[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]C[/mks_dropcap]olonia - Una delle ultime stanzette dell’area business che ho visitato durante la Gamescom è stata quella in cui Crytek mi ha presentato Hunt: Horrors of the Gilded Age, sparatutto/action cooperativo in terza persona annunciato nel periodo dell’E3 di cui, complice l’ondata incessante di informazioni e il suo passaggio in sordina, non conoscevo praticamente nulla.

Non so se ringraziare me stesso per la gradita sorpresa facendo mea culpa o fustigarmi amaramente da solo per l’accaduto, ma fatto sta che entrando e uscendo da quella saletta ho ritrovato un’estrema dose di fiducia per la sfortunata software house tedesca che, in un periodo non troppo felice, sta riuscendo nell’intento di sfornare qualcosa di intrigante e ambizioso restando ancorata all’avanguardia tecnica che l’ha sempre contraddistinta.

Hunt: Horrors of the Gilded Age fa parte della nuova filosofia “games as a service” di Crytek ed è la prima e ultima creazione di Crytek USA, studio nato dopo l’acquisizione di gran parte dello staff di Vigil Games, software house responsabile del mai dimenticato Darksiders, la cui triste sorte è stata decisa dalle vicende che hanno visto la chiusura di THQ. Ho detto prima e ultima perché, manco a dirlo, la stessa sorte è capitata allo studio americano in questione e lo sviluppo è passato nelle mani di Crytek Frankfurt e di Cevat Yerli in persona.

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Ambientato negli ultimi decenni dell’ottocento, Hunt ci vedrà fronteggiare le minacce dei miti folcloristici dell’epoca in una “caccia alle streghe” che, nel caso della demo mostrata, è praticamente letterale. La base è quella cooperativa che può ricordare la campagna di Gears of War o quella di uno degli ultimi Resident Evil, ma per comprendere al meglio la sua natura fareste bene a figurarvi nella mente uno stile molto vicino al gameplay lato umani di Left 4 Dead. Questo è il miglior riferimento che mi è balzato in testa osservando le scene di gioco.

Un’esperienza impegnativa per l’approccio simil survival e ricca di rimandi ai migliori giochi appartenenti al genere cooperativo della scorsa generazione, che non disdegna neanche un’importante ventata d’aria fresca, forse dovuta alle diverse meccaniche al passo coi tempi inserite con coraggio dagli sviluppatori. Tra queste c’è sicuramente il sistema che genera proceduralmente i contenuti proposti al giocatore e che eviterà incontri e location identici ad ogni partita.

Gli script, e su questo il demoist ci ha messo la cosiddetta e proverbiale mano sul fuoco, non saranno nemmeno lontanamente presenti. Inoltre, dopo un’esasperata ricerca del boss di turno, batterlo non sarà certo alla portata dei giocatori solitari, ma un’operazione che richiederà dedizione e complicità da parte di tutta la squadra in gioco.

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Ma nonostante la qualità straripante della struttura di gioco, devo ammettere che l’aspetto che mi ha colpito di più della produzione tedesca è stato sicuramente il comparto visual. Tra una convincente e curatissima direzione artistica, che oserei definire senza eguali tra i giochi presenti in fiera - e forse di quelli degli ultimi anni -, e una veste grafica che già in questa fase lontanissima dal completamento faceva accapponare la pelle per bellezza tecnica, è senza riserve che vi dico apertamente che questo è uno dei pochi progetti realmente next-gen in circolazione. Lo è da tutti i punti di vista da cui l’ho curiosamente guardato, restandone affascinato.

L’unica perplessità che mi assale, che poi tanto perplessità non è, riguarda l’andamento dello sviluppo (speriamo non subisca intoppi di alcun tipo!) e l’appartenenza di Hunt alla sfera dei free-to-play. Non ho nulla contro la tipologia di videogame in questione, ma siamo sicuri che questa sua natura gratuita riuscirà a rendere onore (anche economico) all’immensa fatica e voglia di fare che ci sta mettendo Crytek?

Alla fine della presentazione ne abbiamo discusso con David V. Bowman, attuale producer del gioco, e i suoi continui riferimenti alla ricerca che lo studio sta effettuando per trovare un publisher adatto ci fanno ben sperare. Ora non ci resta che attendere nuove informazioni e continuare a seguire lo sviluppo da vicino. Fatelo con me e crediamoci fortemente insieme: difficilmente ve ne pentirete.