Quando si ha a che fare con intrighi internazionali, casi secretati e allucinazioni collettive il rischio di scottarsi al semplice tocco diviene molto alto, schizzando vertiginosamente verso una soglia critica difficile da gestire. Majestic Nights, come detto nell’anteprima attraccata qualche settimana fa sui nostri lidi, è un titolo dalle mille sfaccettature che tenta di rispondere a mille domande, inciampando più volte nel tentativo e consegnando al fruitore un prodotto dalle grandi potenzialità inespresse.

La storia racconta le gesta dell’oscuro Cardholder, un solitario agente segreto dagli oscuri scopi deciso ad indagare su casi criptici avvenuti nel corso della storia contemporanea, spaziando così dall’omicidio Kennedy agli incontri ravvicinati del terzo tipo. Una scelta coraggiosa che purtroppo si scontra con una narrazione poco presente, frammentaria e raccontata perlopiù da sparuti dialoghi con gli NPC.

Lo stesso Cardholder è una figura che non riesce a bucare lo schermo, mantenendo per tutta la durata degli episodi una personalità piatta e non particolarmente incisiva: il tentativo di raccontare questo misterioso protagonsita tramite punti di vista di altri personaggi – resi giocabili per esigenze di trama e varietà negli episodi dopo il prologo - riesce a metà, in una continua caccia all’uomo il cui scopo ultimo rimane la semplice scoperta del perché di certe azioni.

Le poche cutscene narrate con il motore di gioco possiedono il pregio di non spezzare il ritmo della narrazione, ma d’altro canto risultano estremamente povere dal punto di vista stilistico, registico e strutturale, in una curva che si attesta su mediocri livelli con picchi di interesse creati da alcuni cliffhanger posti a fine episodio che risultano particolarmente azzeccati e godibili.

Cardholder Majestic Nights
I locali in cui il nostro alter-ego andrà alla ricerca di informazioni saranno popolati da una fauna strana.

Certamente l’atmosfera che si respira dal titolo è unica ed originale, in un interessante mix esplosivo che pare fuoriuscire direttamente da un incrocio tra Blade Runner e l’esplosivo stile anni ’80 (con un pizzico di Hotline Miami come contorno); tra luci al neon, bar malfamati, tranquille villette a schiera, vestiti fuori di testa e fitte trame complottistiche sullo sfondo.

Il titolo si presenta con una visuale isometrica dall’alto, includendo al proprio interno meccaniche investigative e stealth con un pizzico di sparatorie per rendere più vivace il ritmo di gioco. Purtroppo nessuna delle esperienze appena citate raggiunge una qualità ottima a causa di alcuni difetti che ne minano la godibilità.

Lo stile di gioco furtivo – funzionale in un titolo di questo tipo – permette di spostarsi nelle varie location senza dare nell’occhio: purtroppo questa meccanica è gravemente inficiata da un’intelligenza artificiale nemica estremamente lacunosa, che segue pattern prestabiliti e raramente abbandona la propria zona di competenza anche in caso di avvistamento.

Inoltre l’ingaggio con armi da fuoco avviene in maniera estremamente passiva, con gli ostili che possiedono un campo visivo così limitato da non permettere loro una ricerca approfondita del territorio dopo una vostra eventuale fuga. Gli sviluppatori non hanno nemmeno previsto la possibilità di poter atterrare il nemico alle spalle o di innestare silenziatori alla propria arma, trattando in maniera del tutto rude e spartana una componente del gioco che poteva essere ampiamente valorizzata.

Le sparatorie collaterali che possono nascere da un incontro ravvicinato del terzo tipo con i nemici soffrono anch’esse di alcune lacune, da riscontare facilmente nel sistema di copertura macchinoso, dotato di due tasti per poter entrare e uscire dal riparo, e dall’IA poco reattiva e particolarmente statica.

Majestic nights screen
Un piccolo estratto visivo delle sparatorie che si terranno durante le sessioni di gioco.

L’ambito investigativo è invece ridotto all’osso, con dialoghi facilmente risolvibili tramite un operazione continua di trial & error che non avrà alcun impatto negativo sull’incedere dell’azione. Il giocatore si sente così costretto a leggere conversazioni e ad interpretare il proprio alter-ego sentendosi eternamente guidato da un deus ex machina assai invadente che non permette alcuna divagazione dai binari del gioco.

L’ovvia conseguenza naturale è lo smascheramento della dinamica fittizia della scelta tra battute durante un dialogo, proposta dagli sviluppatori per intrattenere al meglio l’utente – sortendo l’effetto opposto. Il comparto grafico si rivela discreto, con alcuni scivoloni notevoli che non mi permettono di dare un ottimo giudizio: lo stile grafico richiama di gran lunga quello di Borderlands ed è capace di riprodurre un ambiente pulsante, vivo ed estremamente caratteristico.

Purtroppo le animazioni dei personaggi presenti sulla scena non reggono minimamente il confronto, poiché quest’ultime sono legnose all’inverosimile ed assolutamente non credibili in un contesto reale; senza alcun’interazione particolare con l’ambiente ad impreziosire un versante così povero e tralasciato. La colonna sonora si rivela invece eccezionale, con brani grunge e groove che si ripropongono costanti senza mai disturbare, sfondo impalpabile alle avventure di John Cardholder, Cal e compagni.

Majestic Nights è un titolo dal grande potenziale inespresso – come indicato ad inizio recensione – che non riesce ad esprimersi al meglio in quasi nessuno dei comparti presenti. La costante ripetitività di fondo, la poca incisività della trama ed il gameplay azzoppato da alcune lacune abbastanza gravi affossano il giudizio finale; salvato solo in parte dalla grande colonna sonora, dall’ispirazione artistica di alcune location e più in generale dall’idea di fondo che per taluni potrebbe essere realmente interessante.