Ogni gioco deve essere perfettamente riconoscibile, dice Miyamoto, se ascoltassimo una canzone anche tra venti anni dovremmo poter dire 'Ah, questa è di Wind Waker'

Milano - Ho sempre invidiato i musicisti, da chi strimpella quel tanto che basta per capire cosa sta facendo ai professionisti del settore. Avrei sempre voluto avere la pazienza necessaria e quel fuoco interiore che divampa in coloro che vedono oltre il velo delle sette note, le manipolano e le addomesticano per creare qualcosa di unico.

La musica è parte integrante nella vita di ognuno di noi. Non c'è persona al mondo che, almeno una volta al giorno, non ascolta, canta o canticchia la propria canzone preferita oppure la più recente ascoltata in radio.

La musica è anche un elemento ben consolidato nella quasi totalità delle opere videoludiche che vediamo ogni giorno riempire gli scaffali dei nostri negozi preferiti. Ognuno di noi è legato ad un particolare tema, legato a sua volta ad un videogioco, un personaggio carismatico e un gioco memorabile.

A voler sciorinare gli esempi illustri in materia ce n'è di che consumarsi i polpastrelli sulla tastiera. Dalla colonna sonora di Destiny composta da O'Donnell e Paul McCartney, il celebre tema di Halo, le epiche sonate di Final Fantasy, il tema di Metal Gear Solid 2 scolpito nella mente di ognuno di noi.

Per quanti esempi potrei ancora fare, c'è una sola saga videoludica in cui l'elemento musicale non fa solo da spina dorsale e coinvolgimento emotivo, ma da elemento portante. Quella saga è, neanche a dirlo, The Legend of Zelda.

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Faih danza ogni volta che Link suona la lira in Skyward Sword, grazie alle note orchestrate dalla bacchetta cambia la direzione dei venti in Wind Waker, e l'Eroe del Tempo ottiene molteplici poteri dall'uso della sua ocarina attraverso le melodie in Ocarina of Time. Zelda è musica e la musica è Zelda.

Da quel primo semplice tema composto da Koji Kondo, preparato in un solo giorno per rimediare ad una violazione del copyright del Bolero di Ravel che doveva essere utilizzato originariamente, ad oggi ne ha fatta di strada la Leggenda.

Ogni Link di ogni avventura comparsa sui nostri schermi dal 1986 ad oggi ha suonato uno strumento diverso. Ogni ocarina, bacchetta o flauto di pan ha contribuito a portare a termine le avventure dell'eroe in tunica verde componendo melodie indimenticabili.

Il 24 aprile scorso è arrivato per la prima volta in Italia The Legend of Zelda Symphony of the Godesses: Master Quest, tour internazionale dell'orchestra sinfonica di Londra (decisamente imponente, composta da 90 elementi) che arriva a Milano nell'affascinante cornice del Teatro degli Arcimboldi. Non potevo lasciarmi sfuggire questa occasione ed ho partecipato, ovviamente.

Non so bene come definire questa serata, perché sicuramente non è stato un semplice concerto. Lo ha detto anche il producer del “concerto” (per ora uso questo termine, poi vedremo) che questa non era una esibizione come le altre. Jason Micheal Paul ha espressamente richiesto al pubblico presente all'Arcimboldi di applaudire, fare rumore ed esprimere passione in ogni modo perché questo, cito testualmente, “non è un concerto normale”.

Un particolare sull'orchestra.
Un particolare sull'orchestra.

Che non fosse una serata teatrale normale, d'altronde, lo si capiva subito. Poche giacche rispetto alla media, nessuna cravatta ed atteggiamenti snob (non me ne vogliate) del tipico frequentatore di teatri. C'erano invece tanti e tante ragazze e ragazzi con gli occhi ardenti di passione, molti con t-shirt e felpe a tema, alcuni in cosplay e tanti con il 3DS a fare incetta di Streetpass.

Oltre a loro anche tanti colleghi della stampa fan di Zelda, alcuni youtubers e molte facce conosciute ma mai “incontrate”, tanti appassionati conosciuti all'epoca dei forum, delle community sparse per internet e su Facebook. Tutti accomunati da un unico stato d'animo: la gioia più pura.

Il tempo degli ultimi accordi sul palco e la biondissima Eimear Noone, che ha diretto la numerosa orchestra, inizia con il medley che introdusse la conferenza di Nintendo all'E3 2011, e già dopo i primi secondi di quel pezzo che ormai conosco a memoria è arriva l'inevitabile pelle d'oca.

Questo non è un concerto normale perché ogni pezzo racconta una parte di Hyrule (e dintorni). Durante l'esecuzione dei brani lo schermo alle spalle dell'orchestra proietta delle immagini prese dai vari capitoli della saga, ovviamente montate per riuscire a “raccontare”, appunto. Tra un tuffo al cuore c’è spazio anche per l’ironia, andando a pescare a volte tra i momenti più simpatici delle avventure di Link per creare dei siparietti divertenti.

La scaletta della premiere italiana è stata rivista e modificata, aggiungendo uno spazio maggiore per gli ultimi due titoli usciti della saga, cioè A Link Between World e Majora's Mask 3D.

La locandina del concerto.
La locandina del concerto.

Così, dopo un bellissimo arrangiamento del tema della Gerudo Valley, un medley di alcuni dei main theme della saga e un altro medley delle boss fight più epiche, sono le energiche composizioni dedicate agli ultimi due capitoli usciti per 3DS a chiudere questa prima tranche del concerto.

Nella parte antecedente l'intervallo dedicata ad Ocarina of Time il concerto si attesta sull'adagio, per usare impropriamente il gergo musicale. Le noti eleganti e romantiche del capitolo più osannato della saga raccontano inizialmente la creazione di Hyrule dalla parte delle tre Dee, con una chiusura del brano che prende il cuore e lo scalda fino all'incandescenza con una maestria incredibile.

A seguire un racconto dell'intera storia del gioco, con un sublime montaggio per vedere la trama dall’inedito punto di vista di Saria, l'amica di Link destinata a diventare uno dei Saggi. Con questa grande cura nella riproduzione il già inestimabile racconto del gioco assume in questo modo un'aria del tutto nuova, viaggiando su un filo di lana a metà tra amicizia ed amore che contraddistingue la relazione tra questi due personaggi.

L'eleganza dei temi di Ocarina of Time ci porta fino al confronto finale con Ganon che, aiutato dall'epicità espressa dagli strumenti dei musicisti, moltiplica esponenzialmente il suo valore artistico fino ad un livello inaspettato. Bellissimo, pelle d'oca e lacrimoni inevitabili.

A portarci verso l'intervallo ci pensa il piccolo Link “a cartoni” di Wind Waker, con la sua colonna sonora spensierata ed avventurosa riviviamo le vicende dell'eroe isolano che salpa per il mare aperto per salvare la sua piccola sorellina, senza sapere che sta per imbarcarsi su un'avventura ben più grande e pericolosa.

Una parte degli archi.
Una parte degli archi.

Dopo l'ennesimo scroscio di applausi sale sul palco Francesca Prandoni di Nintendo Italia che, assieme al resto della giuria, premia i migliori cosplayer presenti in sala (due bellissimi Link ed Hilda) con un fiammante New 3DS.

Se all'arrivo all'Arcimboldi la gente era entusiasta, all'intervallo i volti degli spettatori erano tutti deformati da un sorriso degno del peggior Joker di Batman. Difficile rimanere impassibili di fronte a cotanta beltà. Il tempo di chiacchierare con i pochi che sono riuscito a raggiungere ed è tempo di ricominciare.

Il ritorno in sala è rassicurante con le note di Great Fairy Fountain, ma torna subito rapido (chiedo scusa ai musicisti) con un medley delle canzoni di Twilight Princess, in un turbine di dolcezza, toni cupi ed epicità pura passando dal raccontare di Midna, del triste fato di Link trasformato in bestia feroce, della furia di Ganon, delle dolorose vicende di Zelda e tutto il resto dell'epopea del capitolo della serie che è stato il canto del cigno di Gamecube.

Il momento catartico che mi ha consentito di capire la potenza e l'importanza di questo concerto, e quindi ciò che rappresenta, è stata la parte dedicata a A Link to the Past.

A Link to the Past uscì nel 1991 in Giappone, con quel Link dai capelli rossi e i 16 bit del portentoso Super Nintendo. Oggi, nel 2015, quelle musichette digitali si sono trasformate nei maestosi movimenti che accompagnano Link nella sue epopea, da quella insolita richiesta di soccorso che segna l'inizio del gioco fino al confronto col malvagio Aghanim. Capite quanto tutto ciò sia meraviglioso?

Lo schermo che racconta la storia accompagnata dalla musica.
Lo schermo che racconta la storia accompagnata dalla musica.

Ci si avvicina all'inevitabile fine e, dopo la classica serie di saluti e finte uscite di scena, l'orchestra saluta l'ormai esaltato pubblico dell'Arcimboldi con un ensemble delle tracce di Majora's Mask.

Un bellissimo racconto delle avventure del piccolo Link alle prese col disperato tentativo di salvare Termina entro tre giorni, in cui si passa dall'allegria alla malinconia tra le note di Clock Town e la spada di Damocle interpretata dalle ingombranti vesti di quella inquietante luna dal ghigno malefico.

Infine, chiude con la vigorosa ed esaltante Ballad of the Goddesses (finale più che azzeccato direi) ripreso da Skwyard Sword, tra i volteggi di Link in sella al suo solcanubi.

Purtroppo anche le cose belle, prima o poi, finiscono. Dopo l'ultimo e strameritato scroscio di applausi cosa rimane? Una maglietta e un poster commemorativi del concerto, una forte e caldissima stretta al cuore, la pelle d'oca, le mani spellate per gli applausi e una grande soddisfazione.

La soddisfazione di aver assistito ad una serata perfetta, una esibizione artistica curatissima il cui impegno profuso nella costruzione del concerto è ben visibile fin dai primi minuti. Nintendo, e la produzione di Symphony of the Goddesses, hanno lavorato duramente per offrire al pubblico non una semplice ricostruzione orchestrale dei temi di una delle sue saghe più famose, ma ben altro.

La Triforza svetta sull'orchestra.
La Triforza svetta sull'orchestra.

Lo si capisce anche dagli interventi registrati da Aounuma, Miyamoto e Koji Kondo (per lui ovviamente l'applauso più grande, visto il contesto) che, in mezzo ad alcune sequenze, raccontavano alcuni retroscena, curiosità, e le idee che hanno portato alla creazione delle colonne sonore.

Ogni Zelda ha una sua colonna sonora specifica perché è costruita intorno al ritmo della narrazione, ai tempi, all'epica espressa.

Ogni gioco deve essere perfettamente riconoscibile, dice Miyamoto, se ascoltassimo una canzone anche tra venti anni dovremmo poter dire “Ah, questa è di Wind Waker”, ad esempio.

Symphony of the Goddessess: Master Quest è una dedica romantica ai fan di The Legend of Zelda, un atto d'amore verso gli appassionati ed un prodotto di grandissimo valore artistico e culturale. Ciò che è successo Venerdì scorso (e negli scorsi anni in giro per il mondo) è qualcosa di unico.

Quando un videogioco è così legato alla musica è inevitabile che ci si trovi a vivere un viaggio del genere...

In foto Eimear Noone.
In foto Eimear Noone.

Ecco. Ho trovato. Lo scorso Venerdì ho fatto due viaggi. Il primo, banale e spossante in alcuni momenti, è stato quello che mi ha portato a Milano al bellissimo Teatro degli Arcimboldi.

Il secondo, emozionante e ben più gratificante, è stato quello che mi ha portato ad Hyrule, Termina, a sentire di nuovo l'odore del mare, a sentire il fremente battito del cuore di Epona al galoppo, a vivere un'avventura.

Quello a cui ho assistito lo scorso venerdì, cari lettori, non è un concerto normale, è un viaggio.

Un incredibile momento di commozione generale nel rivivere alcune tra le storie più emozionanti di sempre della storia dei videogiochi. Una serata stupenda, un momento che difficilmente dimenticherò.

Se non avete partecipato a questo grande evento non preoccupatevi, a grande richiesta The Legend of Zelda Symphony of the Goddesses: Master Quest sarà di nuovo in Italia il 15 novembre prossimo a Roma, presso l'Auditorium Conciliazione. Fossi in voi mi armerei di Forza, Coraggio, Saggezza, e mi terrei libero verso quel periodo dell'anno.

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