[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Q[/mks_dropcap]uante gioie e dolori ci regalano le nostre care console. A fronte della fatica per risparmiare le centinaia di Euro necessarie per portarsele a casa, queste fabbriche di divertimento fatte di plastica e transistor ci regalano sempre grandi emozioni, a patto di spendere altrettanti euro per comprare dei giochi da metterci dentro ovviamente. Sempre più complicate, sempre più simili a dei media center o a dei PC per le funzioni che hanno, per gli scopi con cui vengono concepite.

Ormai mettere il DVD o Blu Ray che sia per giocare è una funzione del tutto secondaria.

È uso comune ormai, dall’appassionato al giocatore occasionale, esprimersi riguardo al lancio di una nuova console con la massima: “Le console vanno comprate almeno dopo un anno”. Poi che sia una frase espressa con cognizione di causa o per sentito dire non ci è dato saperlo. Ma perché questa grande diffidenza rispetto alle nuove console? Perché non mettersi in fila come le migliaia di persone che stanno aspettando il lancio di Xbox One in Corea? La risposta sta nell’esperienza infernale che ha avuto Microsoft con Xbox 360 nei primi periodi di vita della console.

Dal lancio effettuato il 22 Novembre del 2005 lo scatolone con la X a tre e sessanta ha fatto passare dei brutti quarti d’ora a tutti gli early adopters. Un po’ di dati giusto per farci un’idea: il 54.2% delle Xbox 360 hanno manifestato il RROD (Red Ring of Death), una sentenza di morte che rendeva la console inutilizzabile a causa del surriscaldamento. Poco male, Microsoft sostituiva le console difettate con delle nuove, se non fosse che il 41.2% dell’hardware sostitutivo era anch’esso difettato. Solitamente al terzo tentativo tutto andava per il verso giusto.

Cosa ci insegna questa bella storiella? Che i sapientoni di cui sopra hanno ragione eccome. Nell’attuale generazione di console non si sono verificati dei casi così clamorosi come per la precedente, piuttosto tutta una serie di fastidi che uniti alla penuria di software decente (argomento che meriterebbe un discorso a parte), ha reso buona parte degli early adopters insoddisfatti del proprio acquisto.

Vediamo dopo circa un annetto di vita come si sono comportati i due maggiori competitor della game industry: PlayStation 4 e Xbox One.

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POST-IT, HDMI E HACKER

Iniziamo con Sony che nonostante il bel lavoro di design e progettazione fatto per PlayStation 4 – la console pesa meno di Xbox One con l’alimentatore interno, è bene ricordarlo – si è fatta sfuggire un paio di imprecisioni nella costruzione.

La prima riguarda l’instabilità della console nella parte inferiore. Per via infatti di un lieve dislivello nella base, PlayStation 4 sobbalza se viene applicata una pressione in un angolo nella parte superiore. Per fortuna roba di poco conto, tanto che basta un semplice post-it per risolvere la situazione, come documentato dal sito americano Kotaku con un video tutorial.

Un po’ più problematico, almeno nei primi giorni, è stato un malfunzionamento della porta HDMI. Molti utenti si sono lamentati del fatto che le loro PlayStation 4 non tenevano a lungo il segnale video, spesso lo schermo infatti diventava nero improvvisamente e non c’era apparente soluzione a questo disagio. La maggior parte di questi problemi era riscontrato nelle console che venivano distribuite prima dell’uscita ufficiale, quelle ad esempio in premio nei concorsi della catena di fast-food Taco Bell. Anche stavolta Kotaku è arrivato in soccorso dei poveri utenti trovando la soluzione al problema: un pezzo di metallo sporgente che causava la continua fuoriuscita e l'inevitabile danneggiamento del cavo, bastava spingerlo in basso per far tornare tutto alla normalità.

Ben più grave invece è la manifesta debolezza della struttura del PlayStation Network, non parliamo del lag o della velocità di download, ma della sicurezza dei dati degli utenti. Sony ha ricevuto numerosi attacchi da parte di hacker, da Anonymous nell’epoca PlayStation 3 a Lizard Squad nella generazione attuale, in cui si è minata oltre che la stabilità dei server anche l’inviolabilità della privacy. Considerando che gli account delle nostre console ormai contengono ogni genere di dati, nomi e cognomi, indirizzi e carte di credito, questo per il parere di chi scrive è il problema più grande di tutti finora.

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UN SISTEMA OPERATIVO PRONTO MA NON TROPPO

Microsoft ha decisamente imparato la lezione della precedente generazione. Xbox One è arrivata nelle case di mezzo mondo in tutta tranquillità, escludendo la fisiologica e contenuta percentuale di unità difettate che ogni nuovo hardware si ritrova tra capo e collo. Niente RROD e niente isterie di massa contro i customer service di Microsoft, che tra l’altro nella generazione attuale sono considerati tra i più servizievoli ed efficienti, arrivando a sostituire addirittura le console rumorose.

Il problema di Xbox One è una incertezza generale che si è manifestata nei primi tre quarti del suo ciclo vitale. Il sistema operativo che doveva essere rivoluzionario e fluidissimo, facendoci sognare scenari da Minority Report grazie a Kinect 2.0, si è rivelato in realtà una interfaccia in stato semi-embrionale. Molte delle funzioni che su Xbox 360 erano intuitive e in piena vista, su Xbox One inizialmente erano impossibili da trovare e macchinosissime da mettere in pratica, come le banali notifiche degli amici. Il risultato di tutto questo è che se oggi vai a Redmond e dici Kinect ti rispondono “Salute!” oppure “Bless you!” visto che sono americani.

Solo oggi con continui e pesanti aggiornamenti lo stato dell’interfaccia della console è ottimale, con buona pace di chi comprerà la console a Natale, che ad occhio presumo dovrà attendere un giorno e mezzo di aggiornamenti prima di poterci giocare, forse giusto in tempo per passare la notte di San Silvestro davanti a Dance Central.

Per non parlare poi del continuo conflitto sul resolution gate, in cui Xbox One prende sempre dei proverbiali schiaffoni da parte di PlayStation 4. Non importa che siate o meno dei tech-addicted o quanto vi importi della risoluzione grafica, nell’opinione pubblica voi seguaci della X sarete sempre in una posizione di inferiorità, anche se stando alle ultime indiscrezioni forse questa situazione andrà a scemare. Destiny infatti secondo Digital Foundry è praticamente identico sia su Xbox One che su PlayStation 4 e secondo Cort Stratton di Naughty Dog l’hardware Sony non è più il top gamma.

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Quest’anno anche io come tanti mi ritroverò nella situazione di dover entrare nella next-gen, ma lo farò? Probabilmente sì.

Non mi sbilancio nella scelta di quale console prenderò - lo farò con due speciali appositi in occasione dell’anniversario di Xbox One e PlayStation 4, stay tuned – ma credo che adesso i tempi siano maturi. Ci è voluto quasi un anno ma adesso è il momento legittimo (non giusto, quello de gustibus) per portarsi a casa una delle console di nuova generazione, dopo svariati aggiornamenti software ed aver risolto tutte le magagne dell’hardware.

La riflessione verso il futuro sorge spontanea a questo punto: cosa ci aspetterà nella nona generazione di console? Le macchine saranno sempre più potenti, il pubblico sempre più esigente, sarà sempre più costoso produrle e ci sarà sempre meno tempo per farlo e soprattutto, col tempo non saranno troppo diverse da un PC. Quindi ammesso che ci sarà una nona generazione e non saremo tutti emigrati verso mouse e tastiera, avremo gli stessi problemi di sempre? Ci saranno sempre console da svariate centinaia di euro che, alla prova dei fatti, risultano ancora acerbe e con diversi problemi da risolvere? Non saprei dare una risposta certa, di sicuro gli acquirenti per quanto testardi ad un certo punto capiranno l’antifona, smetteranno di comprare le console nei primi sei mesi di vita e chissà magari servirà da lezione a chi le produce.

Non avendo ancora la sfera di cristallo per rispondere a queste e tante altre domande – l’abbiamo ordinata su Amazon, tempo tre giorni arriva - non ci resta che aspettare come dico sempre. Nel frattempo la nostalgia è canaglia ricordando quando, una manciata di anni fa, bastava soffiare nella cartuccia per far funzionare tutto quanto, e quando soprattutto si poteva riprendere in mano una console anche dopo anni senza doversi sorbire dei dannati aggiornamenti.