[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]P[/mks_dropcap]rendo sapientemente in prestito il titolo di uno degli archi narrativi più importanti della storia fumettistica degli X-Men, di cui abbiamo goduto una pregevole trasposizione su pellicola di recente, per centrare il tema dell'articolo. Una chiacchierata su Nintendo - Wii U in particolare - alla soglia di questi ultimi mesi del 2014, uno sguardo al presente di questa azienda che ha regalato moltissime emozioni a me come a tanti altri giocatori, con un'occhiata al passato e una timida visione del futuro.

Scrivere questo articolo per me non è facile, definirlo difficile è un pallido eufemismo. Quando ricevetti in regalo il Nintendo 64 non feci una reazione tanto diversa a quella del ragazzino nel famoso video (Sixty foaar!), la mia postazione di lavoro sembra un memoriale Nintendo ed ho una replica della Master Sword appesa in camera. Volete darmi un'etichetta? Sono un nintendaro sì, ma la mia posizione di critico videoludico – sì, ho avuto il coraggio di scriverlo - mi impone di essere imparziale, e lo sarò.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Speravo che per la nuova generazione di console da salotto Nintendo avesse imparato la lezione[/mks_pullquote]

Ho supportato Nintendo nei momenti più duri della sua storia, quando spiegavo ai miei amici quanto Ocarina of Time fosse superbo e la gente la conosceva solo per i Pokèmon – lungi dal criticare i mostriciattoli tascabili, hanno di fatto salvato l'azienda all'epoca. Per non parlare dell'era Gamecube, una console dal parco titoli impressionante ma in cui neanche Nintendo sembrava credere parecchio, finanziariamente ed “emotivamente”. L'epoca Wii arrivò poi come il proverbiale riscatto, tra la tanta utenza casual alcuni avevano capito le vere potenzialità della casa di Kyoto, e continuavano a seguire anche il filone “hardcore”, quel poco che c'era almeno, della console.

Speravo che per la nuova generazione di console da salotto Nintendo avesse imparato la lezione: Wii fu un grande fenomeno, ma la bolla di novità scoppiò negli ultimi 365 giorni di vita della console, proprio per via della natura effimera del gameplay semplicistico del Wiimote.

Già dall'annuncio della console però si potevano intravedere le nebbie all'orizzonte. Ricordo ancora i sopraccigli alzati di molti, me compreso, quando all'E3 del 2011 venne annunciato Wii U. Per 24 ore nessuno, stampa specializzata compresa, aveva capito realmente cosa fosse questo nuovo hardware, se fosse solamente un nuovo gamepad o effettivamente la nuova home console di Nintendo. Tralasciando il discorso del nome, per il quale condivido l'opinione espressa da Dan Aldeman qualche settimana fa, il lancio della console fu fallimentare.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Una situazione paradossale, da cui Wii U sembra non poterne uscire con orgoglio[/mks_pullquote]

Wii U è di fatto la console con il maggior numero di esclusive – praticamente tutti i titoli – e il 2014 è l'anno ideale per acquistarla. Tra Mario Kart 8, Super Smash Bros, Bayonetta 2 e Hyrule Warriors (tutte esclusive) i titoli da giocare su Wii U sono tanti, senza contare altri giochi da recuperare come Super Mario 3D World, Monster Hunter 3 Ultimate (con una comunità di giocatori molto ampia tra l'altro) e The Wonderful 101. Proprio Hyrule Warriors tra l'altro ha trainato in maniera notevole le vendite hardware nelle ultime settimane in Giappone.

Eppure Wii U è in difficoltà, e di brutto anche. Rientrare in pista al fianco di Xbox One e Playstation 4 è praticamente impossibile, nonostante il periodo di vantaggio sul mercato e la qualità dei titoli in uscita. Una situazione paradossale, da cui Wii U sembra non poterne uscire con orgoglio.

Voglio fare una riflessione però, un brain storming su una ipotetica strategia di risollevamento di Wii U, perché se i giapponesi ci hanno insegnato qualcosa è che le difficoltà vanno affrontate di petto, con onore. Perciò facciamo uno sforzo di immaginazione, facciamo finta di essere nella sala riunioni di Nintendo a Kyoto, un moderno consiglio di guerra in cui lo shogun Iwata interroga i sottoposti sulla strategia da adottare.

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Satoru Iwata, condottiero destinato all'oblio?

Nintendo è un'azienda da cui molti dovrebbero prendere lezioni di umiltà ed onore. A differenza di Sony che di giapponese ormai ha solo il nome, l'azienda di Kyoto ha mantenuto il rigore e i valori tipici del sol levante. Proprio a causa di questo però, Nintendo è rimasta ancorata ad un modo di fare stantio che la sta danneggiando.

La game industry da anni ci insegna che più che vendere a volte è più importante sapersi vendere. Lo dimostrano, per fare due esempi al volo, Sony con il suo marketing aggressivo che ha reso PlayStation 4 la vincitrice assoluta della console war finora, e Ubisoft che ha ormai creato un alone di sacralità intorno ai suoi titoli per cui basta annunciarne il nome per far salivare migliaia di utenti dal desiderio. Cosa dovrebbe fare Nintendo in tutto questo perciò? Entrare semplicemente nell'era moderna, liberandosi dei dirigenti con le idee in naftalina ed innovare, aprendosi alla mentalità del mercato occidentale.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]La game industry da anni ci insegna che più che vendere a volta è più importante sapersi vendere[/mks_pullquote]

Però come sappiamo la magia dell'industria videoludica è contaminata dagli investitori, figure mitologiche metà sanguisughe e metà giacca e cravatta, che salirono sul carro dei vincitori quando Wii era sulla vetta del mondo ed ora chiedono cambiamenti all'azienda. Periodo tra l'altro guidato da Iwata-san, con la stessa dirigenza che oggi si crogiola sorniona sulle macerie di un impero decadente. Capite quindi quanto sia paradossale questa situazione: la dirigenza che ha risollevato Nintendo dopo l'era Gamecube è la stessa che adesso andrebbe cambiata in toto, però non si possono mandare via Iwata e soci perché nell'economia “cambiamento” è l'opposto di “sicurezza”, e tanti saluti al supporto finanziario.

Ci vuole coraggio, e Nintendo purtroppo non ne ha, neanche nel marketing. Un esempio: Xbox One è stata lanciata l'anno scorso con un evento agli East End Studios di Milano con tutti i crismi, PlayStation 4 nella stupenda cornice di Castel Sant'Angelo, Wii U alla Feltrinelli di Roma. Chi trova per primo le differenze vince un achievement del forum.

Un discorso simile si potrebbe fare per i Direct: utilissimi e interessanti per creare un rapporto diretto con gli utenti, si possono fare praticamente tutto l'anno e focalizzati su qualsiasi argomento (vedi quello su Hyrule Warriors o Mario Kart 8 a suo tempo), ma Nintendo deve ricominciare a salire anche sui palchi delle conferenze di tutto il mondo, deve tornare a far emozionare come una volta. Non è possibile che le uniche gioie per i giocatori devono essere l'assenza dei DRM nelle console – un minuto buono di applausi alla conferenza Sony all'E3 2013 -, lo Share Play o l'ennesimo Call of Duty e Assassin's Creed. Che tristezza.

Allo stesso modo ci vogliono giochi, è vero che nel 2014 ne usciranno parecchi, ma poi? Zelda U è un miraggio lontano e dei fantomatici Starfox e Metroid in lavorazione neanche uno screenshot. È una questione di mentalità, come per i dlc annunciati recentemente per Mario Kart 8 uno a novembre ed uno a maggio 2015, con tutto il tempo del mondo per consentire agli utenti di virare su Xbox One o PlayStation 4. C'è chi critica Nintendo perché produce solo nuove iterazioni delle stesse proprietà intellettuali, il problema è che (più o meno) ogni volta che esce un Mario o uno Zelda sono titoli che ridefiniscono un genere ed alzano l'asticella della qualità per gli anni a venire.

Nintendo sembra voler puntare parecchi su Amiibo
Nintendo sembra voler puntare parecchio su Amiibo.

Nintendo non avrebbe neanche bisogno del sostegno delle terze parti a pensarci bene. Il fatto che Assassin's Creed non venda tanto su Wii U non è negativo, è un indice di come i giochi in esclusiva rimangano i protagonisti assoluti e l'immagine del brand della console sia solidamente in mano a Nintendo. Paradossalmente la soluzione per il futuro potrebbe risiedere nel passato. I giochi first-party di Wii U sono eccellenti ma ce n'è bisogno di altri, mantenendo l'eccellente qualità Nintendo ed esplorando nuovi generi, estetiche e perché no, nuove proprietà intellettuali.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Paradossalmente la soluzione per il futuro potrebbe risiedere nel passato[/mks_pullquote]

Una volta Nintendo faceva proprio questo. Operava tramite studi di “seconde parti” dentro e fuori il Giappone – la Rare britannica tra le più famose -, che rimanevano indipendenti ma avevano accesso all'esperienza di Nintendo, alle risorse e alle finanze, con l'unica richiesta di accettare la consulenza creativa da Kyoto e di sviluppare solo su sistemi Nintendo. Una resurrezione di questo metodo sarebbe la proverbiale manna dal cielo per l'azienda oggi. Ovviamente sarebbe diverso in alcune parti, oggi è fondamentale il sostegno degli sviluppatori indipendenti, come ha fatto Sony dando loro la piena libertà di pubblicare su PS4 e Vita. In questo modo Nintendo potrebbe diventare grande come una volta, se non di più: con i tantissimi studi di sviluppo sparsi ormai in tutto il mondo, la supervisione da Kyoto ma con la libertà di creare nuove IP e sperimentare su quelle già esistenti. Per fare tutto ciò ci vuole una solida base economica e Nintendo ancora la possiede, tanto tempo e pazienza, qualità che l'azienda ha sempre avuto per fortuna. Il risultato non sarebbe solo una botta di adrenalina nel petto di Wii U, ma una vera e propria iniezione di IP che sosterrebbero la console per molti anni ancora.

Di riflesso direi anche: basta casual gamers. La strategia che è stata la fortuna di Wii ora è da buttare nel cestino. Gli studi di settore hanno decretato che i giocatori in questione non acquistano Wii U perché costa troppo e a loro offre le stesse cose di Wii, i “Mario” sono tutti uguali ai loro occhi e non c'è motivo di spendere più di trecento euro per una console che è di fatto molto simile alla vecchia. Per questo è il momento di pensare al proverbiale zoccolo duro di Nintendo, contemporaneamente creando un'offerta di titoli tale da avvicinare nuovi adopters per Wii U, i giocatori scafati che di Nintendo Land ci fanno sì e no un costoso sottobicchiere.

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E3 2004. Ci vogliono più "dimostrazioni di passione" di questo tipo.

Di questa opinione sembra essere anche il Generalissimo Shigeru Miyamoto, che proprio di recente ha concesso una intervista alla prestigiosa rivista britannica Edge, cosa che non gli si vede spesso fare. Nella chiacchierata con la tesata giornalistica, Miyamoto ha espresso chiaramente il suo pensiero rispetto all'utenza cosiddetta casual, nell'entertainment e in particolare nella game industry. Il game designer ha definito “patetica” l'attitudine passiva con cui questo tipo di utenti usufruiscono dei prodotti, specificando che Nintendo ha intenzione di tornare a pensare agli utenti “core”, e che per un bel periodo ancora non si butterà nel mercato mobile. Parole importanti in forte contro tendenza rispetto al passato di Nintendo, che su quel tipo di utenza ha basato l'enorme successo di Wii nella scorsa generazione, motivazioni che fanno ben sperare per il futuro dell'azienda di Kyoto.

Miyamoto ha inoltre dichiarato ad Edge che è a capo di un promettente progetto denominato Garage, una serie di piccoli team di sviluppo di cui il game designer sarà il mentore, donando le sue conoscenze ed esperienza. Una sorta di indie development "fatta in casa":

Splatoon e i tre prototipi sono i primi giochi ad emergere da Garage, un nuovo programma di sviluppo di Nintendo messo in piedi lo scorso anno, in cui gli sviluppatori si dividono in piccoli gruppi e lavorano a nuove idee. Ci sono sempre più giovani membri negli studi di sviluppo di Nintendo in questo periodo, e questi giovani ragazzi hanno davvero voglia di esprimersi. Le lezioni sono finite: si riuniscono tutti insieme e pensano a dei nuovi progetti, completamente slegati dai loro incarichi quotidiani. Quando tutti questi progetti sono avanzati ad un certo stadio, ci riuniamo tutti quanti e ci scambiamo opinioni sull'esito di ognuno di essi, e decidiamo tutti insieme quali debbano continuare o meno. Anche se abbiamo mostrato parecchi titoli all'E3 [provenienti da Garage], ce ne sono anche molti altri in sviluppo. - Shigeru Miyamoto

È giunto il tempo di tornare a pensare a gente come me: che sa chi sia Koji Kondo, che conosce i tre valori fondanti della Triforza e che sotto la doccia canta il tema della Rainbow Road, gli stessi che durante il concerto di apertura dell'E3 2011 hanno avuto la pelle d'oca.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=TExaSL3E2bs[/youtube]

Dov'è finita la Nintendo Difference? Non lo so, o meglio un'idea ce l'ho di dove potrebbe essere andata, ma non voglio essere volgare. Negli ultimi giorni senz'altro sono state gettate delle basi, almeno nelle intenzioni, per sperare in un futuro più roseo, il tempo ci saprà dire se si trasformeranno in fatti reali.

Nel frattempo la riunione è finita. In un angolo del tavolo il buon Shigeru scuote la testa deluso, si alza e mi viene a dare una pacca sulla spalla dicendomi: “Tranquillo, ora ci penso io”. Sto delirando lo so, ma mi piace chiudere l'articolo con questa immagine: la visione di un Miyamoto sorridente che cammina per i corridoi di Nintendo parlando con i suoi colleghi, insieme ai personaggi che ha regalato all'immaginario collettivo, accompagnando Wii U nel 2015 della game industry.

Io nel dubbio lo seguo, chissà che non ci scappino cinque minuti con Zelda U. Voi?