[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]N[/mks_dropcap]on me ne vogliate, ma da oggi Pikachu si è precluso la possibilità già remota di poter divenire il mio Pokémon preferito. Non mi aspetto certo che, dopo questa affermazione, Game Freak si possa vendicare inviando una squadra di sicari altamente addestrati a casa mia pronti a uccidermi. O almeno spero. Ho altri articoli da scrivere, ho un coverage da fare e una vita da vivere. Perchè questo piccolo sfogo violento dopo i postumi di una terrificante serata ad alta gradazione alcolica?

Camminate per le vie di questo Games Week 2014 e alzate lo sguardo, osservate. Ci sono capoccioni dalla chioma bionda, mora, rossa; ed infine una marea interminabile di cappellini per i quali potrei evitare la definizione 'originale'. Se indossati da una o due persone, allora il termine assume un senso importante e specifico, ma quando l'intera fiera è invasa da ragazzine con il cappello gigante di Pikachu e da swagghetti che indossano copricapi con i loro personaggi preferiti di League of Legends (sempre i soliti due) allora l'occhio tenta il suicidio. Metti caso che la moda venga lanciata da alcuni youtuber - non vi svelerò mai l'identità del cattivone  di ieri - e il danno è compiuto.

Gadget così strani che paiono provenire da un altro pianeta, magliette da collasso cerebrale e, per l'appunto, cappellini che danno l'impressione che tu sia finito in un Team Fortress frutto di una collaborazione tra Nintendo e Riot Games. Un inno al videogioco in formato merceologico, perché non importa che tu, mia cara ragazza con il cappello di Pikachu, abbia giocato a quel maledetto capolavoro di Pokémon Giallo, l'importante è che l'aspetto di quel buffo accessorio sia pacioccoso e tenerello al punto giusto. Poi oh, Pikachu assomiglia a Jake di Adventure Time, secondo i meno attenti: non è che forse si siano confusi al momento dell'acquisto?

Compiendo un balzo di prospettiva mica male, voglio raccontarvi delle fantastiche file composte dai tipi più variegati di persone che attendono trepidanti il loro turno per giocare alle console 8-bit del passato. Qualcosa di buono esiste, in questo mondo. Non mi sarei mai aspettato un'affluenza simile: chissà se ci troviamo di fronte ad un fenomeno di interesse notevole o semplicemente ad un triste ripiego per coloro che sono incapaci di imbucarsi in lunghe code per provare i AAA più attraenti del mercato. A pensar male si muore peggio, citando me stesso, ma un fondo di verità potrebbe trovarsi ovunque.

Rispondiamo tutti onestamente a questa fatidica domanda: partitina a Bloodborne o a Ghost 'n Goblins? Magari non qui al Games Week, visto che la folla diviene sempre più enorme e sudata.