Laddove si era tentato di proporre una versione 'ridotta' di Resident Evil 4, con un mix di ambienti aperti e location al chiuso, The Assignment va un po’ per la sua strada

Dopo il lancio dello scorso ottobre, in poche sedi si è continuato a parlare di The Evil Within, ritorno all’azione del maestro dell’horror Shinji Mikami. Il padre di Resident Evil si è messo a lavorare a testa bassa con la sua Tango Gameworks sui tre DLC promessi per il Season Pass del gioco, presentando i primi due come un’avventura collaterale con protagonista la bella comprimaria Juli Kidman.

La detective, che è al centro dell’add-on The Assignment come lo sarà in The Consequence, presenta insieme al pacchetto scaricabile di cui è protagonista alcune interessanti peculiarità, anzitutto in termini narrativi. Diversamente da Ballesteros, infatti, Kidman è al corrente di tutti i meccanismi che hanno messo in moto la vicenda principale ed è libera dai fantasmi del passato.

Questo porta il giocatore ad avere una visuale molto più pulita su quanto sta accadendo nel titolo, anche se non meno disturbata. Per tali motivi sarebbe consigliabile, per quanto non necessario, portare a termine lo story mode di The Evil Within: lo spoiler è dietro l’angolo soprattutto nelle premesse, in cui si rivela il ruolo di Kidman nell’intero arco narrativo della vicenda; ruolo che, a sua volta, chiarisce determinati comportamenti e mette i puntini sulle “i” laddove il gioco principale ne aveva lasciati solo di sospensivi.

È chiaro, in termini di caratterizzazione, che è difficile empatizzare con e avere la giusta percezione della nuova protagonista, peraltro in un campo che non ha mai visto brillare Mikami e il suo team. Questo sia perché siamo di fronte a un DLC di tre ore o poco meno, sia perché in un contesto del genere, dove il primo pensiero è sempre rivolto all’azione più che al contorno, è difficile rapportarsi nel modo giusto con tutti gli ingredienti del gioco.

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E, a proposito di azione, il focus in The Assignment si sposta pericolosamente dal survival horror col tocco dello shooter in terza persona allo stealth puro, dove ogni minima mossa dev’essere ponderata ed eseguita alla perfezione, pena il game over. Tango Gameworks ci è andata giù pesante con due meccaniche per raggiungere questo scopo: l’uso della copertura e il richiamo dei nemici.

Le coperture sono ora più che mai utili se non necessarie per scrutare l’ambiente intorno a Kidman, capire dove siano i nemici e studiarne le routine comportamentali. Le location, principalmente quelle ospedaliere che avevano segnato il buon passo della prima metà di The Evil Within, sono state non a caso disseminate di oggetti dietro i quali nascondersi e armadietti in cui riprendere fiato o salvarsi le penne.

Un po’ abusata, invece, la meccanica del richiamo dei nemici con un grido della protagonista o il classico lancio della bottiglia nel vuoto. Il ricorso all’esca permette di aggirare la guardia di turno e arrivare con una punta di pathos o tensione alla meta finale.

Entrambe queste trovate, va sottolineato, avrebbero trovato maggiore sfogo e migliore esecuzione in un titolo di più ampio respiro. Sia graficamente, con le barre nere sul fondo e in cima allo schermo, sia ludicamente, con gli ambienti rappresentati principalmente da corridoi, risulta a volte difficile raccapezzarsi tra i movimenti di Kidman e le reazioni dei personaggi “avversari”.

Juli Kidman è la protagonista di The Evil Within: The Assignment.
Juli Kidman è la protagonista di The Evil Within: The Assignment.

Sì perché, mentre nell’originale The Evil Within qualche animazione o controllo non troppo preciso poteva essere “corretto” con l’uso delle armi, in The Assignment queste non sono affatto presenti. Una svolta che da tempo chiedo al genere dei survival horror (resto dell’idea che senza combattimenti Silent Hill Downpour sarebbe stato perfetto) ma che, in questo contesto, si rivela poco più che una trovata interessante di game design.

È bello vedere, comunque, come per un DLC dal prezzo di €9,99 la squadra guidata da Shinji Mikami si sia prestata a un simile cambio di rotta rispetto alla formula proposta dal gioco base.

Laddove si era tentato di proporre una versione “ridotta” di Resident Evil 4, con un mix di ambienti aperti e location al chiuso, The Assignment va un po’ per la sua strada, che era poi quella richiesta a gran voce da quanti non avevano apprezzato la seconda metà del titolo completo. L’introduzione di nuovi nemici, letali al primo colpo, e l’appiattimento su un solo livello di difficoltà sono la dimostrazione di quanto Tango abbia ascoltato e apprezzato il feedback degli utenti.

Se vi sono piaciuti gli spunti narrativi firmati Mikami e i punti interrogativi circa la storia ancora non vi danno pace, date un’occhiata a The Evil Within: The Assignment e aspettate l’ormai imminente The Consequence, che chiuderà l’arco narrativo strettamente legato alle vicende del gioco originale.

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