Project AURA è un prodotto molto acerbo per stessa ammissione degli sviluppatori

Continua la grande avanzata, inarrestabile ormai, dei giochi ad accesso anticipato su Steam. Una pratica che, nonostante i tanti giochi arenati inesorabilmente sulla spiaggia della mediocrità, sembra non voler fermarsi per nulla al mondo.

Project AURA è il titolo di cui parlo oggi nello specifico, nato dal sudore dei ragazzi dello studio indipendente Pixel Quality Games. Il gioco è stato pubblicato il 5 gennaio scorso ed è, come si può intuire dal cappello introduttivo, un titolo ad accesso anticipato.

Project AURA è un prodotto molto acerbo per stessa ammissione degli sviluppatori, il che farebbe sorgere qualche domanda sul perché sia stato messo su Steam a pagamento, ma tant’è. Il setting del gioco ci vede impegnati a gestire una colonia spaziale in seguito ad un disastro climatico, ovviamente bisognerà ripartire da zero e con le nostre capacità gestionali ricostruire una civiltà degna di questo nome.

Voglio dire subito una cosa: il background del titolo mi è piaciuto, oltre ad essere un argomento sempre interessante (non so se Pixel Quality Games volesse fare critica sociale sull’inquinamento, ne dubito) è affascinante per una volta non avere a che fare con alieni o guerre di espansione varie. Il problema è che tutto il resto, soprattutto nel comprato visivo, è scialbo, poco ispirato o semplicemente assente.

Dove ho già visto quel casco?
Dove ho già visto quel casco?

Dopo i primi due secondi di gioco infatti si nota subito come Project AURA vada a pescare a piene mani dall’immaginario di colleghi ben più illustri. Dalle musiche che ricordano quelle di Mass Effect, così come l’environment che ricorda la saga di Bioware, passando poi per il vestiario dei coloni i cui caschi spaziali ricordano palesemente quelli degli spartan di Halo. Questa, spiace dirlo, è una vera e propria ingenuità che nel 2015 sarebbe da evitare ad ogni costo.

Per quanto riguarda il gameplay Project AURA vive di alti e bassi, con idee interessanti ed altre che potrebbero anche esserlo se non fosse per il sistema di gioco generalmente farraginoso. Le meccaniche di gioco si basano principalmente sui coloni, i quali devono essere “raccolti” da un hub centrale che li tiene in criogenia dopo averli salvati dal disastro ambientale di cui sopra, per essere impiegati in quella o quell’altra attività atta a generare risorse per la colonia stessa.

Ogni colono ha una sua professione, c’è chi raccoglie risorse (comunemente detto “farmer”), ci sono ingegneri, operai e così via. Il sistema è interessante in quanto è approfondito e restituisce davvero l’impressione di dover gestire delle risorse umane reali. Ad esempio, in ogni fabbrica va assegnato un responsabile che a sua volta genererà dei progetti da sviluppare che a loro volta richiedono degli operai per essere portati a compimento. Questo sistema è rappresentato con un vero e proprio organigramma aziendale che però, così come l’interfaccia di gioco in generale, risulta confuso e richiede un po’ di tempo per prenderci la mano.

Ovviamente ogni colono grava sull’economia della colonia, non è sufficiente importare un numero sconsiderato di cittadini visto che poi, come è lecito immaginare, vanno nutriti. A questo proposito entra in gioco l’inventario, molto curato e variegato nei dettagli, le risorse hanno una buona varietà e sono divise in tipologie, organiche, elettroniche o legate alla costruzione che siano.

Con Project AURA vi sentirete dei novelli Briatore spaziali.
Con Project AURA vi sentirete dei novelli Briatore spaziali.

Proprio collegato alle risorse c’è un simpatico – per modo di dire – aneddoto che voglio raccontare. Il tutorial di Project AURA svolge meno del minimo indispensabile per introdurre le basi del gioco, verrebbe da pensare che il resto sia talmente intuitivo da non necessitare di una spiegazione. Alla prima run del gioco ho capito subito il contrario.

Al momento della costruzione del primo complesso residenziale mi sono accorto di non avere le risorse necessarie per farlo, e il tutorial non spiega in alcun modo come ottenere risorse. Poco male, esiste il mercato per acquistarle ma - e qui torna uno degli esempi di poca lungimiranza di game design - per comprare le risorse, a volte centinaia e centinaia di unità di pezzi, è necessario un click per ogni unità che si desidera. Il risultato è che per costruire il complesso residenziale ho dovuto tempestare il mouse con qualcosa come trecento click o qualcosa di più.

Infine graficamente Project AURA è più che dignitoso. Tralasciando la poca ispirazione concettuale di cui sopra, gli ambienti sono ben curati e, sebbene ci sia molto da fare ancora, resta una qualità più che soddisfacente per un titolo indipendente, seppure in assenza di particolari effetti grafici o particellari.

Project AURA rientra nella schiera dei “vorrei ma non voglio”, un gestionale senza arte né parte fin troppo acerbo che ha bisogno di una enorme rifinitura e che, francamente, stupisce come possa arrivare ad essere venduto ad un prezzo neanche troppo contenuto su Steam. L’attesa in questo caso è più che consigliata.

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