Il roster variegato, la grafica di buona fattura e i continui rimandi alla serie originale sono degli ottimi incentivi

Milano - One Piece è ormai entrato di diritto in un certo immaginario collettivo come uno dei manga più seguiti e più longevi che si ricordi a tempo d’uomo, divenendo in seguito – a pochi anni dalla sua comparsa - la serie manga con il più grande successo commerciale della storia. Le avventure di Monkey D. Rufy e dei suoi compagni attraverso i Quattro Mari e la Rotta Maggiore sono ricche di azione, personaggi secondari, sottotrame e nemici d’ogni sorta, quest’ultimi pronti per essere spazzati via nell’ultimo capitolo della saga musou One Piece Pirate Warriors 3, in dirittura d’uscita per PlayStation 3, PlayStation 4 e PC.

Il genere è abbastanza complicato da accettare e sicuramente di nicchia: si tratta di un picchiaduro classico, che permette di concatenare singoli colpi per creare combo devastanti, posto in arene divise in zone, inondate di nemici che definire burattini – rispetto alla potenza del personaggio guidato dal giocatore – è un eufemismo.

L’ultimo esempio noto ai più di un videogioco appartenente a questa tipologia è il premiato Hyrule Warriors, che ha permesso di sdoganare il genere anche nel continente occidentale. One Piece Pirate Warriors 3 prosegue in questo solco ormai tracciato, approdando nei western territories con tutto il suo carico di avventure in salsa piratesca: dopo la presentazione dal vivo di Nakajima Koji, il game producer del titolo, ho avuto l’occasione di testare questo musou su una postazione di gioco dotata di una fiammante PlayStation 4.

L’impatto con il gioco è stato brutale, poiché dopo una cut-scene vecchio stile con i classici box di testo skippabili sono stato scaraventato in una grande arena piena di pirati dal cappotto rosso. Forte della mia (poca) conoscenza nei picchiaduro ho cominciato a pigiare i soliti bottoni del joypad, praticando la ben nota tattica del button smashing per sopravvivere all’orda infinita di minions pronti a vendere cara la pelle pur di togliermi qualche HP.

I volti noti del manga/anime sono tutti delle partita.
I volti noti del manga/anime sono tutti delle partita.

Dopo aver trattato con noncuranza il controller, ho cominciato a comprendere le esecuzioni principali e ho intravisto la possibilità di concatenare combo, che, alla prova dei fatti, sono risultate estremamente lineari e senza particolari guizzi di spettacolarità, sottolineata solamente dall’enorme numero di kill e di nemici a schermo.

Ciò che più mi ha stupito è stato proprio il counter delle uccisioni a fine partita, che mostrava con orgoglio la cifra di più di 1230 nemici uccisi in nemmeno cinque minuti di prova. Oltre alle combo attuabili in solitaria sono presenti nel roster gli altri personaggi principali della ciurma di Monkey D. Rufy che permetteranno a Rubber di scatenare mosse devastanti che riescono a regalare un tocco di adrenalina e di “pulita della visuale” dai nemici.

Esse potranno essere attivate con l’aumento di una barra di Stamina che schizza verso l’alto per ogni uccisione compiuta dal proprio alter-ego virtuale, con la classica scelta di game design che spinge il giocatore a non fossilizzarsi sulla difensiva come in ogni musou che si rispetti.

Tra l’orda di minions compare ogni tanto qualche mini-boss con punti ferita maggiori alla norma, ma purtroppo quest’ultimi non risultano così pericolosi e alla prova dei fatti la salute del personaggio principale rimarrà praticamente invariata durante l’arco del combattimento, forse a causa del settaggio della difficoltà non modificabile nelle opzioni.

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Non mancano le mosse speciali.

Sinceramente ho trovato la progressione abbastanza noiosa, senza picchi notevoli di gameplay, risultando – forse per la natura del genere stesso – lineare e senza spunti o intermezzi capaci di poter rimanere impressi nella memoria del giocatore.

Dal punto di vista grafico siamo di fronte ad un ottimo titolo che riesce a ricalcare in modo abbastanza fedele le visuali dell’anime originale, con dei personaggi ben modellati e delle animazioni fluide e mai meccaniche: peccato per il character design dei nemici e per il basso numero di modelli disponibili, che purtroppo saltano subito all’occhio (nonostante il caos a schermo) per la ripetizione costante dei volti e delle fisionomie.

Dopo una breve prova con mano, è difficile consigliare a cuore aperto One Piece Pirate Warriors 3 a chi vuole introdursi per la prima volta nel genere musou: gli appassionati, invece, potranno tirare un lieve respiro di sollievo, poiché il roster variegato, la grafica di buona fattura e i continui rimandi alla serie originale sono degli ottimi incentivi per poter dare una possibilità al nuovo titolo Bandai Namco.

A domani per le anteprime di Project CARS e J-Stars Victory VS+ dal Level Up di Bandai Namco!

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