Super Mario è paragonabile ad una pop-star confezionata ad arte, una di quelle che arrivate ai 16 anni si svegliano una mattina accorgendosi di essere delle belle ragazze, scoprono il mondo della droga e diventano campionesse di salto sull’asta.

Blinx è un tenero gattino e non è la stella del telefonino ma, almeno nelle intenzioni iniziali, sarebbe stata la stella di Microsoft e della sua prima Xbox. Nel 2001 quando Microsoft debuttò di prepotenza nel mercato console, doveva scontrarsi con Sony e Nintendo che, tra le altre cose, avevano già un brand molto forte consolidato dalle loro mascotte. Così si decise di creare Blinx, un simpatico gattino protagonista di un omonimo platform.

Il fatto che nessuno di voi se lo ricorda e che proprio di recente Microsoft ha deciso di abbandonare il marchio Blinx, dovrebbe far intuire il risultato di questa operazione. La domanda che mi sono fatto leggendo la notizia è: che fine hanno fatto le mascotte? O meglio, le mascotte esistono ancora ma che ruolo hanno adesso?

Partiamo dalla più iconica e riconosciuta nel globo terracqueo, paragonabile soltanto a Mickey Mouse in quanto a popolarità. Super Mario è da (quasi) sempre il simbolo di Nintendo, due nomi che non possono allontanarsi più di tanto uno dall’altra, eppure adesso il baffuto idraulico si può considerare una mascotte vera e propria?

Super Mario è diventato un marchio: con il suo faccione esistono t-shirt e capi di vestiario vari, pupazzi di ogni forma e dimensione, gadget, portachiavi e tanta altra roba che sicuramente ora sto dimenticando. Insomma: negli anni ’90 di sicuro non avremmo mai potuto vedere gente in discoteca indossare una magliettina aderente con il viso sorridente di Mario. Gente che in buona parte dei casi ad una console Nintendo non ha mai giocato peraltro.

Per un viaggio molto sobrio.
Per un viaggio molto sobrio.

E dire che Nintendo di mascotte ne ha a bizzeffe volendo: in Giappone ad esempio Pikachu è innalzato quasi al grado di divinità (ricordiamo la recente parata dei Pikachu o il roditore usato come testimonial della nazionale giapponese di calcio), ma possiamo tirare in causa anche Link, Zelda, Samus, Fox, Donkey Kong e tutta una pletora di personaggi che potrebbero sostituire Mario come mascotte vera e propria.

La verità è che, oggi, Super Mario è paragonabile ad una pop-star confezionata ad arte da un gruppo di esperti di marketing e moda. Una di quelle che arrivate ai 16 anni si svegliano una mattina accorgendosi di essere delle belle ragazze, scoprono il mondo della droga e diventano campionesse di salto sull’asta.

C’è chi poi una mascotte non lo è più da anni. Il povero porcospino blu di Sega ormai è un mercenario che salta di console in console e anzi, ai più giovani potrebbe sembrare addirittura un personaggio Nintendo viste le molte collaborazioni e comparsate dall’epoca Gamecube ad oggi. E pensare che io ci sono cresciuto con il velocissimo Sonic, per me Mario è stata una scoperta di alcuni anni successivi, ma in questo caso la colpa non è del marketing o di scelte di brand managing sbagliate.

Come sappiamo, Sega qualche anno fa se l’è vista davvero brutta: nonostante il Dreamcast fosse una console con i cosiddetti, avanti almeno 5 anni rispetto alle concorrenti, era la stessa azienda a non credere più nel progetto, vuoi per lassismo o per mancanza effettive di possibilità di investimenti. Il risultato fu la cessazione del reparto hardware e l’inevitabile apertura delle proprie IP alla concorrenza e quindi un Sonic the Hedgehog protagonista di titoli su ogni piattaforma, PC incluso. In questo caso possiamo parlare di una vera e propria perdita di status, da mascotte a semplice “personaggio”.

Un'immagine impensabile fino a qualche decennio fa.
Un'immagine impensabile fino a qualche decennio fa.

Ne abbiamo parlato di recente e a vederlo oggi l’ultimo numero di Retrogems ha un che di profetico. Crash Bandicoot è attualmente missing in action da qualche anni ormai a livello videoludico, come mascotte dopo l’abbandono di Naughty Dog ancora meno.

Protagonista dell’era PlayStation e condottiero della console Sony, del bandicoot ormai non si ricorda più quasi nessuno, a parte chi ha un po’ di anni sulle spalle.

Nell’attuale era PlayStation 4 tra sparatorie ed eroi nerboruti non c’è più spazio per platform e riesumare Crash Bandicoot sarebbe un errore, sia perché Sony non ha la freschezza di game design di Nintendo e sia perché i tentativi successivi all’epoca Naughty Dog sono stati tutti fallimentari quindi, stavolta, la mascotte sta bene dove sta: nello scatolone dei ricordi.

Per chiudere il cerchio e tornare a Microsoft con il suo scatolone multimediale chiamato Xbox One, esiste una mascotte per la console statunitense? I boxari vi risponderebbero all’unisono: “C’è Master Chief maremma maiala!”. Però onestamente Master Chief è una mascotte quanto Platinette una donna affascinante.

Il carisma di una visiera cromata.
Il carisma di una visiera cromata.

In un omone corazzato di cui non si vede mai la faccia, che spara in faccia ad alieni e li prende a pugni, che si butta da pianeti e navicelle spaziali atterrando sulla terra senza un graffio che parla col vocione di Giorgio Melazzi, io sinceramente di empatico, affidabile e di “mascotte” non ci vedo proprio nulla. Possiamo parlare di personaggio iconico e carismatico (che poi “carismatico” senza vedere un centimetro di viso, vabbè…), ma di testimonial proprio no.

La verità è che le mascotte non servono più. Una volta erano funzionali ad attirare il pubblico: Mario era simpatico, Sonic sbarazzino e Crash seguiva gli istinti più caotici degli adolescenti. Ora ci sono i trailer, gli screenshot, i minuti di gioco in anteprima, i Let’s Play, gli youtuber e tutta un’altra serie di strumenti mediatici che sono più che sufficienti a convincerci a spendere i soldi per una console o per un’altra.

Le mascotte, i personaggi simbolo, oggi servono solo ad aumentare il volume di entrate della propria azienda. Se gioco a Super Mario e mi diverto, probabilmente alla prossima fiera del fumetto della mia città mi verrà lo stimolo di comprarmi un portachiavi, per non parlare della t-shirt di Master Chief o di quelle di Sonic e Crash che fanno tanto “old school gamer”.

Per una volta, contrariamente al solito, non sono nostalgico. Il concetto di mascotte è legato ad un’epoca lontana, vecchia e stantia del medium videogioco ed è bene che si vada avanti. Certo, sarebbe sbagliato perdere le vecchie radici, ma guardate intorno alla vostra scrivania e sono sicuro che molti degli ammennicoli che troverete vi daranno una mano a non dimenticare.

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