Il Signore degli Anelli è mancato unanimemente per tanti, troppi anni dalla scena videoludica con un esponente degno dei volumi di J.R.R. Tolkien e delle pellicole di Peter Jackson. Il livello qualitativo della trilogia firmata Electronic Arts eoni fa, pur perdendo colpi nel finale, non è stato più raggiunto e la richiesta dei videogiocatori di mezzo mondo è continuata a crescere gradualmente, per non dire esponenzialmente, nel corso degli anni.

In qualche modo i vari detentori della licenza tolkeniana, e se ne sono succeduti diversi nell'ultima decade, hanno tentato di rispondere a tale domanda, peccando di volta in volta sotto un aspetto piuttosto che un altro e allontanandosi non solo dalla storia ma anche dal lore della Terra di Mezzo.

War in the North, ad esempio, è stato esponente della volontà di Snowblind Studios – e Warner Bros. - di fornire un'esperienza cooperativa in stile La Compagnia dell'Anello: bene, benissimo, peccato che mancassero a suo supporto il sostegno che ogni gioco di ruolo “online” meriterebbe e di conseguenza la sua longevità, colata a picco sotto i colpi di valori produttivi appena sufficienti.

Tutt'altro che abbastanza per il palato fine dei fan de Il Signore degli Anelli, accomunati almeno in questo destino ai colleghi di Star Wars, malcapitati nel vedere la loro IP preferita bruciata da publisher frettolosi e poco, pochissimo lungimiranti. Poco più di un palliativo gli exploit LEGO, in entrambi i casi, per quanto forieri di una filosofia gradita al pubblico ed estremamente coerente.

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Potete ben comprendere, allora, come mai la presentazione di La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor e l'annuncio delle intenzioni a muovere il lavoro di Monolith abbiano rappresentato un momento di giubilo non solo per gli appassionati della saga ma per tutti i gamer desiderosi di vedere finalmente il suo potenziale sfruttato appieno.

Il budget e le tempistiche messe a disposizione del team di sviluppo, con logiche produttive vicine sia per gameplay che per intenti qualitativi alla serie Batman: Arkham di Rocksteady, lasciavano infatti presagire un completo riavvio delle modalità realizzative alla base delle iterazioni precedenti e il relativo lancio di un franchise duraturo: capace di imporsi non a singoli spot perdipiù deludenti ma come un asset di degno del valore di triple-A quali il già citato Arkham, Assassin's Creed e compagnia.

E questo riavvio, insomma, c'è stato?

Inserendosi nelle logiche della giocabilità di questo millennio, che impongono azione e una buona dose di libertà affinché l'utente si senta in grado di esplorare quanto lo circonda, L'Ombra di Mordor è senza... ombra di dubbio un titolo moderno. Non stupisce che abbia fatto tanto “rumore”, con salti più o meno della fede (addirittura senza covoni di paglia ad attutire la caduta), truculenza a colpi di spadate e un comparto grafico next-gen in una next-gen che ne ha tristemente tanto bisogno.

Il gioco è il suo sistema di combattimento. Curato e articolato all'inverosimile, al punto da far sfigurare qualunque altra componente del titolo: e il punto è proprio questo. Quando si combatte, e non parlo delle sole (sinuose) meccaniche in-game ma di quel contesto brillante che attorno a loro è stato costruito, tutto ok: si pensa a dare spadate, accennando persino qualche combo dopo aver sferrato un colpo col tasto cerchio – ho giocato la versione PS4 -, a sistemare le rune nelle armi, a skillare il protagonista con la consueta pletora di personalizzazioni e upgrade, e a misurarsi con la propria nemesi.

Quest'ultimo è lo spotlight di La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor. L'area del gioco è popolata da Uruk e dai loro superiori, i Capitani. Ci sono quelli che scopriamo attraverso il prosieguo naturale della campagna o quelli di cui sentiamo parlare in zona e ”incontriamo” di persona. La cosa interessante è che possiamo affrontarli direttamente o studiarli da lontano, interrogando i loro adepti per scoprire i loro punti deboli e i loro punti di forza, al pari del loro grado nell'esercito.

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Se un Uruk elimina l'utente in battaglia, questi ha accesso ad una promozione, acquisendo “potere” nello scacchiere di Sauron (peraltro riprodotto tridimensionalmente nei menù di pausa) e il diritto a sfidare uno dei capitani dell'esercito o a prenderne il posto se defunto per mano del giocatore. Un meccanismo che ricalca l'omonimo di Diablo III e si basa allo stesso modo su calcoli procedurali, con la differenza di innestarsi nell'ambito di una campagna single-player isolata dal mondo del multigiocatore e mettendo così la sfida su un piano più “personale”.

La nemesi non esce dall'avventura della sua vittima ma ne rimane protagonista, acquisisce non solo abilità e poteri ma anche una denominazione che equivale ad uno status sociale, che l'utente deve subire come un'onta finché non riesce a lavarla via. Non sarebbe perciò saggio dire “meglio qui” o “meglio lì”: è una strada diversa rispetto a quella scelta da Blizzard e io stesso non so esprimermi su una mia preferenza, perché mi piacciono entrambi i percorsi intrapresi.

Quando non si combatte, invece, si ha a che fare con meccanismi stealth che potrebbero sembrare troppo punitivi per il pubblico di riferimento: non tanto per la loro difficoltà, che è quella intrinseca nel genere, quanto per le conseguenze che la loro elusione comporta. In sostanza, toppate una volta e vi ritroverete con praticamente tutti i mob del gioco addosso, capitani compresi, per estenuanti e mortificanti sessioni di lotta libera. Per giunta, le animazioni sono un po' pesanti e anche la configurazione dei tasti appare almeno nelle prime ore alquanto cervellotica (perché premere X oltre che spingere la levetta analogica per correre?).

L'esplorazione, inoltre, è gratificante per la profondità di campo e per l'IA che popola le location – viva come le situazioni che genera: ad esempio, improvvise fughe di schiavi alle quali segue una mobilitazione di guardie che sovvertono ogni piano dell'utente e ne premiano la pazienza; accensione di fuochi per agevolare la visibilità -, ma è minata da un sistema di arrampicata e salita spesso poco credibile, un po' superficiale, pur leggermente sottotono rispetto al tenore della produzione.

Ugualmente, i dialoghi dei personaggi – ben doppiati in Italiano - che affollano gli ambienti sono troppo umoristici per provenire dalla bocca di orchi de Il Signore degli Anelli: caratteristici per i discorsi che fanno, “realistici” nelle brevi scene d'intermezzo in cui recitano la parte del protagonista, ma decisamente troppo loquaci nei momenti in cui sono (o dovrebbero essere) delle pure vittime sacrificali.

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Al netto di queste poche leggerezze, comunque, L'Ombra di Mordor propone un comparto artistico fedele all'universo di Tolkien, specie ai capitoli conclusivi della trilogia, e un pacchetto grafico imponente sia nel grosso – vogliamo parlare del depth of field? - che nel piccolo – e che dire dei movimenti del mantello? - di tantissimi dettagli visivi.

Se vi ha impressionato il requisito dei 6GB di memoria video imposto sulla versione PC del gioco, insomma, sappiate che una ragione c'è e potrebbe farvi brillare gli occhi, nel caso abbiate a disposizione una macchina tanto performante. Su PlayStation 4 non avrete assolutamente di che lamentarvi e, mentre non ho avuto modo di testare il gioco su Xbox One, abbiamo tutti sentito delle differenze (per ora presunte) tra le due versioni next-gen.

Un po' come Batman: Arkham Asylum, La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor fallisce nel fornire elementi di giocabilità che non siano finalizzati al combattimento e questo non può certo essere considerato un plus perché stiamo parlando di un open world, di un titolo che comunque ambisce a “regalare” una trentina d'ore di gameplay. Ciò non toglie che si tratti di un punto di partenza ottimo per quella che mi auguro vivamente diventi una delle serie di riferimento nel panorama videoludico degli action-adventure. Un prodotto che torna a dare splendore ad un nome troppe volte infangato da tie-in maleducati con un gameplay solido, tutto sommato collaudato e impreziosito dal sistema delle nemesi.

Tesoro prezioso, speriamo solo il buon Gollum non ce lo porti via.

La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor è disponibile ora su PC, PS4 e Xbox One, seguirà l'uscita su PS3 e Xbox 360. Abbiamo realizzato la nostra recensione con una copia PS4 fornitaci da Warner Bros. Italia.