In questa buia notte di plenilunio, ingobbito sul PC e ipnotizzato da una graffiante canzone dei Mogwai, scrivo. Dovrei soffermarmi, ragionare, riprendere fiato, pensare a ciò che ho provato, ma scrivo. L’urgenza di raccontare monta in me come un ardente incendio: ho vissuto la leggenda di una macchina da guerra, di un soldato, di un uomo.

Come Thel Vadamee, marchiato a fuoco dopo il fallimento nella difesa dell’Installazione 04, così sono stato indelebilmente colpito dalla magia di un’epopea che milioni di persone in tutto il globo hanno vissuto con me. Le storie importanti, quelle vere, quelle profonde, non hanno bisogno di una CPU o di una scheda grafica di ultima generazione per essere raccontate. Costruiscono la propria casa lì, nel tuo cuore e nel tuo spirito, condizionando per molti anni la tua visione del mondo, senza la necessità di stupire con inutili effetti speciali buoni solo per un film di Michael Bay.

Halo: The Master Chief Collection è un altare dorato nel tempio degli dèi, un museo formato Blu-ray giunto direttamente nel lettore delle nostre Xbox One. Non quelle mostre stantie con cinque o sei quadri sottovuoto esposti alla buona, non quelle classiche operazioni nostalgia pensate per svuotare i nostri portafogli con celebrazioni vacue e inutili, non quelle rimasterizzazioni dal poco senso logico poste a distanza pericolosamente ravvicinata dall'uscita del titolo originale.

L’opera targata 343 Industries è una visione nuova, differente, totalizzante, destinata ad alzare definitivamente l’asticella qualitativa per le collection che verranno, costrette a fronteggiare questo colosso come nel biblico scontro tra Davide e Golia.

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"Bentornato a casa, John"

Il viaggio di John è stato difficile ed irto di pericoli. Ha convissuto con Sorella Morte dal primo momento in cui ha aperto gli occhi in una Pillar of Autumn in fiamme, alla deriva verso un pianeta sconosciuto e abbordata da truppe d'assalto Covenant. Ha visto una terrificante razza pluri-millenaria risvegliarsi da un sonno profondo, pronta ad invadere di nuovo la Galassia per conseguire l'unico scopo valido della propria esistenza, ovvero la vita tramite infezione. Ha combattuto contro nemici più forti di lui, ha visto morire compagni fedeli uno ad uno, ha dovuto proseguire la propria missione senza la possibilità di versare una sola lacrima.

"E quindi uscimmo a riveder le stelle". Si conclude così il quarto capitolo della saga, con un Master Chief conscio delle sue debolezze, stanco e avvilito dopo una straziante avventura che l'ha condotto da un luogo all'altro della galassia, un uomo divenuto ormai simile al Dante maturato interiormente dopo la conclusione del viaggio all'Inferno. Dinanzi a lui - separati dal pallido vetro di una grande finestra - solo il silenzio del vuoto cosmico e le stelle mute all'orizzonte, solitarie e così splendenti; un panorama di immensa tranquillità in contrasto con il lacerante conflitto interiore che alberga nel suo cuore.

Halo: The Master Chief Collection è un'esperienza da vivere tutto d'un fiato, un idillio estatico dal quale diviene impossibile staccarsi senza provare alcuna emozione. La storia di John 117 è la nostra storia: la trama dei primi tre episodi, raccontata con ingenuità e parziale leggerezza da una storica Bungie nel momento di massima gloria, è costellata di numerosi momenti epici che non necessitano di cut-scene atte a magnificare determinate situazioni, destinate inevitabilmente a spezzare il ritmo di gioco. A differenza di altri titoli altrettanto blasonati, Halo ha costruito la sua fortuna narrativa all'interno del gameplay, saldando una fortissima empatia tra alter-ego virtuale e giocatore, rendendo quest'ultimo partecipe di ciò che accade in quel futuro lontano.

All'interno dell'avanzata armatura da combattimento Mjolnir chiunque può divenire l'eroe di cui tutti hanno bisogno. Al contempo, in questa democrazia virtuale delle anime, Master Chief rappresenta un élite, un unicum dal carisma fortissimo capace di catalizzare su di sé l'attenzione e i bisogni degli esseri umani, che inconsciamente affidano alla sua disperata missione ogni speranza di sopravvivenza. Siamo noi al centro dell'Universo, i fautori del cambiamento, la speranza di salvezza, consci di poter plasmare con il nostro joypad le epiche azioni di un uomo destinato a salvare la galassia.

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"Ma tu avevi qualcosa in più"

Dopo la nascita della saga di Halo il mondo dei first-person-shooter è radicalmente cambiato. Tutti i franchise più noti hanno dovuto confrontarsi con le leggendarie gesta di Master Chief, soccombendo alla prova dei fatti contro un nemico troppo grande e troppo forte per loro. Ne sono una prova i continui riferimenti compiuti anni fa dalla stampa specializzata e dagli addetti ai lavori, alla ricerca disperata di un cosidetto Halo Killer identificatosi il più delle volte nelle esclusive rivali dello stesso genere.

Chi ha passeggiato sulle tormentate spiagge dell'Installazione 04, chi ha assalito la Cittadella presente sull'Arca, chi ha combattuto tra le rovine di Alta Opera e chi è stato scosso dai brividi sul finale del quarto capitolo capisce da sé come nessun altro titolo di stampo bellico moderno possa trasmettere le stesse sensazioni. Halo: The Master Chief Collection è quindi un libro meraviglioso, un manuale d'istruzioni old-school che ogni persona del settore dovrebbe aver letto almeno una volta nella propria vita - dagli utenti finali ai game designer - affinché chiunque possa conoscere e testare con mano una saga che ha scritto la storia recente degli FPS su console, a partire dallo squisito gameplay adattato al layout di un controller per concludere con il magnifico level design che ha da sempre contraddistinto i titoli del franchise di punta di casa Microsoft.

Correva il 2001 quando il Silent Cartographer si stagliò per la prima volta dinanzi ai nostri occhi, ed ancora oggi trasmette le stesse sensazioni di un tempo. In questi anni il mondo dei videogame ha subito un'involuzione dettata dalla continua volontà di stupire con script al limite del giocabile. Ma questo è lo scopo ultimo del nostro amato medium? Poggiando i piedi sulle roventi sabbie dell'isola sull'Installazione 04, la mente non può che vagare e ponderare le possibilità infinite dettate da un design delle mappe che profuma di perfezione. Non siamo riusciti oggigiorno a gettare dei ponti per una crescita matura verso il futuro, e Bungie già tredici anni fa aveva bruciato tutti con uno sprint favoloso ai nastri di partenza.

Silent Cartographer su tutti è sinonimo di libertà d'azione, sandbox allo stato dell'arte, senso di scoperta e meraviglia. Una perfetta alternanza tra fasi a piedi e su veicoli, tra gunplay in spazi aperti e combattimenti close quarter, in un bilanciamento tra opposti che vibra nel profondo della saga in ogni singola missione, dal primo all'ultimo capitolo, con picchi di eccellenza nella trilogia degli Anelli.

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Avete già vagato per i lidi del Silent Cartographer con il vostro Warthog?

 

L'intelligenza artificiale, ed è qui l'ennesimo schiaffo agli FPS odierni tutto fumo poco arrosto, è da sempre un fermo baluardo dell'opera di Bungie e di 343 Industries, con nemici scaltri e veloci, condizionati da una rigida scala gerarchica che genera un diversificato sottoinsieme di approcci. Elite, Brute, Grunt, Jackal e Prometeici ingaggeranno Master Chief con pattern d'attacco sempre diversi e imprevedibili, costringendo il player ad accendere il cervello e a non farsi cogliere impreparato dalle continue sparatorie.

Niente script salva-vita attivabili prima della morte o checkpoint dietro l'angolo; nessun bersaglio facile da massacrare condannato a fare la fine del birillo contro una palla da bowling destinata a fare strike. Halo non è questa roba un po' posticcia e grossolana utile solo ad attirare bambini nutellosi frustrati dalla loro stessa manifesta incapacità.

Il mio consiglio è di godersi quest'esperienza almeno a livello Eroico, per assaporare lentamente questo gameplay old-style che mancava da molto tempo nel mondo dei videogame mainstream, alla stregua di un sommelier attratto da un vino di vecchia data dal gusto irresistibile. Questa ottava generazione di console sta regalando molte delusioni, e, come dicono in gergo molti giovani, "mi sta facendo salire il nazismo marxismo".

Tutti i gamer che si reputano tali per il semplice fatto di possedere una macchina da gioco in casa continuano a fagocitare videogiochi l'uno dietro l'altro, cinque ore per questo spara-spara, sette ore per il racing brum-brum, tre orette in multiplayer per il prossimo MMO definitivo e poi un altro giro di boa, con mammina che sgancia i soldi per il successivo titolo super hypato oh my god the best new IP of all time. Calmi, calmi, per favore. Respirate, fumatevi una sigaretta e dedicate il giusto tempo ad ogni opera che se lo meriti realmente, smettendo di sperperare danari per poche soddisfazioni: la saga di Halo non recita la parte della prostituta "una botta e via", miei cari lettori.

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"Questo Anello ci renderà fratelli"

Halo: The Master Chief Collection non è una semplice riunione di famiglia, con i genitori che truccano le proprie figliolette a 1080p per renderle più belle agli occhi di nonna. Il lavoro di restauro sul secondo capitolo è stato infatti ammirevole, ancor più del remake di Combat Evolved, con 343 Industries che ha ricostruito maniacalmente ogni singolo comparto, dal visivo al sonoro.

Questa pregevole veste di Halo 2 vale quindi da sola il prezzo del biglietto per il difficile viaggio verso l’Installazione 05: oltre a una grafica discreta che mantiene inalterati gli scenari di gioco permettendo lo switch istantaneo tra vecchia e nuova versione, i ragazzi di Microsoft hanno pensato bene di trasformare ogni singola cut-scene in filmati CG dall’alto tasso di spettacolarità, lasciando la possibilità ai giocatori, ancora una volta, di decidere istantaneamente quale filmato godersi (old-school o versione Anniversary?) premendo il tasto View.

Nota particolare di merito ai videomaker di Blur, capaci di catturare con maestria l’atmosfera sci-fi della saga con filmati dalla realizzazione tecnica eccelsa, portando a nuova vita le leggendarie figure che popolano l'universo creato anni orsono dai vecchi Bungie.

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Gli scenari di Halo 2 sono ispirati e artisticamente eccellenti.

 

I grigi FPS odierni hanno abituato le persone a vomitare piombo sui bersagli mobili nemici senza un accompagnamento musicale degno di questo nome, proponendo le solite canzoni da classici film d'azione di serie B con spessore qualitativo di una piadina abbrustolita, qualunque sia il nome altisonante dietro alla produzione della OST. Insomma, non è che se ti chiami Hans Zimmer sforni automaticamente un capolavoro, sopratutto se la voglia di comporre è poca e i motivi che ti spingono nel tentativo puramente commerciali. Halo, ancora una volta, si sottrae a questa logica, definendo la propria identità tramite una colonna sonora entrata di diritto nella storia del videogioco grazie a due figure di spicco, Martin O'Donnell e Neil Davidge.

In Halo 2 Anniversary, a differenza dell'originale che pare avvolto da una bambagia capace di attutire la componente sonora, la OST sovrasta gli effetti sonori delle armi, dei veicoli e dell'ambiente: il rock scorre nelle vene mentre ci facciamo strada a colpi di Battle Rifle e Carabina. Paradossalmente questa fantastica scelta di 343 Industries influisce ancor di più sull'esperienza di gioco rispetto alla grafica rinnovata di cui si fregia il titolo, inglobando il player in un vortice di adrenalina dal quale risulta veramente difficile staccarsi. Irrompere nella sala dei profeti contro uno squadrone di Guardie d'Onore Elite, massacrare ondate di Brute a colpi di Lama Energetica e farsi strada in un'Alta Opera devastata dall'attacco dei Flood non è mai stato così dannatamente divertente.

Per la gioia dei maniaci della tecnica, anche gli altri tre capitoli della serie propongono una veste grafica aggiornata a 1080p (Halo 4 pare un gioco next-gen!) che risulta molto meno incisiva rispetto al raddoppio del frame-rate, chiave di volta dell'intera produzione. Halo ha mutato il proprio volto, ancora una volta, nel solco della tradizione. Il cambiamento netto sui fotogrammi al secondo, accolto alla scorsa fiera losangelina con un boato e una pletora di applausi, è un game-changer devastante che influirà sopratutto in multiplayer, regalando nuove soddisfazioni ai pro-player che non hanno mai abbandonato l'ecosistema competitivo della saga.

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"Ho bisogno di un'arma"

Ormai da molti anni prosegue un lungo ed aspro dibattito tra i giocatori Xbox, che insolitamente non coinvolge 1080p o resolutiongate di varia natura. Halo è soprattutto un'esperienza single-player da mozzare il fiato o un multiplayer competitivo con un ecosistema enorme e avvolgente? La risposta è entrambe. La fortuna di questa immensa saga risiede infatti nelle sue due anime complementari, che in questa collection trovano un'unica soluzione di continuità proponendo playlist per la campagna, partite personalizzate e matchmaking competitivo.

Le prime, architettate al meglio da 343 Industries, propongono una serie di livelli estrapolati dai quattro capitoli principali, catalogati con titoli evocativi che suggeriscono la tipologia di gameplay proposta da quelle particolari missioni.  Volete spaccare qualsiasi cosa con un potentissimo carro armato Scorpion, per trovare una valvola di sfogo dopo una giornata lavorativa pessima? Non c'è problema, gli sviluppatori hanno pensato anche a voi inserendo questa playlist dedicata da giocare tutto d'un fiato.

Il matchmaking competitivo non ha invece alcun bisogno di spiegazioni: su console sta per tornare un fenomeno di massa che ha smosso milioni di giocatori, un inno al gaming e all'eSport. Halo 2 e Halo 3 su tutti hanno portato alla luce questo trend, deliziandoci con eventi spettacolari, MLG Pro Circuit e montage che hanno reso grandi community di YouTuber (quelli seri, non i pagliacci odierni) a colpi di musica rock e overkill. L'alchimia creata originariamente da Bungie è unica, inimitabile, un mondo a sé stante, e l'eccitazione tra i pro-gamer di vecchia data è palpabile: quei giorni non saranno più un semplice ricordo, con la rinascita di un titolo disposto, ancora una volta, a dare lezioni di epicità a quei comparti multiplayer poco bilanciati e troppo frenetici che costellano il mercato degli sparatutto odierni.

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Oltre agli elenchi di matchmaking con le modalità più svariate ed un approfondito metodo di ricerca che permette all'utente di impostare il multiplayer preferito tra uno a scelta dei quattro capitoli, in modo tale da poter costantemente allenarsi su un determinato titolo della saga, saranno presenti playlist settimanali periodicamente aggiornate dalla software house, con un hub centralizzato come Halo Channel che offrirà la possibilità di visualizzare in streaming i tornei più blasonati e le migliori azioni dei giocatori.

Tornano anche le modalità Forge e Theatre, presenti su Halo 3, Halo 4 e Halo 2 Anniversary, con alcune succose novità come mappe sandbox completamente prive di qualsivoglia architettura per lasciare agli utenti la possibilità di creare nuove fantasie, edifici e ambienti.

Un passo in avanti per la saga, intercettato da 343 Industries già ai tempi del quarto capitolo con la discreta Forge Island, un enorme blank space piatto dove potersi sbizzarrire con maggiori possibilità di map design. Le Spartan Ops faranno invece capolino con il prossimo update di dicembre, come regalino di Natale per tutti i fan, insieme alla beta di Halo 5: Guardians.

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"Io credo che sia solo l'inizio"

Halo: The Master Chief Collection è una pietra miliare posta nella timeline di una delle saghe più famose del mondo videludico. La facilità con cui gli sviluppatori hanno inserito in un unico Blu-ray quattro giochi dall'enorme mole di contenuti è disarmante, riuscendo inoltre nel difficile intento di creare un'interfaccia semplice che non ponga alcuna limitante barriera tra le features e le modalità presenti nel pacchetto.

Quest'opera mastodontica è la chiusura di un lungo viaggio cominciato nel lontano 2001 e la nascita di un altrettanto prosperoso cammino. Una scultura per coloro che non hanno mai avuto la possibilità di provare con mano la saga che ha cambiato il volto di un genere e un enorme monumento di lode a Bungie per ciò che ha creato tredici anni orsono. Un deciso punto fermo per un futuro che si prospetta più roseo che mai, con 343 Industries pronta a tornare sui suoi passi e a dimostrare al mondo intero che Halo è ancora vivo e vegeto.

Ecco, il segnale a tutti i first-person-shooter odierni è giunto, chiaro come la Luna nel buio cielo di una notte senza stelle: il Re è finalmente tornato.