[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]N[/mks_dropcap]on è il caso di gridare alla rivoluzione ma è chiaro, guardando il lavoro svolto da Press Play su Project Totem, che rispetto a Max and the Curse of Brotherhood siano cambiate una cosa o due nel modo – soprattutto stilistico – in cui la software house esclusiva Xbox voglia interpretare il videogioco.

Da un lato abbiamo un titolo pensato per riempire gli occhi, “bombato” nelle forme che ne costellano il comparto visivo, dall'altro un prodotto minimalista, sottilmente squadrato e dal concept non più inedito ma originale. Quest'ultimo porta il nome – provvisorio, per motivi legali – di Project Totem e noi abbiamo avuto modo di scoprirlo alla Gamescom 2014.

L'idea alla base di Project Totem è simile a quella di Brothers: A Tale of two Sons, ossia un controller per due personaggi controllati dal giocatore. A differenza dello splendido gioco di Starbreeze, tuttavia, quello di Press Play ci mette nei panni di due quadrati di uno stesso totem: a volte si sovrappongono, a comporre proprio un totem, a volte si separano per risolvere dei curiosi puzzle.

Tale caratteristica sblocca diverse possibilità nel gameplay, come mostratoci a Colonia. Ad esempio, lo swap permette di scambiare i colori dei due pezzi del totem: questo è il passepartout per alcune aree che richiedono di passare attraverso trappole e ostacoli riservate ad un determinato colore-elemento.

Molto sperimentale è la modalità cooperativa in locale: offline, con un amico al proprio fianco, è possibile mettere le mani ad una “campagna” di ben dieci livelli pensati appositamente per essere giocati in compagnia. I pezzi del totem sullo schermo diventano allora quattro, con combinazioni di colori e posizionamento da portare avanti, e un sacco di pazienza come requisito fondamentale per passare allo step successivo del livello.

Una caratteristica importante, come anticipavo in fase d'introduzione, risiede nella componente grafica tutt'altro che lasciata al caso. Project Totem ha scenari interamente assemblati con triangoli equilateri, in una ricerca della geometria che fa a pugni sia col passato recente dello sviluppatore, sia con l'esplosione di colori che deriva da totem e fondali.

Sono consapevole che potreste non notare questo particolare curioso all'impatto iniziale, peraltro in un contesto estremamente minimalista, pur votato agli ormai fatidici 1080p e 60fps. Ma si tratta di un dettaglio di non poco conto, divulgato fin da subito anche per trasmettere la profondità del progetto di Press Play: al di là dell'apparenza minimal, la ricerca e il lavoro dedicato al pacchetto visivo sono di prim'ordine e comportano un'integrazione col gioco che va ben oltre “la grafica”.

Tirando le primissime conclusioni su Project Totem, in attesa del suo vero nome che conosceremo a breve, le sensazioni sono positive e metto sin da adesso gli occhi sull'evoluzione di questo interessante progetto.

Se da un lato l'idea di base, quasi un'interpretazione moderna dell'old school gioco cooperativo, è intrigante ma non di primo pelo, dall'altro c'è la curiosità di scoprire e approfondire il discorso sul tasso di sfida che sapranno offrire i vari puzzle disposti in-game.

Perché, beh, per il resto ci siamo e le premesse per un grande “Live Arcade”, come l'avremmo definito la scorsa generazione, ci sono proprio tutte. Occhi aperti nel Q3 2014...