[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]M[/mks_dropcap]anca poco alla release ufficiale di The Evil Within, il primo lavoro della nuova software house Tango Gameworks al soldo di Bethesda. Mentre tutto il mondo aspetta con trepidazione il nuovo horror creato dalla geniale mente di chi i survival horror li ha inventati, noi di TMAG.it abbiamo chinato il capo sulle tastiere, con il difficile compito di scrivere questa breve biografia.

Dobbiamo forse specificare di chi stiamo parlando? Shinji Mikami fa parte di quella ristretta cerchia di persone che, scalpello alla mano, hanno inciso il proprio nome sul monte Olimpo dei videogames; un emblema vivente in cui la passione e la voglia di vivere hanno sovrastato le enormi difficoltà che la vita pone spesso sul cammino di ognuno di noi.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Il papà di Resident Evil nacque in una calda giornata d'agosto nel lontano 1965[/mks_pullquote]

Il papà di Resident Evil – e di molti altri capolavori che presto vi sveleremo – nacque in una calda giornata d’agosto sulla ventosa isola di Honshu, situata in Giappone, nel lontano 1965: l’esperienza ci insegna che ogni grande mente ha vissuto un periodo dell’infanzia particolarmente turbolento, e Shinji non fa alcuna eccezione in tal merito. Il padre, uomo violento ed autoritario in perenne conflitto con il figlio, era un uomo rozzo e burbero, unica fonte di sostentamento di una famiglia non certo benestante.

I continui sacrifici personali e le infiniti fonti di stress lo portarono ad un breaking point in una fredda notte d’inverno: dopo aver scoperto che Shinji era andato a dormire senza aver concluso i compiti per il giorno successivo, l’uomo si alzò dal letto e condusse il proprio figlio fuori di casa, quest’ultimo vestito solo di un leggero pigiama, senza scarpe, sferzato dal freddo. Accesa la macchina, fece correre Shinji per sei lunghi chilometri, osservando il proprio figlio in lacrime incespicare lungo la strada attraverso il cruscotto della propria auto.

Una volta raggiunta la costa, il padre fece marcia indietro e lasciò il piccolo Mikami solo e abbandonato nella cappa d’oscurità che in quel momento avvolgeva Yamaguchi, la città natale del ragazzo. Quest’esperienza segnò profondamente il giovane Shinji, che non smise mai di nutrire una grande ammirazione per le eroiche gesta quotidiane di quel padre disperato che sulle spalle reggeva il peso di un’intera famiglia.

rain banner Mikami

La passione per gli horror nacque anch’essa in tenera età, durante le scuole elementari: un giorno la maestra si sedette di fronte alla classe e raccontò ai bambini una storia di fantasmi assai conosciuta in Giappone intitolata Yotsuya Kaidan, un brutale racconto di tradimenti, omicidi e vendette sovrannaturali. Il piccolo Shinji rimase così colpito da questa leggenda che il suo primo pensiero come game designer, molti anni dopo, fu quello di creare un gioco che avesse come protagonisti assoluti i fantasmi ed una casa infestata. [mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Cominciò a frugare tra l'enorme pila di giochi finchè non trovo Ghost 'n Goblins, e tutto gli fu chiaro [/mks_pullquote]

Nel 1990, dopo essersi finalmente diplomato, Mikami trovò casualmente alcuni volantini sparsi per la città nei quali si nominava Capcom ed un buffet gratuito all’Hotel Hilton, recanti un invito per coloro che volessero provare a richiedere un lavoro presso la software house. Capcom. Mhmhm. Il nome non era nuovo agli occhi del giovane gamer, che, colto da una febbrile eccitazione, cominciò a frugare tra l’enorme pila di giochi presente in casa finché non ebbe tra le mani il suo gioco preferito, un certo Ghost ‘n Goblins, e il collegamento divenne subito chiaro.

Incuriosito dall’evento, Shinji prese la propria auto e si diresse verso la location, convinto di non poter ricavare da quella serata null’altro che un po’ di cibo gentilmente offerto. Le cose non andarono esattamente così, poiché il giovane pessimista riuscì a parlare con numerosi esponenti di Capcom e ad entrare finalmente nell’azienda ottenendo un lavoro come “game planner”.

buffet Capcom Mikami banner

Nei primi quattro anni di permanenza, Shinji mise le mani in pasta in progetti che non riuscirete mai ad indovinare. Il padre di Resident Evil lavorò - prima di tuffarsi nel progetto che lo catapultò nel mondo videoludico che conta – su alcuni videogiochi Disney per Super Nintendo, tra cui Aladdin e Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Niente gore, niente balzi sulla sedia, solo gioia e felicità. Con il senno di poi, pensare un giovane Mikami impegnato a disegnare storyboard con Jasmine e Aladdin fa veramente sorridere.

[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Mikami sostituì gli sfigatissimi avventurieri con una squadra SWAT altamente specializzata[/mks_pullquote]

Nel gennaio 1994 il General Manager della software house di Osaka, Tokuro Fujiwara, chiese al suo astro nascente di creare un nuovo videogame basato sul sistema di gioco di Sweet Home, un videogame dalle tinte horror sviluppato per Famicom nel lontano 1989, considerato da alcuni il primo action survival e narrante la storia di alcuni cercatori di tesori intrappolati in un’inquietante magione popolata da alcuni spiriti maligni. Shinji accettò, ma impose da subito una nuova identità al titolo in questione.

Mikami pensò bene di sostituire gli sfigatissimi avventurieri con una squadra SWAT altamente specializzata, mentre i fantasmi che tanto amava furono rimpiazzati per alcune questioni legate alle meccaniche di gioco con dei morti viventi – quelli che chiamiamo solitamente zombies. Shinji volle anche aggiungere una trama degna di menzione, completamente assente nel gioco originale, e così nacque l’idea di un letale virus creato da un’oscura associazione chiamata Umbrella Corporation, capace di trasformare le persone in morti viventi affamati di carne umana, simili a quelli visti più volte nei film di Romero.

resident evil 1 live action banner

Il risultato fu un gioco che, con la sua comparsa sugli scaffali dei negozi, diede i natali al genere dei "survival horror" diventando ben presto il titolo di punta di una console chiamata PlayStation, capace di trainare la neonata di casa Sony con cinque milioni di copie vendute all’attivo.

Resideeent Ivoooool. Baaaang. Ricordate la tamarrissima introduzione con i personaggi ammiccanti verso la telecamera e sullo sfondo esplosioni e fiamme prese di peso dalla sigla dell’A-Team? Ricordate quel live action iniziale strafichissimo in cui Albert Wesker e compagni fuggono dal cane randagio assetato di sangue? Cazzo, tutta farina del sacco di Mikami, quel maledetto genio. Indovinate un po’ chi fu la spalla di Shinji durante il progetto Resident Evil e durante lo sviluppo di Dino Crisis (altro grandissimo gioco nato dai due game designer giapponesi)?

Volete scoprirlo a tutti i costi? Leggete la seconda parte dell'articolo sarà online, dove vi parliamo del misterioso compagno di Mikami, dei Capcom Five e di alcune strambe curiosità sul personaggio di Shinji.