[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]A[/mks_dropcap]bbiamo fatto di tutto per evitarlo, ma alla fine tocca parlare del femminismo nei videogiochi pure a noi. Dico "ci tocca" non perché l'argomento non sia interessante o degno di un approfondimento, tutt'altro, piuttosto perché se ne sono sentite talmente tante – di belle e di brutte – che affrontare questa tematica risulta come riscaldare la proverbiale minestra. Mi sono anche impegnato per trovare un titolo decente, ma non mi veniva in mente una rima con "videogiochi".

Quindi come si parla di un argomento che si vuole evitare? Semplice, non se ne parla. Le donne che giocano ai videogiochi o i personaggi femminili all'interno di essi non dovrebbero essere un problema, non più di una appassionata di cinema o un'attrice almeno, perché di fatto non c'è differenza. Il medium videogame ha una struttura sociale, economica e culturale pari se non superiore a quella del cinema e di tanti altri settori, perciò qual è lo scottante problema da affrontare? Come sempre la gente; l'utente medio su cui l'industria banchetta, che deve soddisfare e coccolare perché sennò è finita la pacchia, gli esperti ed opinionisti vari, i troll e tutta la fauna che popola Internet.

Il femminismo è nato nel mondo dei videogiochi come sistema di difesa, una sorta di anticorpo culturale per difendersi dai tanti virus, rappresentati da esseri umani di età variabile portatori di falli, che appestano l'ambiente e si riproducono tramite quel magico posto chiamato Internet.

Sono un ragazzo di 26 anni (tra poco 27) e non nego di essere vittima ahimè dei bassi istinti, di avere delle turbe vedendo ad esempio un paio di belle tette, che abbiano i pixel o meno non è importante, c'è la crisi e ci si accontenta. Siamo esseri umani e ciò che ci rende tale è il saperci emozionare, la capacità del sangue di andarsene dal cervello e finire da un'altra parte più in basso. Da qui però ad annullare ogni capacità di ragionare ed esprimere un'opinione sensata che non risalga al Medioevo ce ne vuole. In molti purtroppo non ce la fanno a mantenere la lucidità, finendo per riversare le proprie frustrazioni sulla donna, finta o reale che sia.

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Se ne è accorta la povera Anita Sarkeesian, la donna più odiata dai maschi dell'Internet videoludico. La Sarkeesian è la leader del movimento Feminist Frequency, autrice della serie di video Tropes vs. Women in Video Games che vi consiglio caldamente di vedere, visto che a parte alcuni discorsi al limite del qualunquismo e del "lamentiamoci per forza", i video sono molto interessanti e aiutano a dare una visione completa del fenomeno delle "donne oggetto" nei videogiochi. Proprio per questi video e alcune sue dichiarazioni polemiche perpetuate nel tempo, la povera Anita è stata più volte bersaglio di commenti al fulmicotone, e proprio di recente è stata ricoperta di insulti, macabre proposte sessuali e minacce di morte verso lei e la sua famiglia. Minacce talmente pericolose da costringere la ragazza ad abbandonare la propria casa per diverse ore, dopo la notifica ricevuta dalle forze dell'ordine.

Ora, che la Sarkeesian possa essere irritante a volte mi trova d'accordo, d'altronde non sarebbe un'attivista femminista che si rispetti, ma arrivare a comportarsi in questo modo solo perché ci si sente offesi nella propria virilità è troppo in ogni caso. Anche perché poi si casca in pieno nella trappola, non facendo altro che infiammare la rabbia delle femministe e non se ne esce più.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Arrivare a comportarsi in questo modo solo perché ci si sente offesi nella propria virilità è troppo in ogni caso[/mks_pullquote]

La donna nel mondo dei videogiochi è stata spesso bistrattata, c'è poco da dire. Nonostante le cose stiano cambiando stando agli ultimi sondaggi, per molto tempo l'utente medio del mercato videogame è stato l'adolescente maschio intorno ai 15 anni, e cosa piace ai ragazzi di quella età? La stessa cosa che piace agli uomini adulti, con la differenza che gli ormoni in quel periodo ballano la samba e ci sono dei genitori a cui chiedere "me lo compri?".

Ed ecco che quindi che siamo stati bombardati tra le tante cose con anni di scorribande sessuali di Leisure Suit Larry, mascolinità ostentata di Duke Nukem con tanto di discutibile modalità "Capture the Babe" nell'ultima iterazione, dove al posto della classica bandiera c'è una donnina succinta da portarsi via in spalla, personaggi femminili nei giochi di ruolo fantasy con armature disegnate da Victoria's Secret e forme che sfidano la gravità, per non parlare di Lara Croft con la quale molti di noi hanno scoperto delle nuove cose sulle donne, due di sicuro.

Col tempo però le cose sono cambiate e la figura femminile nei videogiochi ha iniziato ad essere sempre più dominante, talmente tanto da creare la tendenza a lamentarsi per l'assenza di donzelle protagoniste, come di recente per Assassin's Creed Unity. Guardando al passato mi vengono in mente la protagonista di Heavenly Sword, la nuova Lara Croft più giovane ma con le palle quadrate, Bayonetta che anche se si spoglia in modo sensuale durante le mosse speciali spacca comunque tutto lo spaccabile e infine, ultima ma non per importanza, la splendida Elizabeth di Bioshock: Infinite.

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"A chi hai dato del comprimario spaesato?"

È proprio la comprimaria nel capolavoro di Ken Levine ad essere stata oggetto di critiche di recente, per l'ennesima volta. Il gioco di Levine non ha mai avuto pace sotto questo aspetto sin dalla sua uscita, nonostante gli sforzi del designer di creare un personaggio femminile profondo, reale e lontano dagli stereotipi di cui sopra, c'è sempre qualcuno che ha da ridire al riguardo, spesso con motivazioni discutibili.

Stavolta la critica viene da uno speciale pubblicato da The Verge in cui viene esposta la tesi secondo cui il personaggio di Elizabeth "è un comprimario spaesato il cui scopo è lanciare pozioni al protagonista, nonostante i suoi poteri". La risposta è arrivata puntuale dal creatore di Bioshock: Infinite Ken Levine, che ha replicato:

"Certamente l'argomento è assai spinoso, ma mi stupisco sempre quando le persone si scagliano contro il ruolo di Liz in Bioshock: Infinite. Voglio dire, Elizabeth si spinge addirittura all'uccisione del proprio padre a compimento di un percorso di guerra contro il regime patriarcale. Se poi qualcuno pretende un personaggio completo sin dalle prime battute del gioco, già formato e con numerose esperienze, è liberissimo di scrivere le sue storie".

Parole sante. Forse le femministe, e coloro che le sostengono, non saranno contente finché non vedranno un uomo squartato e vittima di ogni tipo di violenza da parte di una donna, per la legge del taglione. A parte le agguerrite femministe da un lato e i trogloditi maschi dall'altra, la verità è che il mondo dei videogiochi sta cambiando. Le figure femminili sono sempre più presenti nella game industry: che siano PR di grandi aziende, sviluppatrici, giocatrici professioniste o semplici appassionate, giornaliste, youtubers o inserite come protagoniste nei videogiochi, la donna è una realtà consolidata nel nostro settore. Guardatevi intorno e capirete quanto questo fenomeno sia reale, una tendenza per fortuna sempre più in crescita.

Io me ne sono accorto qualche anno fa, quando durante una serata tra amici mi sono ritrovato a giocare con la Wii con la mia ragazza di allora e due amiche. Una cosa che in gioventù, quando giocavo a Mario Kart 64 con gli stessi amici che ora hanno qualche capello di meno e molte preoccupazioni in più, non mi sarei sognato neanche lontanamente. La possibilità di condividere la propria passione anche con il genere femminile, categoria che a noi nerd ha causato sempre parecchi problemi, è qualcosa di semplicemente meraviglioso, un idillio che è un peccato rovinare solo perché ci rode che una ragazza conosca la storyline di Metal Gear Solid meglio di noi, o abbia un rateo uccisioni/morti più alto del nostro.

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Sono un fervente sostenitore delle donne in ogni settore, lo sono sempre stato: la loro diversa sensibilità rispetto a certi argomenti e la differente visione della vita rispetto a noi maschi è un elemento fondamentale per la crescita della società, nel lavoro come nella vita di tutti i giorni. Ma nella situazione attuale non ci sarà mai una crescita finché le femministe si attaccheranno ad ogni argomento vagamente utile a fare polemica, e gli uomini non inizieranno a ragionare e vedere la donna come una risorsa piuttosto che un pericolo o una figura invadente. Come si risolve questa situazione? Semplicemente con il tempo.

Il nostro è un medium giovane e sono convinto che, crescendo il settore di importanza e considerazione, questi saranno argomenti che andranno dimenticati. Nel frattempo mi rivolgo a coloro i quali fanno parte di uno dei due schieramenti in lotta: mi auguro che abbiate la mia stessa epifania il più presto possibile, perché poi comincerete a vedere le cose da un altro punto di vista.

Se poi nel frattempo, tanto per dirne una, le testate giornalistiche smettessero di pubblicare cinquanta cosplayer seminude al giorno sui social network... beh, questo potrebbe aiutare a rivalutare il videogioco e ad allontanare le critiche femministe. Ma questo è tutto un altro discorso e chissà, prima o poi ne parleremo.