I motivi potrebbero essere diversi: l'americanizzazione di Sony e una chiusura di Nintendo nei confronti dell'innovazione

Sono tempi duri per gli addetti ai lavori del settore videoludico. Dopo il Gamersgate, lo swatting e gli attacchi DDOS ai danni di PSN e Xbox Live, due pilastri del videogioco stanno mostrando i loro lati più deboli. Terribilmente vicini (diciamo parenti stretti), anno dopo anno sono riusciti a conquistare il cuore di miliardi di videogiocatori.

Parliamo di Hideo Kojima, game designer e sviluppatore di Metal Gear Solid e Zone Of The Enders, e il Giappone. Con il primo che piange, per una lettera di un developer australiano, e il secondo che vive la sua più grande crisi dei tempi moderni.

Cosa potrebbe mai far crollare due certezze del genere? Noi di TMAG.it abbiamo prima raccolto i fatti, poi cercato di spiegare cosa stia succedendo al paese del Sol Levante.

Una incarnazione videoludica del padre di Metal Gear.

La crisi di Hideo Kojima

In un solo anno lo sviluppo di Metal Gear Solid ha subito diverse critiche dalla comunità dei fan e dai videogiocatori in generale. Quando nei primi mesi del 2014 uscì Ground Zeroes, in molti criticarono ferocemente la scarsa durata del gioco, con giornalisti che riuscirono a terminare il prologo in soli 10 minuti.

Le run postate su YouTube fecero il giro del mondo, scatenando il dissenso degli utenti, che come furie si scagliarono contro Kojima e l'intero team. Furono girati molti video, scritti molti articoli ed editoriali per quella demo da 40 euro.

Tanta fu l'amarezza generata che addirittura alcuni esponenti della software house invitarono gli utenti a finire al 100% il gioco in appena 10 minuti, promettendo assunzioni dirette nell'organico.

Il Nintendo 3DS è un vero e proprio culto in Giappone, dove compete con i cellulari per diffusione.

Forse per questi motivi il buon Hideo si è commosso quando ha ricevuto la mail di Joshua, uno sviluppatore australiano che ha incoraggiato il famoso game designer. I contenuti dello scritto non sono stati divulgati, probabilmente per ragioni di privacy, ma i relativi tweet lanciati sulla rete sono piuttosto eloquenti.

"Ho ricevuto un'email commovente da Joshua, uno sviluppatore che vive in Australia. Anche se ci troviamo in luoghi differenti, la sua lettera mi ha fatto quasi piangere. Anche io mi sento insicuro in questo periodo di crisi dello sviluppo, ma qualcuno ci sta supportando, quindi mi asciugo le lacrime e continuo a fare del mio meglio".

La solidarietà corre tra gli addetti ai lavori. E possiamo capire il perché: siamo tutti sulla stessa barca. Tutti sottoposti al grande giudizio della rete e dei suoi utenti. Nessuno di noi è esente da critiche.

Voltate pagina per scoprire cause ed effetti della crisi giapponese sul mondo dei videogiochi!

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