Prima di cimentarvi nella lettura, vi diamo un consiglio: date un'occhiata anche alla prima parte dell'articolo che racconta i primi anni della vita del giovane Shinji Mikami!

[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]T[/mks_dropcap]a dan, Hideki Kamiya. Questo nome dovrebbe farvi tornare alla memoria una persona nota, perchè stiamo parlando del fondatore di Platinum Games, miei cari lettori di TMAG. Lui e Mikami sono grandi amici fin dagli anni novanta, e fu proprio in quel periodo d’oro e all’inizio del nuovo millennio che le manine di Shinji, con il saltuario aiuto di Kamiya, crearono giochi destinati a rimanere nel cuore di molti gamer.

Come dimenticare i leggendari Capcom Five, una line-up composta da cinque giochi che la casa di Osaka produsse in esclusiva per Nintendo Gamecube?

P.N. 03, un futuristico sparatutto in terza persona, Viewtiful Joe, un fantastico action-platform, Dead Phoenix, uno shoot em' up che fa del proprio nome un programma, Killer7, un action-adventure fuori di testa, ed infine il leggendario Resident Evil 4, l'unico che ebbe un successo unanime di critica e pubblico tra i cinque giochi prodotti. Diamo loro una rapida occhiata, con la voglia di conoscere le abilità progettuali del buon Shinji al di fuori della categoria horror a lui tanto congeniale.

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Il primo titolo, P.N. 03, venne rilasciato nel 2003 e narrava le epiche gesta di Vanessa Z, un'agilissima eroina che strizzava più di un occhio a Dante di Devil May Cry, quest'ultimo creato da Kamiya tempo addietro traendo spunto dal codice di gioco e dalle ambientazioni del primo Resident Evil. Vendette uno sputo, fu l'unico gioco che rimase esclusiva Gamecube e da Metacritic arrivò uno schiaffo morale con uno score di 63/100. Mikami, che supervisionò l'intero progetto, si rivelò per nulla soddisfatto del prodotto finale, additando la software house di Osaka come colpevole del fallimento del titolo per il poco tempo a disposizione nello sviluppo del codice.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Shinji Mikami si rivelò estremamente soddisfatto di Viewtiful Joe: grazie al ciufolo, 93 di Metacritic non è mica pizza e fichi![/mks_pullquote]

Viewtiful Joe, rilasciato sempre nell'anno 2003, fu invece un enorme successo di critica, con un importantissimo 93 su Metacritic che calamitò l'attenzione dei gamers sul titolo: il gioco era un action-platformer 2.5D con protagonista il folle Viewtiful Joe, una caricatura demenziale di un supereroe intenzionato a salvare la propria ragazza dalle grinfie del malvagio Jadow. I poteri del nostro alter-ego? Effetti speciali e movimenti di camera, come il close-up, lo zoom, il rallenty per il bullet time e così via. Wow! Il titolo vendette solamente 275.000 unità, sotto le aspettative di Capcom, ma Mikami ed il suo collega di lavoro Kamiya si rivelarono estremamente soddisfatti. Grazie al ciufolo, direte voi, 93 di Metacritic non è mica pizza e fichi, è roba buona, molto buona.

Poi c'è Dead Phoenix. Avrete notato che non fa la propria comparsa nell'immagine in alto; e curiosamente il motivo è così chiaro ed evidente che strapperebbe un sorriso a chiunque. Dead Phoenix non è mai esistito. Per la cronaca, circolava un codice di gioco abbastanza funzionante, ma nulla che potesse arrivare definitivamente sugli scaffali dei negozi. Secondo Mikami & co. il titolo sarebbe potuto divenire l'erede di Panzer Dragoon, dove i giocatori avrebbero preso il controllo di un umano alato intento a combattere orde di nemici con l'aiuto di alcuni alleati a terra.

Nella lista compare anche Killer7, un titolo prodotto da Grasshopper Manufacture con la supervisione del buon Shinji, rilasciato dalla software house di Osaka nel lontano 2005. Il gioco racconta la pazza storia di un vecchietto dalle sette identità, ognuna fisicamente separata dall'altra e ciascuna senza la consapevolezza che esistano altri alter-ego come lei. Ci troviamo di fronte ad un action-adventure che di Mikami riporta solo il nome, alla luce del fatto che ogni comparto, dalla direzione artistica alla trama, riporta la firma indelebile di Suda51 (il creatore di No More Heroes, Shadows of the Damned e Killer is Dead).

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Ed eccoci giunti al fatidico Resident Evil 4. Rilasciato nel lontano gennaio 2005, il survival horror di Capcom rivoluzionò ancora una volta il genere, introducendo nuove meccaniche shooter e creando un dibattito culturale che riecheggia ancora oggi. Secondo alcuni l'estrema deriva action verso la quale alcuni survival horror si diressero - tra cui lo stesso Resident Evil con il successivo capitolo - fu colpa di Mikami e Kamiya: una visione così parziale degli eventi non rende giustizia a questa perla videoludica rara che il magico duo sfornò in uno stato di grazia.

In realtà il progetto sarebbe potuto terminare con un enorme fallimento. L'idea iniziale venne riscritta più volte da zero, Shinji era sull'orlo della disperazione a causa di queste continue difficoltà, nessuno sapeva dove il futuro Resident Evil sarebbe andato a parare ed in che direzione. Dove sarebbe stata posta la telecamera durante il walkthrough? Fissa o dinamica? Come svecchiare i controlli ormai obsoleti e i movimenti innaturali?

Non voglio tediarvi oltremodo con il racconto dello sviluppo progettuale del titolo, ma il totale cambio di rotta della saga fu un successo strepitoso. Qualsiasi Top 50 dei videogiochi più belli della storia è ovvio che includa, tra i nomi di tante saghe che hanno scritto un'epoca, il quarto capitolo del survival horror di Shinji Mikami. Resident Evil 4 ha influenzato un'intera generazione di shooter, cambiandone drasticamente i connotati. Non ci credete? Vi basterà un solo esempio: la visuale posta dietro le spalle del protagonista, tra i punti di forza di Gears of War, fece la sua comparsa nel quarto capitolo di Resident Evil. Eheh.

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Conclusa l'avventurosa storia dei Capcom Five, Shinji decise di dare una svolta alla propria vita e pose sul tavolo del boss di Capcom le proprie dimissioni. Il primo gioco che diresse unendosi ai Clover Studios - dove, guardacaso, si era rintanato il nostro caro vecchio amico Hideki Kamiya - fu God Hand, un picchiaduro a scorrimento completamente fuori di testa rilasciato in Giappone nel 2006.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Quando uso la parola "genio", mica la sfrutto a sproposito![/mks_pullquote]

Momento curiosità. Mikami, anni addietro, spergiurò che Resident Evil 4 sarebbe rimasto esclusiva Gamecube, e se fosse avvenuto il contrario avrebbe commesso harakiri. Beh, il gioco divenne multipiattaforma e Shinji, oltre che a scusarsi con i fan, creò una parodia di sè stesso su God Hand, rappresentata da un chihuahua di nome "Mikami's Head", un riferimento non tanto velato all'harakiri che avrebbe dovuto compiere. Quando uso la parola "genio", mica la sfrutto a sproposito!

Dopo aver supervisionato la creazione di Dead Rising, l'esclusiva Xbox 360 sviluppata da Capcom che tutti ormai conosciamo, Mikami decise di dare un'occhiata al sequel del suo gioco più fortunato, Resident Evil 5. Il game designer rimase scioccato. No, non era il gioco che lui avrebbe creato, non era il gioco che voleva, quel titolo non doveva chiamarsi Resident Evil. Shinji riuscì a testare il titolo anni dopo la sua uscita, perchè inizialmente la rabbia e la frustrazione gli impedirono di giocare a ciò che il suo pargolo era diventato, pur avendo in casa una copia del gioco ricevuta da Capcom il giorno della release.

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La storia recente è ormai dominio pubblico, con Shinji che insieme al suo amico di sempre Kamiya sforna nel 2010 una piccola perla chiamata Vanquish, uno sparatutto in terza persona fantascientifico che fa dello stile di combattimento la sua punta di diamante. Non l'avete ancora giocato? Nel Gamestop più vicino lo vendono a cinque euro, fatevi un favore e correte a comprarlo. Vi minaccio eh, non scriverò più articoli se non lo fate. Voglio la foto della vostra copia nei commenti!

Siamo finalmente giunti al termine di questo lungo viaggio in vostra compagnia, alla scoperta di ciò che ha reso grande Shinji Mikami. Che ne dite, ora l'hype per il nuovo The Evil Within è schizzato alle stelle? La colpa non è sicuramente nostra. Quando una produzione ha certi nomi alle spalle, è naturale che accada questo fenomeno: la recensione dell'ultima fatica del game designer giapponese non tarderà ad arrivare su TMAG.it.