[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]C[/mks_dropcap]hi non è mai stato, almeno per qualche istante, un complottista per caso? Avete presente quando - un po’ brilli e felici - vi ritrovate con i vostri amici a bere una birra intorno al tavolo discutendo di scemenze, finché il solito genio salta fuori con argomenti che spaziano dalla classica questione sulla solitudine dell’uomo nell’Universo all’omicidio misterioso di John Fitzgerald Kennedy?

Forse a voi non sarà mai capitato, ma chi frequenta gli ingegneri impara presto che una semplice bevuta in compagnia può trasformarsi in un pretesto per discussioni esistenziali che farebbero un baffo al compianto Kierkegaard. 2pac, Michael Jackson e i gerarchi nazisti sono ancora vivi, nascosti da qualche parte? L’undici settembre è stato un piano ordito dall’America contro i suoi stessi concittadini? Le sirene esistono realmente – convinzioni dei parlamentari italiani a parte? Quali sono i misteri dietro la morte del presidente americano Kennedy? L’Area 51 è solo una zona per test militari segreti o nasconde qualcos’altro?

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Majestic Nights, un RPG investigativo in visuale isometrica prodotto da Epiphany Games, tenta in modo del tutto fantasioso di rispondere a queste domande che attanagliano il classico prototipo della persona comune: alcune delle cospirazioni che ho elencato poco sopra, negli alternativi anni ’80 del titolo, sono tutte vere e “documentate”. Purtroppo, ombre scure si stagliano sulla produzione ed il semplice far luce sui complotti irrisolti della storia non basta per diradare il buio presente nel cuore del titolo: la speranza è che, con i prossimi episodi, si riaccenda una vivace fiammella che possa profetizzare buone nuove per questo indie dalle buone premesse iniziali.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Il protagonista del racconto è John Cardholder, un misterioso individuo in cerca di vendetta[/mks_pullquote]

Il titolo si presenta con una struttura episodica, con l’anteprima offerta gentilmente dalla software house che mi ha dato la possibilità di giocare al Prologo dal quale si diramano le successive vicende. Il protagonista del racconto, John Cardholder, è un misterioso individuo in cerca di vendetta che pare strappato a forza da Blade Runner, a partire dalla giacca grigio topo per arrivare agli immacolati capelli bianchi da replicante. Il suo obiettivo è chiaro, diversamente dal tragitto fumoso che il nostro alter-ego compirà tra le vie di una città dalle pretese artistiche ben poco caratterizzanti.

La trama, che in un titolo di questo genere dovrebbe essere un pilastro portante dell’intera produzione, viene abbandonata al proprio destino con frammentari dialoghi tra NPC e con il ritrovamento di alcuni file che andranno a comporre, lentamente, i tasselli di un racconto – per ora – volutamente incomprensibile. Nell’ora e mezza di provato che mi ha portato a terminare il Prologo, ho avuto la sensazione di essere sballottato da una parte all’altra delle location senza un filo conduttore importante che mi spingesse a compiere le azioni su schermo. Quest’ultime spaziano dalla ricerca di indizi con una consecutio temporum ben precisa (sullo stile di Valiant Hearts: The Great War) alle sezioni stealth, che a volte possono sfociare in sparatorie all’ultimo proiettile.

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La mia totale stima va per quei due porcellini in centro alla fila.

Da questo punto di vista la varietà non manca, ma purtroppo Epiphany Games non è riuscita a mantenere un livello qualitativo elevato, sfociando in alcuni errori grossolani che minano l’esperienza alla base del titolo. I dialoghi trial & error per corrompere o persuadere i personaggi non giocanti offrono un livello di sfida interessante, ma non riescono a infondere nel giocatore quella sensazione di tensione dettata dalla possibilità di chiudere per sempre la conversazione a causa di una risposta sbagliata. Le fasi stealth, invece, sono la parte più riuscita dell’offerta ludica di Majestic Nights: la furtività sarà essenziale in alcune situazioni, dandoci la possibilità di sfuggire ad energumeni poco rassicuranti o di sgattaiolare nel nostro appartamento in mezzo a numerose guardie per ottenere alcune informazioni.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Purtroppo alcune sezioni mostrano il fianco a critiche: l'IA nemica mi ha stupito in senso negativo[/mks_pullquote]

Purtroppo, anche queste sezioni mostrano il fianco a più critiche: l’IA nemica è ciò che mi ha più stupito in senso negativo, con ostili mai così statici – essi seguono pattern prestabiliti e non devieranno di un centimetro dal loro ordinario percorso, anche dopo avervi avvistato - capaci solamente di sparare con un contatto visivo diretto. Ovviamente, quando si viene ingaggiati dalla truppa nemica, si potrà rispondere a tono sfoderando la propria arma e sfruttando le coperture presenti nello stage premendo un tasto dedicato per entrare in modalità “riparo”.

Il fattore deficitario dell’IA stronca anche quest’altra sfaccettatura del gameplay di Majestic Nights, proponendo sparatorie assai statiche causate dalla poca mobilità degli ostili, che si trasformeranno presto in carne da macello per le vostre bocche di fuoco.

La direzione artistica del titolo strizza più di un semplice occhio allo stile grafico di Borderlands, The Walking Dead di Telltale e affini, proponendo un character design peculiare ma non estremamente eccentrico che ben si sposa con gli anni ’80 in cui si dipanano le vicende narrate nel gioco. In generale il colpo d’occhio è discreto, ma purtroppo anche in questo comparto non è tutto oro quel che luccica.

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Tunz tunz, para para tunz tunz!

Le animazioni sono veramente legnose e in generale i modelli poligonali degli NPC e del protagonista sfruttano lo stile fumettistico per nascondere una notevole povertà di poligoni. Varietà è la parola chiave anche nelle ambientazioni, che non riescono però a brillare – come già detto ad inizio recensione – a causa di una generale ripetitività di fondo nella direzione artistica. Nota di merito al Nightclub in cui avrà luogo una delle indagini presenti nel prologo, ben caratterizzato e con tocchi di classe che strapperanno più di un sorriso. Il sonoro, sopratutto in questi frangenti, si dimostra degno di menzione, con alcune tracce audio groove/grunge che riescono ad evocare nel giocatore la sensazione di disagio e sballo poco salutare presente nei luoghi malfamati che Cardholder visiterà nella parte centrale della propria avventura iniziale - il locale notturno, per inenderci.

Il prologo di Majestic Nights alterna quindi pochi alti e numerosi bassi: a fronte di una stimolante varietà di ambientazioni e contenuti, il titolo fallisce in alcune meccaniche base che minano il titolo nelle fondamenta. Il racconto, per ora volutamente incomprensibile, sembra procedere a tentoni, con una narrazione frammentaria che si appoggia sul ritrovamento dei file sparsi per la città. Per ora, il consiglio è di attendere i prossimi episodi che potranno sicuramente offrire qualche spunto in più a livello di trama (il finale di questo pilot mi ha piacevolmente colpito), con la speranza che Epiphany Games possa aggiustare il tiro anche su alcune questioni delicate nel comparto gameplay.

Gli anni ’80 e le teorie complottistiche del tempo hanno sempre un certo fascino, e sarebbe un peccato sprecare quest’interessante occasione di esplorarle nei panni di un misterioso detective!