento quotidiano di un linguaggio cinematografico che chissà se e quando gli apparterrà davvero, questa casa di sviluppo brasiliana ha scavato nei temi e nei tempi tipici della poesia. Lo ha fatto raccontando una storia, una breve, che si incentrasse espressamente sulla vita. Sul suo accendersi, svilupparsi e spegnersi, e sulla sua eterna ciclicità.

Toren, questo il nome del gioco di cui parliamo oggi, è un involucro piccolo ma contiene qualcosa di molto, molto grande. E chissà che in una confezione di maggiori dimensioni non avrebbe potuto esprimersi ancora meglio.

Ma siamo qua, Toren è così, è un titolo da €9,99 e questo così come comporta dei pregi, comporta pure dei difetti. In primis, la durata: qualcuno potrà dire che le due ore e mezza che ho impiegato per portarlo a termine potranno essere troppo poche. Ebbene, a me sarebbero state bene anche a un prezzo maggiore, ma per neppure €10 il mio io da videogiocatore sa di aver fatto un affare, di aver giocato e sentito qualcosa che lo farà crescere.

Indipendentemente dalla qualità del gameplay. Perché sì, va ammesso, tecnicamente parlando Toren è un disastro come se ne sono visti pochi. Frame-rate nel 90% dei casi osceno, tearing, compenetrazioni, inquadrature che non danno il minimo senso della profondità e minano in più di un caso, specie nell’età adulta, le poche fasi di platforming in cui ci si imbatte.

L'albero della vita.

Allora, a questo punto, dobbiamo fare un patto. Dobbiamo andare oltre la logica dei 1080p e dei 60fps ma anche oltre quella che predica “evviva il gameplay” in favore di risoluzione e frame-rate. Superiamo per un attimo questa struttura mentale e dedichiamoci al pensiero.

Toren è un gioco silenzioso, intimo, introspettivo, che nel suo essere onirico e minimale sa farti smarrire completamente. In questo aspetto, le dimensioni ridotte aiutano a non perdersi d’animo e ritrovare subito la bussola di dove si è, cosa si sta facendo.

Il simbolismo è ovunque, nel mago così come nel cavaliere e nell’albero della vita, ed è spinto all’ennesima potenza: si ascolta, più che “si parla”, delle tappe della vita e della crescita, che possono essere sogni così come incubi. Possono vederci accompagnati per la mano così come ostacolarci in ogni nostro minimo tentativo di andare avanti, o semplicemente lasciarci da soli e vedere quanta strada siamo in grado di fare.

Oltre al gameplay regolare, che analizzeremo brevemente tra poco, c’è anche il sogno vero e proprio. Alcuni di questi sogni sono opzionali, altri obbligatori per poter andare avanti in questo processo di crescita che porta alla fine del gioco. Un po’ come in Too Human, i sogni sono dei puzzle – qui a base di sale, figure da decifrare, pensieri da comprendere - la cui soluzione sblocca una conseguenza nel mondo reale.

Il temibile drago.

Di Toren, oltre all’intrinseca brevità legittimata dal prezzo, ho apprezzato molto la quasi completa assenza di combattimenti. Swordtales non ha disseminato le mappe di nemici pericolosi e assetati del nostro sangue: ne ha messi un paio qua e là, assolutamente innocui, per poi metterci di fronte a un drago – unico, vero e proprio nemico, il villain del gioco, da affrontare in due occasioni diverse. Chiamiamole boss fight.

Mentre questi combattimenti hanno uno sviluppo interessante, va sottolineato che sono di una semplicità spropositata, proprio in modo da permettere a chiunque di avanzare o, se proprio siamo in tema di voli pindarici, da farci capire che il nostro demone è grande quanto grande ce lo figuriamo, non quanto lo è realmente.

Questa è parafrasi, comunque, e io non voglio convincere nessuno della bontà di alcunché: se le mie parole vi hanno incuriosito abbastanza, rinunciate a una birra e un panino al pub, oppure non fumate per due giorni, e regalatevi un biglietto di sola andata – riferimento anche letterale alla longevità – per il Brasile. Destinazione: Toren.

Per quanto mi riguarda, il 9 è il degno coronamento di un percorso d’innamoramento che è iniziato alla Gamescom 2014, quando a uno degli sviluppatori dissi che, sì, il suo era uno dei migliori giochi che avevo provato in fiera. Spero proprio non sia un caso isolato.