[mks_dropcap size="90" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]A[/mks_dropcap]biti in casa con i tuoi genitori e tua madre fa la casalinga? La tua vita sociale è distrutta anzitempo da quest’inverno anticipato camuffato da estate? Soffri di meteopatia? Ti rendi conto di essere asessuato quanto un paguro e di avere il sex appeal di un’ostrica?

Se hai risposto di sì a tutte queste simpatiche domande, allora sai bene quanto il momento del pranzo possa essere traumatico. Cerchi di ritardarlo il più a lungo possibile, con tua madre che dalla cucina ti chiama a squarciagola usando epiteti così scurrili che neanche un condannato diretto verso la ghigliottina al tempo di Robespierre saprebbe citare.

Costretto dalle circostanze, non vedi altra via d’uscita che non consista nell’abbandonare la tua sessione multiplayer di Call of Duty. Non fai in tempo a premere il tasto “abbandona” che un coro celestiale composto dai tuoi compagni di lobby si unisce alla voce solista della tua amata madre, cantando liriche capaci di definire la tua intera persona con pochi e semplici aggettivi dal tratto soave e delicato.

Attraversi mezza casa correndo come un forsennato, cercando di schivare gatti, armadi, ragni e piatti volanti indirizzati contro di te, con il pensiero che nel frattempo vola verso quella fottuta legge fisico-architettonica che autorizza la costruzione di camerette a migliaia di chilometri di distanza dalla cucina. Inutile ripetere quale sia il sottofondo musicale durante la pazza corsa: un indizio, non è Chariots of Fire dei Vangelis.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]La moda di sputtanare i videogiochi con interi servizi sembra essere totalmente dimenticata[/mks_pullquote]

Dopo aver finalmente poggiato le natiche sulla sedia ed aver divorato lo stuzzichino presente nel piatto, alzi gli occhi, guardi l’ora e cominci a sbraitare. Ore 12:30. Questo significa che mamma, come in ogni benedetto pranzo che si rispetti, è pronta a lamentarsi di come a quest’ora non vi siano telegiornali degni di nota e che la scelta ricada, volente o nolente, su Studio Aperto.

Attimi di respiri profondi. Sai bene che la prossima mezzora sarà costellata da annunci funebri dai dettagli più raccapriccianti, da tette e culi di star del grande e piccolo schermo e da video commoventi con protagonisti animali dolcissimi, innocue vittime inconsapevoli della cattiveria umana.

La moda di sputtanare i videogiochi con interi servizi della durata di alcuni minuti sembra essere totalmente dimenticata. Sono passati i tempi in cui si inneggiava all’orrore virtuale di GTA V, ora la furbizia è dalla parte dei “giornalisti”: meglio non dar troppo nell’occhio e sfruttare il medium videoludico come capro espiatorio in ambiti di tutt’altro genere. Un po’ di fango qui, un po’ di merda là, e la pietanza è servita.

Ciò che è successo ieri durante il TG di mezzogiorno penso sia degno di menzione e debba far riflettere. Un servizio mostrato all’incirca verso la metà di Studio Aperto raccontava la storia di due giovani di 23 e 24 anni che, dopo aver sperperato tutti i loro soldi in vacanza a Montecarlo, hanno compiuto una rapina per recuperare il denaro perso. Tutto normale, solita descrizione degli eventi, finché il giornalista non se ne esce con una frase del tutto fuori luogo. Non ricordo le singole parole con precisione, ma suonava più o meno così: “Sembrava quasi la scena di uno di quei videogiochi che i ragazzi sono abituati a giocare, peccato che la vita reale sia diversa”.

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E se voi, miei cari lettori, non possedete una briciola d’amor proprio e date uno sguardo anche a tutti gli altri telegiornali presenti in televisione, non farete fatica a notare commenti negativi del tutto gratuiti al medium videoludico. Non pretendo di spiegare il meccanismo mentale che porta certi idioti a scrivere fandonie di questo genere, ma il fenomeno è preoccupante e in continua evoluzione. Ricordo di un altro episodio, forse un mese fa, nel programma di divulgazione culturale Super Quark. Piero Angela, ormai considerato un luminare della cultura in Italia, presentò un servizio riguardante il destino delle Startup presenti nel Bel Paese: di nuovo tutto liscio, fino alla chiusa a dir poco agghiacciante, che puntava il dito contro le aziende produttrici di “mediocri giochini per cellulari o computer”, colpevoli, a detta del giornalista, di non portar alcun beneficio all’economia e all’innovazione scientifica.

Il medium videoludico merita di meglio: le possibilità infinite che scaturiscono dalla sua natura intrinseca portano implicazioni di natura funzionale e – perché no – morale impossibili da replicare nella visione di un film o nella lettura di un libro. Eppure, queste due forme di intrattenimento sono considerate vera e propria arte, come è giusto che sia.

Semplice! Hanno raggiunto una maturità che i videogiochi stentano, ahinoi, a raggiungere. La strada per questa presunta maturità dovrebbe consistere in una via ben studiata che non implichi il semplice scimmiottamento di media già esistenti. Strizzare l’occhio al cinema, basarsi sul solo gameplay, nessuno sa quale sia la strada giusta da intraprendere. Lasciamo che il tempo ce la indichi.

Nel frattempo, è giusto, da buon gamer quale sono, sentirmi bersagliato da continue e velate ingiurie provenienti non dal bullo sotto casa ma dalle televisioni nazionali? Esistono soluzioni rapide ed efficaci? Sì, e noi tutti come comunità dovremmo sentirci offesi e provare sdegno, sottolineando come questa mentalità qualunquista conduca solo alla fossilizzazione di un paese come l’Italia, da anni una penisola con la coscienza riposta in cantina e ormai dimenticata. Qui la colpa è sempre dell'altro, del diverso, con un richiamo non così debole all'omertà: i videogiochi sono quindi considerati estranei per la stragrande maggioranza della popolazione sopra i trent'anni? Sì? Il macello mediatico è allora servito, la possibilità di scusare qualunque atto lecita!

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Il progetto Movimento contro la Disinformazione sui Videogiochi, nato come risposta allo scandaloso servizio del TG1 che mise in relazione i videogiochi con la strage di Oslo condotta dal folle Breivik, è ormai abbandonato, dopo aver compiuto in quegli anni un’ottima campagna di sensibilizzazione contro alcuni scioccanti articoli prodotti da "luminari del giornalismo". Perché non ripristinarlo con uno scopo diverso ma non del tutto dissimile? Perché non continuare a promuovere i numerosi benefit prodotti dal videogiocare, invece che limitarsi al semplice controbattere ad articoli privi di senso? Dopotutto, il giornalismo critico di oggi è in parte tollerabile ma non giustificabile. L'ignoranza non giustifica alcunchè, cazzo.[mks_pullquote align="right" width="300" size="24" bg_color="#ffffff" txt_color="#e64946"]Questa situazione, noi gamers italiani, un po’ la meritiamo[/mks_pullquote]

Continuo a pensare che questa situazione, noi gamers italiani, un po’ la meritiamo. Nulla può cambiare se noi stessi non diamo un colpo di spugna ai nostri comportamenti infantili e proviamo con i fatti quanto i videogiochi possano essere importanti, con testimonianze dirette, interviste e maggior supporto da parte dei più grandi siti specializzati.

Forse, un giorno lontano, i telegiornali smetteranno di additarci come esseri stupidi ed ignoranti distaccati dal mondo reale. La realtà un’altra, miei cari amici giornalisti. I veri giocatori, ovvero la maggior parte delle persone appassionate di questo fantastico medium, sono ben più responsabili e sono capaci di vivere più vite senza mai staccarsi del tutto da una di queste. La famiglia, il lavoro e la vita sociale riescono a coincidere con la nostra voglia di salvare il mondo nei panni di John 117, con le nostre rinnovate capacità di guida in Mario Kart 8, con la nostra voglia di vestire i panni di Joel e vivere emozionanti avventure in mondi distopici – dopotutto, non siamo coreani invasati di MMO che lasciano morire i propri figli di fame pur di livellare nel dungeon preferito. Dobbiamo solo crescere come comunità, prendendo coscienza dell'importanza della nostra passione, senza bisticciare ogni due secondi su quanto Playstation 4 riesca a gestire due pixel in più di One o su come Wii U sia interessante solamente per i giochi che propina Nintendo.

Riusciremo, un giorno, a vivere in un paese nel quale la parola videogioco non sia una scusa per scatenare un accesso di risate? Dipende tutto da noi.