Il mondo videoludico, del tutto ignaro delle sue sorti, si sta addentrando pian piano in una crisi creativa sempre più profonda. Evidente sintomo di questa malattia degenerativa può essere ravvisato nei remake, nelle collection e nei vari remastered che stanno ammorbando gli store di mezzo globo: ci si rifugia nel passato, in un amore nostalgico dai tratti chiaramente romantici verso ciò che ricorda i più bei momenti della nostra gioventù, fossero anche gli scadenti giochini dei cereali Kellogg’s che mamma, ogni santa volta, buttava nel cestino con noncuranza.

Gli esempi sono innumerevoli e sotto gli occhi di tutti: si spazia dall’annuncio di Sleeping Dogs Definitive Edition alla messa in vendita di The Last of Us Remastered, da Resident Evil HD al più recente Oddworld New ‘n Tasty. Metro Redux, il protagonista della nostra recensione, è solo l’ultimo in ordine di tempo ad aggiungersi a questa infinita schiera di zombie redivivi, truccati all’occorrenza da provetti hair-stylist ed esperti di make up affinché l’occhio dei meno scaltri possa essere ingannato facilmente.

Cosa lascia quindi in eredità l’ultima fatica 4A Games, se di fatica si tratta? Difficile spiegarlo con pochi caratteri. Siamo di fronte a un’opera che non lascia di certo indifferenti, potente e disturbante quanto il leggendario dipinto Guernica di Pablo Picasso, controversa e spigolosa come la discussa Fontana ready-made di Marcel Duchamp, esistenzialista e onirica quanto La Divina Commedia del nostro Dante Alighieri.

Una perla imperfetta come Metro Redux la si ama o la si odia. In certi passaggi può colpire allo stomaco come un macigno, in altri può lasciare del tutto indifferenti, quasi annoiare. Giudicare in maniera del tutto precipitosa l’esperienza che la software house ucraina ha creato con mani certosine è forse uno degli errori più stupidi nel quale potrete incorrere durante la vostra vita da gamer. Di nuovo, etichettare quest’opera come il solito banale sparatutto dall’altrettanto abusata ambientazione post apocalittica, come un +1 da gettare nel mucchio dei soliti shooter colpevoli di saturare il mercato, è pura blasfemia.

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L'olocausto nucleare che ha cambiato per sempre il volto di una civiltà.

 

Perché Metro Redux ha una storia importante da raccontare, non certo avara di rimproveri e di insegnamenti, che si avvale a tratti di un realismo esasperato, capace di delineare con efficacia la disperazione di una società e di una specie ormai giunta al capolinea, a volte di elementi soprannaturali raccolti a piene mani dall’immaginario cristiano. Se nel primo capitolo veniamo calati in un mondo distopico che pare magnificare la capacità umana di sopportare le avversità, il seguito Last Light ribalta completamente le carte in tavola, gettandoci in un turbine di follia e potere dal quale si esce scossi e frastornati.

Gli effetti delle crude vicende sono ulteriormente amplificati dalla narrazione totalmente in prima persona, rendendo il protagonista un perfetto alter-ego digitale del giocatore: quest’ultimo viene indirizzato così a provare una forte empatia non tanto per sé stesso ma verso i comprimari che si avvicenderanno sullo schermo durante il corso della storia. In un panorama shooter che propone il più delle volte compagni degni di nota quanto una formica calpestata, Metro Redux brilla di luce propria, affidandosi ad un character design a volte fuori dalle righe e sottolineando l’importanza della presenza degli alleati soprattutto nelle fasi in cui quest’ultimi si dileguano dal palcoscenico per un certo lasso di tempo, lasciandovi soli nel misterioso buio delle gallerie.

Il background narrativo che accoglie le storie dell’opera 4A Games è un ricettacolo di disperazioni, follia, egoismo e dolore. Gli uomini della Metro sono vagabondi in cerca di sicurezze, colti dalla certezza che quel mondo, il loro unico mondo, sarà destinato a crollare. La consapevolezza degli adulti di essere carnefici di sé stessi fa da contraltare alla rinnovata visione della vita da parte dei piccoli nati nelle gallerie moscovite: saranno proprio quest’ultimi a ergersi come unico baluardo di sopravvivenza, puntando involontariamente il dito contro la sete di potere e di sangue che pervade i più anziani, colpevoli di aver scatenato, oltre alla terza guerra mondiale, anche le lotte intestine che lacerano il tessuto sociale della Metropolitana.

L’onirico e il soprannaturale si incastrano perfettamente in questo grande puzzle, delineando un mondo nel quale anche i piani della non esistenza, ovvero Paradiso, Purgatorio e Inferno, sono collassati sotto le bombe dell’olocausto nucleare, fondendo in tal modo realtà e metafisica con una naturalezza disarmante.

La capacità sopraffina, da parte dei creative directors di 4A Games, di trasporre in digitale tutte le sensazioni che abbiamo vissuto leggendo i best-seller letterari omonimi di Dmitrij Gluchovskij ha permesso la creazione di un mondo vivo, pulsante, coerente e ben strutturato. Il processo avvenuto negli studi della software house ucraina ricorda, come qualità finale della realizzazione, la pluripremiata trasposizione videoludica del romanzo The Witcher da parte di CD Projekt Red. Una garanzia, insomma!

Quello di Metro è un mondo selvaggio e ostile, ma a suo modo affascinante.

In un’industria dove il Remastered di The Last of Us viene osannato al netto di un leggero miglioramento al comparto grafico, Metro Redux è illuminante. Quest’ultimo pare indicare agli sviluppatori la strada da intraprendere per creare una riedizione con tutti i crismi del caso: limature dei difetti, miglioramento di alcune meccaniche nel level design, impianto grafico rinnovato dalle fondamenta (nel caso di Metro 2033) e inclusione di tutti i contenuti aggiuntivi usciti con il passare degli anni. Il pacchetto offerto da 4A Games va apprezzato nella sua interezza, da giocare tutto d’un fiato anche per coloro che hanno già testato con mano una o entrambe le opere del team ucraino.

Il lavoro compiuto su Metro 2033, per esempio, è sensazionale. Il miglioramento tangibile non investe solamente il comparto visivo, con un rifacimento completo di alcuni modelli poligonali e del sistema d’illuminazione, ma anche il lato giocabilità, aggiustando il tiro nella componente stealth – ora più godibile e appagante - e aggiungendo all’armeria alcune bocche da fuoco disponibili solamente nel Last Light, personalizzazione delle stesse inclusa.

Il gunplay risente dell’ottimizzazione dell’esperienza complessiva, risultando molto più credibile e ben più “fisico” rispetto alla sua prima incarnazione, dove i proiettili parevano coriandoli e i nemici non accusavano minimamente i colpi subiti. Un’altra nota di merito che si aggiunge alla già encomiabile lista è sicuramente la revisione dell’IA nemica, ora molto più reattiva, con un maggior utilizzo delle coperture e dei ripari durante gli scontri a fuoco.

Anche i livelli di difficoltà hanno subito un pesante trattamento: oltre alla normale scelta del grado di difficoltà, dal secondo capitolo è stata importata anche la possibilità di personalizzare l’esperienza di gioco introducendo la modalità Spartano, dedicata al combattimento duro e puro e allo sforacchiamento di ogni essere vivente che compaia sullo schermo, o la modalità Sopravvivenza, nella quale centellinare le munizioni è fondamentale e il tasso di sfida e tensione sfiora i livelli di un vero e proprio survival horror.

Certamente permangono alcuni difetti congeniti della serie, impossibili da eliminare se non con un colpo di spugna totale all’impianto ludico, tra cui l’eccessiva linearità di alcune sezioni e la poca interattività con gli NPC presenti nelle varie stazioni della metropolitana moscovita. La non eccezionale varietà di situazioni di gioco, limitata a parti on-rail, difesa da orde di nemici e sezioni semi-stealth scoraggerà sicuramente coloro che cercano uno shooter dai tratti “puristi”.

Il livello della biblioteca in Metro 2033 Redux testerà per bene i vostri nervi.

Metro Last Light trae invece meno giovamento dal passaggio alla next-gen: ciò risulta completamente naturale nell’ottica del pacchetto, dove il capostipite della saga prende a piene mani alcune meccaniche del seguito per omogeneizzare il più possibile le esperienze di gioco in entrambi i titoli, creando così un continuum non solo temporale ma anche ludico che permette di apprezzare appieno l’intero viaggio di Artyom per la salvezza della Metropolitana.

Ciò che più stupisce, dal punto di vista prettamente tecnico, è la granitica certezza dei 60 frame per secondo. In barba ai 1080p e alla battaglia dei pixel ancora in corso tra gamer di dubbia passione, la fluidità di gioco data dal magico numero sessanta è impareggiabile. Anche nelle situazioni più concitate non ho notato cali di sorta, a riprova della pesante ottimizzazione del codice messa in atto dalla software house ucraina.

Un solido impianto tecnico non è nulla senza un ottimo comparto artistico che gli renda giustizia. Ed è proprio in questo campo che Metro Redux riesce ad incantare maggiormente, brillando come uno splendido diamante. L’atmosfera malsana delle gallerie moscovite è resa splendidamente, l’odore di marcio e di morte pare possa essere realmente inalato dalle narici del giocatore e le visioni che accompagneranno il viaggio di Artyom riescono a conficcarsi, come coltello nella carne viva, nel cervello; dispensando, soprattutto nelle battute finali di Last Light, indimenticabili momenti da brivido che difficilmente riuscirete a scordare.

Queste sezioni oniriche, utili ai fini della trama e artisticamente ineccepibili, sono risultate così forti per la mia sensibilità a tal punto che per qualche momento ho provato sinceri attimi di sconforto, amarezza, quasi ribrezzo nei miei stessi confronti, cambiando addirittura la mia tipica modalità di approccio ai combattimenti che consisteva nel liberare qualunque stage da forme di vita ostili.

Degna di menzione l’ottima campionatura degli effetti sonori. Le armi, uniche sopravvissute dell’olocausto nucleare, vomitano piombo dalle loro componenti arrugginite con suoni tutt’altro che rassicuranti. La Metro stessa pare prendere vita, tra gocciolii, scricchiolii e sussurri di anime lontane provenienti dalle tubature che attraversano le gallerie. Non altrettanto lodevole la OST, quest’ultima dalle sonorità assai semplici, capace di accompagna discretamente alcuni momenti senza mai raggiungere vette d’eccellenza. La presenza della colonna sonora sarà marginale durante tutto l’arco dell’avventura: non aspettatevi un accompagnamento orchestrale come avviene in Halo, ragazzi miei, rimarrete seriamente delusi.

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Un'umanità disperata sarà la vostra compagnia durante le brevi soste nella metro moscovita.

 

Cosa lascia quindi in eredità Metro Redux? I ragazzi di 4A Games, questo è certo, si sono impegnati per fornire la migliore esperienza possibile che potesse rendere finalmente giustizia ad un primo capitolo che, minato da difetti assai critici, riusciva a sorprendere solo in parte.

L’enorme fluidità data dai granitici 60 frame per secondo, inoltre, è un game-changer notevole che migliora esponenzialmente il feeling tra player e alter ego virtuale, rendendo anche Last Light un prodotto di nuovo fresco e piacevole da giocare.

Atmosfera, trama e narrazione rimangono però la chiave di volta di un’opera che senza di esse sarebbe debole come un fuscello al vento, un particolare da non scordare durante le circa 25 ore che vivrete nei più oscuri recessi della metropolitana moscovita.

L’immersione è totale, i momenti da ricordare tanti: fatevi un favore, correte in negozio e andate a comprare questa collection sulla quale 4A Games ha sudato le proverbiali sette camicie.