In un buco nel terreno viveva uno Hobbit...

Dopo aver ricevuto con gioia l'invito alla proiezione de Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate da parte di Warner Bros. ho deciso di scrivere questo articolo - lo ammetto, assai intricato - per poter raccontarvi con gioia la storia del creatore di uno dei più grandi universi filmici, videoludici e sopratutto letterari che si ricordi a memoria d'uomo.

In qualsiasi luogo pubblico e con qualunque compagnia intorno a se, è normale vedere persone che al nome di J.R.R Tolkien distolgano lo sguardo dalle loro abitudinarie attività. Lo scrittore inglese non è stato solo l'ultimo grande interprete della corrente dei Romantici, bensì ha rappresentato per molti uno dei più profondi ed importanti scrittori che la letteratura inglese abbia mai partorito durante il 900.

J.R.R. Tolkien nacque in Sudafrica, ma a 3 anni si stabilì definitivamente in Inghilterra, dove visse fino alla propria morte avvenuta il 2 settembre 1973. Sarehole, il paese in cui trascorse la propria infanzia, fu per lui fonte di gioia e immensa felicità: era un villaggio tipico di campagna, abitato da gente semplice, dove "l'atmosfera non era turbata da fabbriche, automobili, lottizzazioni o scontri sociali".

Un villaggio ideale in cui crescere, a tal punto che Ronald acquisì pian piano l'abitudine di girovagare in lungo e in largo per le colline limitrofe, ammirando i bellissimi scorci offerti dalla natura. Quest'ultimi sarebbero divenuti la maggior fonte d'ispirazione riguardo il paesaggio dell'immaginaria Contea, il paese degli Hobbit presente sia ne Lo Hobbit sia ne Il Signore degli Anelli. Egli infatti scrisse, in una lettera al proprio figlio Christopher:

"L'idea degli Hobbit me l'hanno data gli abitanti del villaggio e i bambini, essi sono esattamente quel che mi sarebbe piaciuto essere ma non sono mai stato. La Contea è assai simile a quel mondo in cui per la prima volta ho assunto consapevolezza di ciò che mi circondava".

Quanto a epicità, pochi rivali...

Purtroppo quest'atmosfera idilliaca era destinata a mutare per sempre: in breve tempo, il vicino centro industriale di Birmingham inglobò completamente il piccolo villaggio nella sua crescente periferia, deturpando per sempre l'ecosistema del luogo. Gli abitanti, un tempo mugnai, contadini, fabbri e artigiani si videro costretti a cambiare il loro lavoro diventando operai. Sarehole era stata distrutta, il mulino, simbolo dell'atmosfera agreste, era stato demolito ed al suo posto era stata costruita una grossa fabbrica metallurgica che sbuffava enormi nubi di vapore nero.

Tolkien assistette con orrore e impotenza alla distruzione di quel locus amoenus da lui tanto amato. Questo fu il seme che fece nascere in seguito, nella poetica dell'autore, quel sentimento di rigetto e di odio verso l'industrializzazione forzata e quella predicata ostinazione nel ricercare una comunione con Madre Natura, ritornando a compiere gesti semplici e quotidiani, come "il fumare una pipa, giocare tra l'erba verde con i propri figli e l'arare i campi".

Scoppiata la Grande Guerra, nel 1915 si arruolò volontario nel reparto speciale dei Lancashire Fusiliers con il grado di sottotenente: poco prima di partire per il fronte, il 22 marzo, si sposò finalmente con la sua amata Edith, giovane donna con la quale aveva intessuto un bellissimo rapporto sin dalla più tenera età. Venne mandato in trincea sul fronte occidentale francese, dove partecipò anche alla Battaglia della Somme, luogo di morte e dolore dove morirono pià di 700.000 soldati. Qui i suoi tre migliori amici persero la vita: non era la Guerra alla quale Tolkien credeva di partecipare, non erano le grandi battaglie dei poemi nordico-scandinavi cantate da Skald e dai Bardi. Era un inutile massacro: Ronald, dopo questi eventi, non fu mai più lo stesso.

"Somme. L'intera storia del mondo non può contenere una parola più spaventosa: lo spreco della guerra, non solo materiale, ma anche morale e spirituale è così sconcertante per quelli che devono subirlo. E lo è sempre stato, e sempre lo sarà, fino alla fine dei tempi".

Gli anni del ritorno in patria videro un uomo cambiato. Tolkien si dedicò intensamente alla letteratura e alle traduzioni di antiche ballate nordiche, tutto questo durante la prestigiosa collaboazione nella stesura dell'Oxford Dictionary. Tra il 1920 e il 1930 il maestro di Sarehole scrisse e fece correre la sua immaginazione, creando due tipologie di racconti: le storie inventate per i suoi figli e le leggende del suo mondo fantastico. Il tassello per unire queste due realtà arrivò all'improvviso quando, in una calda giornata estiva alla fine degli anni venti, sull'angolo di una tovaglia consunta per la propria colazione, scrisse: "in un buco nel terreno viveva uno Hobbit".

Dopo quell'illuminazione, conosciamo tutti la vera storia di Tolkien e la genesi dei suoi romanzi che hanno definito un'epoca e segnato intere generazioni di giovani. Badate, cari miei lettori, Ronald non è un autore di serie B perché racconta favolette inventate - ricalcando così l'orribile giudizio della giuria del premio Nobel per la Letteratura - bensì è uno di quei pezzi grossi che sono riusciti ad entrare nell'immaginario comune.

Uno scatto dal dietro le quinte.

NON SEMPLICI STORIE DI FANTASIA

"Certo, la fiaba è un'evasione dal carcere del reale. Chi getta come un'accusa questa che dovrebbe essere una lode, commette un errore forse insincero, accomunando la santa fuga del prigioniero con la diserzione del guerriero, dando per scontato che tutti dovrebbero militare a favore della propria degradazione. Non si possono ignorare le realtà presenti, impellenti, inesorabili!, dicono ancora i custodi della degradazione. Realtà transitorie, ecco cosa sono. Le fiabe parlano di cose permanenti: non di lampadine elettriche, ma di fulmini. Autore o amatore di fiabe è colui che non si fa servo delle cose presenti".

Qui entra in gioco la subcreazione, tema fondamentale nella poetica Tolkieniana. Assume contenuto pregnante nel bellissimo saggio Albero e Foglia, dove il professore dichiara come essa sia il lavoro basilare di qualunque artista: è la costruzione di mondi credibili, in cui una storia possa svilupparsi ed essere narrata. Tali mondi devono essere verosimili e coerenti, per evitare di spezzare l'incanto che accompagna qualsiasi esperienza estetica ed impedire così il fallimento dell'opera d'arte. Questo stato di credenza secondaria è una condizione che sia il cinema, sia la letteratura, sia i videogiochi sperimentano continuamente, cercando di spingersi sempre un po' più oltre.

Il Mondo Primario è il nostro mondo. Potremmo definirlo come il punto di riferimento in cui il lettore spaesato centra la propria prospettiva, per comprendere ciò che contempla e sperimentare quest'ultimo come fosse un'opera d'arte. I Mondi Secondari sono gli infiniti universi fittizi, vari quanto possono esserlo le diverse arti, le diverse possibilità di creare la bellezza e il coinvolgimento.

Per Tolkien, la Fantasia non è solo la missione primaria di ogni artista, ma anche l'arte di conferire alla storia narrata l'intima consistenza della realtà, che provoca o favorisce quindi la credenza secondaria citata in precedenza. Di fatto, è evidentissima l'abilità del maestro di Sarehole nell'elaborare mondi profondamente coerenti, le cui leggi logiche e fisiche interne sono sempre rispettate: non chiamatele storie per bambini, sperando che un giorno lontano la giuria del premio Nobel per la Letteratura potrà comprendere il grave errore commesso durante quell'edizione.

L'armata non manca di certo....

UNA TRISTE EPICA DAL MESSAGGIO DI SPERANZA

"Lontano sui monti nebbiosi e gelati, in antri profondi, oscuri, desolati, prima che sorga il sol dobbiamo andare per esigere i nostri ori obliati".

É una calda sera estiva quando Bilbo Baggins, giovane Hobbit della Contea, ascolta queste parole cantate da un giovane e ardito gruppo di Nani decisi a riconquistare la propria patria dopo l'esilio forzato causato dal crudele drago Smaug. La notte seguente, il cuore del tranquillo Bilbo non desidera nient'altro che "andare a vedere le grandi montagne, udire i pini e le cascate, esplorare le grotte e impugnare la spada al posto del bastone da passeggio".

Il sentimento provato dagli eroi del romanzo in queste situazioni viene trasmesso anche al lettore, ed ha un nome ben preciso che avrete sicuramente già imparato a conoscere: sublime. Kant descriveva ciò che per i Romantici era il fine della loro ricerca artistico-letteraria definendo sublimi le alte querce e la notte, mentre semplicemente belle le aiuole o un giorno di sole. Il sublime trascende il semplice bello, è un sentimento che fa leva sulle primordiali emozioni dell'animo umano e annichilisce la pura razionalità. Il selvaggio, l'ignoto, il mistero, sono le caratteristiche principali della Terra di Mezzo, un mondo fantastico che fa del sublime la sua chiave di volta.

Alte montagne innevate, enormi foreste di conifere, immense distese ghiacciate, torbide e ripugnanti paludi fanno da sfondo alle vicende dei protagonisti; dove l'irrazionale, l'indefinito, l'immateriale e l'oscuro acquisiscono le forme più svariate. Un altro dei punti chiave della poetica di Tolkien è sicuramente il tentativo fallimentare del recupero di un passato glorioso ormai scomparso, un passato "medievaleggiante" in cui dominava la spiritualità, dove l'etica non era legata al solo utilitarismo, dove la fredda e cupa razionalità non aveva ancora infranto sogni evocativi di draghi, magie e luoghi incantati.

L'atmosfera che il Maestro di Sarehole genera nei propri scritti non regge il confronto con quei tempi ormai lontani, e Roger Sale, grande critico letterario e studioso dell'epopea Tolkieniana, definisce così l'atmosfera che permea le vicende della Terra di Mezzo:

"Un senso crepuscolare, di nostalgia per un tempo irrimediabilmente distante pervade l'opera di Tolkien, e anche le gesta più eroiche sono presenti come l'estremo, pallido riflesso di un mondo ormai giunto al tramonto: siamo semplici nani sulle spalle di giganti".

Così come un grande romantico, il compositore Richard Wagner, aveva ambientato le sue opere sinfoniche in una Germania medievale - quella di Sigfrido o di Parsifal, dominata dalla spiritualità degli dei nordici - la Terra di Arda di Tolkien è un mondo idealizzato, che combatte contro il potere oscuro di Mordor composto da macchine, ingranaggi, devastazione, dall'identità reale.

Come nasce un nano.

UN'EREDITÁ CONSERVATA?

La Terra di Mezzo: l'Ombra di Mordor, l'epica avventura di Talion raccontata da Monolith Games, si rifà proprio a questi splendidi concetti che traspaiono con forza dalle opere di J.R.R. Tolkien, riassumendoli in una direzione artistica formidabile che ha saputo tratteggiare in maniera perfetta una regione della Terra di Mezzo dominata dall'oscurità.

Un compito gravoso da gestire, che è stato svolto dagli sviluppatori con grande rigore e con un generoso rispetto per le opere originali del maestro, a differenza dell'ultimo film uscito nelle sale proprio ieri sera.

L'opera ultima di Peter Jackson nel mondo di Arda mi ha lasciato numerose sensazioni contrastanti: da una parte, ci troviamo di fronte ad un ottimo lungometraggio che sa intrattenere e stupire (in positivo e negativo) lo spettatore, con trovate spettacolari e a volte di dubbio gusto, mentre dall'altra un'interpretazione non letterale che farà storcere il naso ai puristi.

Sicuramente, a discolpa del regista, si colloca l'importante scusante che nel libro originale la battaglia non venga raccontata nella sua interezza, con la conseguenza di una maggior libertà artistica e di espressione. Certo è che - commento a caldo da parte di un Tolkieniano di ferro - infarcire di azioni tamarresque il film non ha sicuramente giovato alla mia percezione positiva generale, così come inserire una non richiesta love story dai dubbi risultati tra un'elfa ed un nano.

I tempi di Gimli e Legolas sono ancora lontani, e nel voler rendere il lungometraggio accessibile il signor Jackson ha ingiustamente infilato questo elemento richiesto affinché l'affluenza in sala potesse risultare maggiore grazie al bel visino di Evangeline Lilly. Ma chissà, forse le sue mirabili opere-tributo ad uno dei romanzi più interessanti del secolo scorso sono finalmente giunte ad una conclusione, oppure il Silmarillion aspetta dietro l'angolo...

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