Oltre che per ragioni di natura editoriale, abbiamo scelto di prendere qualche altro giorno per fornire un quadro quanto più completo possibile su FIFA 15, giungendo in ogni caso alla medesima e unica conclusione: questo è un gioco che gli amanti del calcio, virtuale e reale, non dovrebbero per alcuna ragione lasciarsi sfuggire, a prescindere dalla piattaforma di riferimento.

Per questa recensione, come già accennato nell'antipasto messo in tavola dall'early access di sei ore (lo trovate a fine articolo), ho utilizzato un codice per Xbox One offertoci da Electronic Arts. E devo dire che, soprattutto per una questione di controlli e comandi dettata dal quasi perfetto pad della console di Microsoft, è questa la versione definitiva del titolo.

Certo, da un punto di vista grafico si potrà obiettare che le cut-scene ballano per via di un frame-rate incerto nelle condizioni di maggiore affollamento, ma in tutta onestà sono dettagli che in un videogioco di calcio sarebbe poco corretto far pesare per più di quanto realmente incidono. Sempre in tutta onestà, meglio optare per il maggior comfort e per la migliore giocabilità, e queste due componenti non hanno pari su PlayStation 4 – meglio il DualShock 4 delle precedenti iterazioni ma non ancora all'altezza del concorrente – né PC.

Dicevamo dei dubbi che mi hanno spinto a prendere qualche giorno in più. Giocando in Ultimate Team, di cui peraltro parleremo tra qualche rigo, ho notato un ritorno piuttosto importante del tiro ad effetto, una sospettosa facilità nel segnare optando per questo tipo di conclusione. E le mie orecchie si sono subito drizzate, dal momento che questo tarlo aveva già minato le sontuose qualità delle edizioni precedenti le ultime due.

Perché tornare a tale soluzione? I motivi sono sostanzialmente due. Il calcio è spettacolare, tendenzialmente, quando le squadre in campo realizzano tanti e bei gol: l'idea di base è bilanciare la difficoltà che si incontra adesso nel segnare con tiri di collo piede in diagonale rispetto alla porta o rallentando la corsa e cercando di piazzarla “manualmente”, dal momento che le tante nuove animazioni hanno reso gli estremi difensori oggettivamente più forti e complessi da battere.

Inoltre, va considerato che il tiro ad effetto è e rimane una soluzione comunque elitaria, riservata cioè a calciatori che possano permettersela o che abbiano questa skill nel proprio listino di abilità. Tentate il tiro a giro con un terzino, ad esempio, e vedrete che i risultati non saranno certo positivi come in FIFA 08-09. Oltre ai soliti noti, aggiungo, sono in pochi quei calciatori in grado di avere effetto, corsa e forza sufficienti da risultare pressoché immarcabili o inafferrabili una volta davanti alla porta. Capiterà di incontrarne e allora ci sarà da lamentarsi, ma certo non solo per il tiro di piatto. Discorso simile per i colpi di testa: si potrà dire che talvolta questi sprigionano una potenza inaspettata per il tipo di stacco, e magari un intervento via patch non farà scontenti, ma difficilmente si avrà da ridire sul fatto che cross di Candreva e colpi di testa di Higuain porteranno molto spesso ad una segnatura.

Può essere interessante aggiungere altri tre ingredienti rispetto all'articolo delle “sei ore” che vi abbiamo sottoposto qualche tempo fa. Ultimate Team, ancora modalità Carriera, gioco online.

Partiamo dall'Ultimate Team, la porzione del titolo che più rende nelle casse di Electronic Arts: una modalità che rimane alla base identica alla controparte dello scorso anno, iterazione nella quale aveva subito un lieve restyling visivo e nient'altro. Novità pressoché unica è quella del “prestito”: il funzionamento è quello tipico dell'acquisto delle carte, con la sostanziale differenza che alla scadenza del contratto l'atleta sparisce dalla propria rosa. Una soluzione che può tornare utile in mancanza di fondi e prossimità di tornei o partite fondamentali per la buona riuscita della stagione, ma nient'altro. Si poteva fare di più? A domanda rispondo con una domanda: col rischio di sottrarre equilibrio ad una formula già collaudata e di grande popolarità?

Sul gioco online, dopo il day one un po' turbolento dovuto all'affollamento dei server di EA Sports, è tornato tutto alla normalità e, nonostante report catastrofici, devo sottolineare che raramente negli scorsi anni ho avuto esperienza di netcode tanto stabile e regolare. La speranza è che il sistema regga al netto dei week-end popolati e dell'aggiunta ormai annuale di nuove piattaforme (e conseguentemente carne fresca tra gli utenti).

Quanto alla modalità Carriera, due annotazioni. Mi ero espresso in merito alla simulazione delle partite e devo dire che fondamentalmente la situazione è cambiata in confronto a FIFA 14: con una squadra forte (o resa tale) difficilmente troverete le sorprese che hanno caratterizzato le passate release, ossia si potrà stare relativamente tranquilli nei testa coda che un tempo erano da cardiopalma.

Per ciò che riguarda infortuni e squalifiche, beh, avevo parlato di un miglioramento sensibile ma la sostanza è praticamente immutata. Pare che la logica sia quella di dissuadere l'utente dal simulare le partite, “invogliando” con questa serie di disincentivi a giocare in prima persona. Una scelta non del tutto comprensibile, vista anche la chiusura del franchise FIFA Manager: si sarebbe potuto approfondire l'aspetto manageriale o comunque rendere più avvincente la scorciatoia tanto amata dai fan delle carriere lunghe.

Per gli utenti più esperti, poi, la scalata alla vetta della classifica può risultare troppo semplice. I meccanismi sono bene o male gli stessi che hanno reso gradevole, soprattutto ai miei occhi, questa modalità e ciò mi ha messo al primo anno in condizione di vincere uno Scudetto con il Napoli. Da qui ho messo su una squadra invidiabile già all'inizio della seconda stagione, pur con un budget non eccelso quale quello della società partenopea. Non necessariamente un difetto per chi vuole un'esperienza tutta da godere, ma al livello di difficoltà Leggenda ci si potrebbe aspettare un tasso di sfida più elevato.

Insomma, dubbi e incertezze che ci sono e non rendono questo un videogioco perfetto. FIFA 15 permane tra gli esponenti più riusciti dell'omonima serie ad essere arrivato sul mercato perché porta il franchise a tutti gli effetti nella next-gen dopo l'uscita un po' sperimentale dello scorso anno – preferisco non citare il caso dei tornei personalizzati che è stato per fortuna superato – e fornisce un'esperienza solida sfruttandone le caratteristiche principali, a partire dall'intelligenza artificiale.

Mi ha divertito come pochi altri finora, pur prestando il fianco a diverse osservazioni dopo ore attente e (molto) esigenti di gioco. Prima di lanciarsi in tutti i teoremi tecnici e tattici, prima di dirsi soddisfatti o rimborsati sulla base di elementi che potrebbero cambiare alla prossima patch, fa sempre bene ricordarsi cosa può portare e cosa no dopo tanti anni ancora ad un voto come quello che vedete di seguito. E a valutarlo nella maniera più lungimirante e onnicomprensiva possibile.

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FIFA 15: le prime sei ore - recensione

L'abbiamo seguito per mesi con gli aggiornamenti quotidiani di Electronic Arts sulle statistiche dei calciatori, i video gameplay proposti dall'editore e quelli realizzati dal nostro Michele Capuozzo, i commenti sul titolo sia in ottica rating che in quelli della pura giocabilità, che abbiamo per la prima volta ammirato alla Gamescom 2014. Ora è giunto il momento di valutarlo nella sua pienezza e completa complessità, o quasi.

FIFA 15 è ad un passo dall'uscita - sarà nei negozi da giovedì 25, e grazie al servizio EA Access ho avuto modo di metterci le mani sopra con un discreto anticipo già nel fine settimana appena conclusosi. Dal momento che il programma, esclusiva Xbox One, offre una versione del gioco completa ma con timer, ho potuto testarlo per sole sei ore: non pochissime in un titolo appartenente a generi come shooter e racing, decisamente scarse per una visione d'insieme sull'ennesima e attesa iterazione del calcio secondo EA Sports.

Per questo motivo, quella che vi apprestate a leggere non sarà l'unica recensione di FIFA 15 che leggerete su TMAG.it: contiamo di proporvene un'altra nell'immediatezza del lancio e dunque riteniamo corretto non corredarla del consueto voto finale che esprimerò soltanto in tale sede.

Fatte queste doverose precisazioni, possiamo passare ad un'analisi preliminare della produzione EA. Mai come quest'anno era interessante scoprire come lo sviluppatore avrebbe trattato la sua IP sportiva di punta, dopo l'uscita di una versione estremamente performante - quella per console next-gen - di FIFA 14 "castrata" per ragioni di tempo e d'opportunità sia per quanto concerne il comparto grafico, sia per la misteriosa sparizione di talune modalità. In primis, i tornei personalizzati, fondamentali per l'altrettanto pivotale gioco in compagnia degli amici.

La risposta c'è stata e, come del resto avevamo già intuito nelle precedenti iterazioni, Electronic Arts ha lavorato di lima, ripulendo e affinando la formula vincente offerta sin qui, ascoltando laddove possibile il feedback dei giocatori e mutuando dalla concorrenza alcuni aspetti meritevoli. Due quelli che ho intravisto nella prova da sei ore cui mi sono sottoposto intensivamente nel week-end: la presentazione della rosa e, cambiamento sottile ma gradito, la gestione del compagno nella battuta delle rimesse laterali.

Nella presentazione della rosa e della formazione, così come nei menù per le ricerche di mercato, il developer ha optato per una orizzontalizzazione à la PES cui non eravamo abituati. Questo vuol dire che, in luogo del classico elenco numerato con nomi e posizioni dei calciatori, FIFA 15 propone una riproduzione verdeggiante del campo di gioco e delle maglie sponsorizzate di tutto l'undici.

Appena sopra campeggia il poligono che indica le inclinazioni di ciascun protagonista, proprio come abbiamo imparato ad amare e odiare nel franchise di Konami, e questa "innovazione" fa parte di una strategia graduale per la sparizione quantomeno visiva dei personality plus - niente più figurine affianco ai nomi, soltanto le ormai classiche definizioni delle abilità come tiro da fuori o cross anticipato.

Potrà sembrare un particolare irrilevante e invece è il segno dei tempi che cambiano in casa FIFA, evidenziato dai rating che a lungo abbiamo commentato nelle scorse settimane: maggiore attenzione su valutazioni più equilibrate per tutti, non a caso qualcuno ha storto il naso per il calo di Bale e una manciata di altri top player, e meno stravaganze con dubbie assegnazioni o mancate assegnazioni di questa o quella skill. Una maniera equilibrata di lavarsene le mani, insomma, di fronte alle tante polemiche generate da errori talvolta grossolani come, nel passato recente, l'assenza di un personality plus per il tiro dalla distanza nella scheda di Mario Balotelli.

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Quanto alle rimesse laterali, è una manna dal cielo la possibilità di selezionare e muovere il proprio compagno di squadra per prepararlo nel migliore dei modi a ricevere la palla. Nei capitoli degli scorsi anni, infatti, molto spesso capitava di gettare alle ortiche le rimesse con le mani, solo perché il movimento della levetta analogica non era stato ben recepito dal gioco o si era caricata troppo la barra dell'energia. Non vi nascondo che questa era una delle cose che ho sempre invidiato a PES e sono ben felice di vederla riproposta, peraltro in maniera poco invasiva e funzionale, nel nuovo FIFA.

Venendo al gameplay, un paio di cose che non avevo notato nella concitazione di Colonia mi sono subito saltate all'occhio. In primis, una rivalutazione del ruolo del portiere e delle sue caratteristiche. Nel mio hands on dalla Germania vi avevo parlato con tono un tantino deluso delle tante nuove animazioni promesse da Electronic Arts: ebbene queste si presentano in maniera molto forte nella build completa, rivoluzionando se non il comportamento dell'estremo difensore, ancora soggetto ad errorini dettati dall'IA di base applicata a tutti i calciatori, il pacchetto delle loro animazioni.

Questo si traduce in una maggiore varietà degli interventi e in una loro evidente minore plasticità. Per intenderci, non vi sembrerà di guardare ogni volta la stessa parata, perché il tuffo del vostro Buffon o Rafael Cabral sarà effettivamente diverso a seconda che si verifichi questo o quell'avvenimento. Se il portiere decide di tuffarsi a destra ma il tiro assume una traiettoria del tutto inaspettata, non sorprendetevi di vedere dei tunnel realizzati a suo scapito; allo stesso modo, non meravigliatevi di un colpo di reni efficace ma brutto da vedere, ossia realistico, ossia sempre più vicino all'intento di simulazione che EA Sports si è da anni preposta.

E non solo in tale aspetto FIFA 15 si muove fattivamente verso la definizione di simulazione. Mentre FIFA 12 e FIFA 13 in particolare si erano mossi verso il realismo visivo, con regia e grafica pensate per cogliere l'essenza del calcio inglese, il capitolo di quest'anno parte dalle fondamenta dell'imprevedibilità ricercata da FIFA 14 e ne sparge ampie dosi sul campo di gioco. Ne risente in maniera particolare l'utente di vecchia data, quello che aveva capito il funzionamento del titolo e lo batteva ormai con una facilità disarmante.

Esempio di ciò è il tiro, profondamente cambiato rispetto alle iterazioni precedenti per sposare l'ancor più grande libertà concessa alla fisica della palla. Da giocatore assiduo avevo imparato nel corso degli anni che calciare in corsa, poco realisticamente, non avrebbe mai portato al gol e che sarebbe stato sempre più fruttifero fermarsi almeno per qualche secondo prima di far partire il proprio siluro. Il tutto condito da un'angolazione precisa, possibilmente diagonale, rispetto alla porta.

Non più. In FIFA 15 (finalmente?) il calciatore da fermo non ha più la forza necessaria per fare arrivare la palla nel rettangolo della porta, e se dà imprime troppa spinta al proprio calcio finisce per mandare la sfera in tribuna - a meno che non sia il già citato Balotelli, o Marchisio, o... Questo dettaglio mi ha portato a divorare tante reti ma anche a capire che in lieve corsa, in buon equilbrio o persino di prima è sempre decisamente meglio.

Un'altra novità per gli amanti dell'attacco disperato è il nuovo assetto denominato, appunto, "attacco totale". Questo segue il ben noto "ultra offensivo" che, in caso di svantaggio negli ultimi minuti di gioco, è praticamente un must e in sostanza equivale all'atteggiamento assunto in campo dalla squadra durante i calci d'angolo nell'area avversaria: un solo giocatore fermo nella metà campo di difesa, uno più rapido ad oscillare come un pendolo tra le due fasi e tutti in the box. Lo userei giusto allo scadere del tempo regolamentare in finale di Champions League, non so voi...

Da amante della Carriera, vista la scarsità del tempo concessomi dal pass di sei ore firmato EA Access, mi sono cimentato prettamente in questa modalità per coglierne pregi e difetti rispetto alla passata release. Posto che è ancora molto divertente, effettivamente ho notato diverse migliorie basate sul feedback degli appassionati, come - giusto per citarne alcune - una simulazione delle partite non giocate in prima persona meno punitiva, con meno espulsioni o infortuni sporadici e non costantemente gravi, e una migliore gestione dell'osservatore.

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Alla figura dell'osservatore e al suo compito è sempre legata la scoperta dei valori dei calciatori meno famosi, ma questa è completa una volta che lo scout ha portato a termine la fase esplorativa - peraltro anche questa è molto più rapida che in passato - e quindi mostra anche l'overall del giovane cui magari siamo interessati. Un passo indietro rispetto al realismo estremo di FIFA 13 e FIFA 14? Forse, ma ogni tanto è bene ricordarsi che "sono solo videogiochi" e che alleggerire su alcuni dettagli può fare la differenza. Come in questo caso: il mercato è molto fluido e coinvolgente, duro nelle sue regole ferree tra ingaggi e costo del trasferimento, ma almeno non si ha la sensazione di essere stoppati o rallentati da una malvagia forza superiore.

Non è tutto rose e fiori, comunque: il comportamento della dirigenza è in talune circostanze ancora incoerente, come quando mi è stato detto, dopo tre vittorie in tre partite, di non essere in discussione nonostante la "preoccupante" situazione della squadra in classifica - peccato perché le pretese di inizio stagione sembrano più ragionevoli. Un tantino deludente pure la grande, francamente eccessiva richiesta di nazionali per un allenatore che abbia appena avviato la sua carriera.

Un'ultima menzione su due aspetti "scenici" di FIFA 15: la tanto attesa nuova telecronaca di Pierluigi Pardo e Stefano Nava, e il frame-rate inaspettatamente ballerino in un paio di situazioni. In primis, sostituire una coppia di mostri sacri come Fabio Caressa e Beppe Bergomi non è mai facile ma in questo caso la staffetta ci voleva: il duo di Sky ha sostenuto le nostre imprese sulla serie di EA Sports per anni e anni, e dare una voce nuova al gioco è stata una mossa abile della divisione italiana per svecchiarlo un po'.

Ciò detto, ho una particolare predilezione per Pierluigi Pardo - voce calda, commento informale ma estremamente minuzioso e appassionato - e sono molto contento che la scelta di EA sia ricaduta su di lui: scelta riuscitissima sia per il personaggio che per le parole pronunciate in cronaca, forse poche e talvolta mal cadenzate, ma inedite e  non allineate con la banalità che ci si potrebbe aspettare da un videogioco comunque istituzionale.

Quanto al frame-rate, questo è solidissimo durante il gioco ma tende a crollare visibilmente nei replay più concitati e nelle esultanze più popolate. Un effetto poco gradevole che va ad unirsi all'uso del motion blur nei replay - ora più "intelligenti", dal momento che appaiono anche a lunghe distanze dalle azioni in tempo reale e all'uscita della palla dal campo - che non mi ha mai entusiasmato troppo... anzi. Ma sul comparto grafico nella sua interezza, così come su Ultimate Team, sulla composizione delle squadre di club o nazionali e sulle altre modalità di gioco, mi pronuncerò non appena avrò modo di mettere le mani sull'edizione retail del titolo.

Per ora, in attesa di esprimermi con il fatidico voto numerico, sono per una promozione netta del nuovo FIFA. FIFA 15 mi è parso, nella prova di sei ore cui, ripeto, ho avuto il lasciapassare grazie ad EA Access, una rielaborazione estremamente assennata di una formula di successo e in qualche caso un rimescolamento di cui visceralmente si iniziava a sentire il bisogno.

Qualche zona d'ombra rimane ma non riesce almeno per il momento ad oscurare quanto di buono EA Sports ha fatto per mettere sul tavolo un titolo che fosse non solo pienamente next-gen, ma anche una gustosa evoluzione dell'immediato precedessore, basato sui pareri dei tanti fan sparsi per il mondo.

Vedremo se alla lunga emergeranno altri difetti ed eventualmente quale sarà il loro peso sul giudizio complessivo.